Amata, chiamata e discepola: Maria di Magdala, una di noi
Riflessioni di Paolo Spina*
Nel 2016, Papa Francesco dichiarò Maria Maddalena “apostola degli apostoli”, espressione ripresa da Tommaso d’Aquino per sottolineare così la sua missione speciale di prima annunciatrice della risurrezione di Gesù.
Per questo credo che oggi, 22 luglio, la festa di Maria Maddalena abbia qualcosa da dire particolarmente a noi, laiche e laici, soprattutto queer, in una Chiesa profondamente maschilista, patriarcale e clerocentrica come quella cattolica.
Ci facciamo aiutare dalle teologhe Marinella Perroni e Cristina Simonelli, impegnate da anni nello studio delle figure femminili nella Bibbia.
Entrambe le teologhe sottolineano come Maria Maddalena sia stata ingiustamente ridotta a “peccatrice pentita”, una visione che non trova fondamento nei testi evangelici ma che è frutto di una lunga tradizione patriarcale. Nella Bibbia, Maria Maddalena non viene mai identificata come prostituta. Questa confusione ha oscurato la sua vera identità.
Entrambe le teologhe insistono, invece, su un punto cardine: Maria Maddalena è la prima testimone della Risurrezione di Gesù (Giovanni 20,11-18), ed è proprio a lei che Gesù affida il primo annuncio pasquale. Scrive Perroni: «Maria di Magdala è figura paradigmatica del discepolato femminile. La sua autorità non viene dal potere, ma dall’essere testimone diretta dell’evento pasquale».
Aver ridotto Maria Maddalena a simbolo del peccato femminile ha contribuito a mantenere le donne ai margini della vita ecclesiale e sacramentale: «La memoria deformata di Maria Maddalena riflette una Chiesa che fatica a riconoscere le donne come soggetti teologici e autorevoli», annota Simonelli.
Tocca a noi rimuovere le incrostazioni stantie che hanno imprigionato Maria di Magdala nel ruolo meschino della penitente per recuperarne i valori più autentici e luminosi esaltati dalla Scrittura (e non inventati per esercitare un potere abusante): è discepola fedele, presente sotto la croce mentre altri fuggono; è donna coraggiosa, che non ha paura di andare per prima al sepolcro; è predicatrice autorevole, inviata da Cristo stesso ad annunciare a tutti la risurrezione.
A catechismo abbiamo imparato che il Papa è il “successore di Pietro”, e che i vescovi sono i “successori degli apostoli”. Ha senso domandarsi chi sia “succeditrice di Maria Maddalena”, oggi, o definire noi sue, suoi “discendenti”? O rischieremmo, anche noi, di ripetere l’antico errore perpetrato della gerarchia, fondato sulla prospettiva di primati e successioni? Vogliamo essere tra coloro che rivendicano poteri, o tra coloro che avvertono la responsabilità di seguire Gesù come discepole e discepoli?
Non serve domandarsi se sia più granitica la fede di Pietro, la roccia, o quella di Maddalena, la turrita; ha senso, invece, non smettere di chiedersi quale sia il nome con cui Gesù chiama proprio me: nell’ascolto del mio nome pronunciato da chi mi ama scopro chi sono, trovo una strada, sono inviato ad annunciare che il Dio della vita chiama proprio tutte e tutti.
Ringrazio Marinella Perroni e Cristina Simonelli per il loro volume Maria di Magdala. Una genealogia apostolica (Aracne, 2016) e l’amica Ilaria per avermi pro-vocato queste riflessioni.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer, che collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi raccolte qui.

