Nella catacomba di San Senatore di Albano Laziale con Eufrosina‑Smaragdo, una santa che ha attraversato il genere
In un mondo che spesso pretende di ridurre le persone a ruoli prestabiliti – moglie, madre, marito, figlio, lavoratore, fedele “ideal‑tipo” – la santità di Eufrosina‑Smaragdo ricorda che la vera vocazione è diventare sempre più pienamente se stessi davanti a Dio. Essere se stessi non è un capriccio, ma un atto di responsabilità: significa ascoltare la propria interiorità, le proprie attrazioni, la propria identità di corpo e di anima, e rifiutare ciò che la società impone quando questo va contro la coerenza con il Vangelo.
Per i credenti LGBT, la storia di Santa Eufrosina diventa un segno particolare: mostra che anche quando il travestimento, il travaglio di genere o la fuga dalla famiglia sono stati usati come strumenti di sopravvivenza, Dio li può abbracciare e trasformarli in percorsi di santità. Non è il travestimento in sé a rendere santa Eufrosina, ma la sua fedeltà a Cristo, la sua scelta di non tradire la propria voce interiore nemmeno di fronte al matrimonio imposto.
La vita di Santa Eufrosina di Alessandria (Smaragdo)
Santa Eufrosina nacque verso il 413 a Alessandria d’Egitto, in una famiglia nobile e benestante. Suo padre, Pafnuzio, era un uomo devoto che frequentava un monastero guidato dall’abate Teodosio, un luogo in cui il rigore ascetico e la vita di preghiera lasciarono una profonda impressione sulla giovane Eufrosina. Quando la madre morì, la ragazza crebbe assorta nella preghiera e nella meditazione; tuttavia, quando arrivò ai diciotto anni, il padre pensò che fosse il momento di darla in matrimonio a un uomo scelto per convenienza sociale e patrimoniale.
Eufrosina, però, sentiva dentro di sé una chiamata diversa: la consacrazione a Cristo attraverso la vita monastica. Sapendo che la via di una suora non era paragonabile in libertà, mezzi e rispetto alla vita monastica maschile, e conscia che alle donne venivano spesso negate le stesse opportunità di studio e di discernimento, scelse un gesto radicale. Tagliò i capelli, indossò abiti maschili e si presentò al monastero del padre Pafnuzio assumendo il nome di Smaragdo, riuscendo a farsi accettare come monaco nella comunità.
La vita da monaco “Segreta”
Per circa trentotto anni, Eufrosina visse sotto le spoglie di Smaragdo. La tradizione la descrive come persona di grande disciplina, preghiera intensa e profonda lettura della Scrittura, al punto che i confratelli la stimavano come un’anima di grande contemplazione. La sua corporalità, tuttavia, rimane “inevitabilmente effeminate”, per cui la comunità tende a tenerla in una sorta di vita ritirata, più solitaria, che la protegge dagli sguardi e le permette di non tradire il proprio segreto.
Nel frattempo, il padre Pafnuzio, che ha perduto ogni traccia della figlia, soccombe al dolore e alla solitudine. Il monastero diventa un luogo di conforto anche per lui, e proprio in questo contesto, sottovoce, Smaragdo si prende cura del padre senza mai rivelarsi, accompagnandolo nel suo cammino spirituale e aiutandolo a superare le fasi più difficili della sua vita. È un paradosso dolce: la figlia che, sotto il nome di Smaragdo, diventa pastore del proprio padre, mentre lui piange una figlia che, in realtà, non ha mai davvero perduto.
La rivelazione e la morte come “sposa di Cristo”
Giunta alla fine della sua esistenza, ormai in punto di morte, Eufrosina‑Smaragdo chiama il padre e si fa riconoscere. Dopo una sorta di triduo pasquale, in cui la sua vita si raccoglie come un’ultima meditazione, rivela la propria identità di donna e raccomanda che sia proprio lui a ricomporre il suo corpo e preparare la sepoltura. Il suo ultimo desiderio è profondamente femminile: morire nella verità del suo corpo, come “sposa di Cristo”, non come una monaco, ma come una donna che ha scelto Cristo contro ogni matrimonio imposto.
Il padre, sconvolto e meravigliato, ma consolato, la seppellisce con grande rispetto; l’abate Teodosio e i monaci la salutano come “sposa di Cristo e figlia di santi”, trasformando il travestimento, che agli occhi del mondo era un inganno, in un segno di grande coerenza interiore e di fedeltà. La sua storia è tramandata come esempio di umiltà, astinenza, contemplazione e disobbedienza creativa: disobbedì a un matrimonio che non voleva, ma obbedì alla chiamata più profonda di Cristo.
Nella catacomba di San Senatore
L’eco della sua santità arriva anche in Occidente, dove un affresco della catacomba di San Senatore sorta al km 25 della via Appia, sotto la chiesa di Santa Maria della Stella ad Albano Laziale (Roma), in un ipogeo scavato nella cava di pozzolana, mostra dipinto su un’ampia parete una Deesis bizantina: Cristo al centro, la Vergine alla sinistra, e alla destra una figura maschile con la scritta “Smaragdo”. Molti studiosi identificano proprio in lui Eufrosina di Alessandria, la che ha vissuto nascosta come monaco, celebrata ora in un contesto latino, seppure con il nome del suo travestimento.
Nell’oscurità della catacomba, che dal III al XII secolo è stata luogo di sepoltura, preghiera e memoria, l’immagine di Smaragdo diventa un segno di santità che supera il genere e il tempo, ricordando che la Chiesa ha saputo accogliere e venerare figure che con la loro fede sapevano superare i limiti storici e di fede del loro tempo.
Una storia per credenti LGBT oggi
Per i cristiani LGBTq+, la figura di Santa Eufrosina‑Smaragdo parla di:
- La dignità di scegliere la propria vita contro ciò che la società impone, senza rinunciare a Cristo.
- La libertà di attraversare il genere quando ciò è necessario per conservare l’integrità della propria vocazione.
- La santità che nasce anche dal travaglio, dal nascondimento, dal travestimento, e che non è meno “ortodossa” solo perché passa attraverso percorsi complessi.
Se la Chiesa antica ha riconosciuto Eufrosina come “sposa di Cristo”, essa ha saputo riconosce, in modo implicito, che la vera identità non è ciò che gli altri ci impongono, ma ciò che il Signore ci rivela del nostro cuore. Meditare sulla sua vita può aiutare i credenti LGBT a vedere la propria identità non come un difetto, ma come parte di un cammino di santità, dove diventare se stessi significa diventare più pienamente figli o figlie di Dio e spose di Cristo, proprio come la desidera il Dio della misericordia.
Bibliografia essenziale
- Treccani, voce “Eufròsina”: breve scheda biografica sulla santa di Alessandria e sulla sua leggenda agiografica. [treccani]
- Enciclopedia patristica, “Eufrosina‑Smaragdo: la lectio della contemplatio”: lettura teologico‑spirituale della sua vita monastica e del travestimento. [enciclopediapatristica]
- Maria Stelladoro, Vita di Santa Marina, la monaca vestita da uomo (Graphe.it), con riferimento alle sante travestite, tra cui Eufrosina/Marina/Smeragdo [opac.regione.sardegna]
- SemiEidee, “Eufrosina o Smaragdo, una storia di santità da scoprire”: racconto narrativo accessibile della vita di Eufrosina e del suo legame con la catacomba di San Senatore. [semieidee.altervista]
- OAPEN, “Basilica costantiniana e catacomba di S. Senatore”: studio archeologico‑storico che cita la presenza di Eufrosina/Smaragdo nella catacomba. [library.oapen]
- Wikipedia / Cathopedia, voci “Catacombe di San Senatore (Albano Laziale)”: contesto storico e artistic della catacomba e del ciclo bizantino. [wikipedia]

