In Vaticano il primo pellegrinaggio LGBT+ rende la Chiesa cattolica più inclusiva
Testo di Clément Melki* pubblicato su TV5MONDE (Francia) il 6 settembre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Sabato pomeriggio, dietro una croce con i colori dell’arcobaleno, centinaia di pellegrini cattolici LGBT+ hanno risalito via della Conciliazione, la grande arteria che porta dritta a San Pietro. Lì, tra canti e bandiere, hanno attraversato la Porta Santa della Basilica, vivendo un momento storico: per la prima volta un pellegrinaggio di cattolici LGBT+ e delle loro famiglie è stato inserito ufficialmente nel calendario del Giubileo della Chiesa cattolica.
Oltre 1.400 persone, provenienti da una ventina di Paesi, hanno risposto all’invito dell’associazione italiana La Tenda di Gionata. Non c’è stata un’udienza privata con papa Leone XIV, ma la semplice presenza di questo pellegrinaggio tra le iniziative dell’Anno Santo ha segnato un passo inedito nella storia recente della Chiesa cattolica.
Un cammino lungo la Via Francigena
Tra i pellegrini c’era Yveline Behets, donna transgender di 68 anni, partita da Bruxelles. Con una trentina di compagni di viaggio ha percorso 130 chilometri a piedi lungo la Via Francigena per giungere a Roma.
Parlando della sua esperienza, confessa di non sentirsi sempre riconosciuta nella Chiesa cattolica, a causa di “difficoltà relazionali e culturali”. Per questo spera che la Chiesa cattolica sappia dare più spazio alla “pluralità”.
«Non bisogna fraintendere il significato dell’accoglienza: noi non siamo ospiti, accettati eccezionalmente o più di frequente. Facciamo parte della stessa famiglia», afferma indossando una maglietta bianca con i colori dell’arcobaleno. Poi aggiunge un’immagine che le è cara: la Chiesa cattolica è come una montagna da scalare, con tanti versanti diversi. Non si vedono sempre le cose nello stesso modo, ma questa diversità è una ricchezza.
La Messa nella chiesa del Gesù e la Porta Santa
Il sabato mattina, centinaia di pellegrini avevano partecipato a una messa solenne nella Chiesa del Gesù, celebrata dal vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, dopo una veglia di preghiera vissuta il venerdì sera, segnata da testimonianze e racconti personali. Nel pomeriggio, tutti insieme hanno percorso via della Conciliazione per attraversare la Porta Santa di San Pietro.
«È un segnale davvero importante sentirci più inclusi nella Chiesa cattolica», confida Hugo, franco-quebecchese di 35 anni, che preferisce non rivelare il proprio cognome. Si augura che questo gesto «possa aiutare tanti cattolici ancora titubanti a essere più accoglienti verso le persone omosessuali».
Eppure, la strada resta lunga. «Ci sono paure e una forma di ignoranza sulla vita delle persone omosessuali», osserva Hugo. «Se tutti si incontrassero davvero, cadrebbero molti muri».
Per lui rimangono ancora delle chiusure, soprattutto verso le coppie omosessuali, per le quali l’accesso ai sacramenti è spesso messo in discussione.
«Formare gli educatori»
Dal 2013 fino alla sua morte nell’aprile scorso, papa Francesco aveva segnato il cammino con gesti concreti, difendendo un’idea di Chiesa cattolica aperta a “tutti, tutti, tutti”. La sua decisione, nel 2023, di aprire le benedizioni alle coppie dello stesso sesso aveva suscitato forti reazioni contrarie, specialmente nei contesti più conservatori, in particolare in Africa.
Ora lo sguardo dei pellegrini è rivolto al nuovo papa Leone XIV, rimasto finora molto discreto sul tema.
Beatrice Sarti, 60 anni, arrivata da Bologna per accompagnare il figlio omosessuale, racconta con chiarezza: «Molti dei nostri figli non vanno più a messa, perché gli è stato fatto sentire che erano sbagliati. Questo deve cambiare».
Secondo lei, la priorità è «formare gli educatori, i catechisti, i seminaristi, i sacerdoti e i vescovi, iniziando dal basso». Sa che si tratta di un processo lento, ma lo considera indispensabile.
Una porta che si apre
In dodici anni di pontificato, papa Francesco aveva avuto il coraggio di pronunciare parole che hanno tolto peso e drammaticità al tema dell’omosessualità nella Chiesa cattolica. «Non è più un tabù», afferma Hugo. «Ed è già una porta aperta verso tante altre evoluzioni».
*Clément Melki è giornalista per l’Agence France-Presse (AFP), specializzato in reportage di attualità internazionale e politica europea.
Testo originale: Au Vatican, un premier pèlerinage LGBT+ pour plus de diversité dans l’Église

