«Amatevi gli uni gli altri» (Gv 13,34)
Testimonianza tenuta da Luis Mariano González García* del gruppo CRISMHOM**(Spagna) durante la veglia di preghiera “chiesa casa per tutti, a partire dalle frontiere” ai partecipanti al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazione” nella chiesa del Gesù di Roma il 5 settembre 2025. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata
Mi chiamo Luis Mariano González García, ma tutti mi conoscono come Luisma, e vivo in un paese a sud di Madrid, in Spagna. Sono cresciuto come bambino e giovane di parrocchia e continuo ancora oggi a essere impegnato nella pastorale della mia comunità e nella comunità credente CRISMHOM, Cristian@s de Madrid Homosexuales, che lavora per la piena inclusione delle persone LGTBIQ+ nella società e nelle chiese.
Avevo appena otto anni quando la prima persona a tirarmi fuori dall’armadio fu un professore. Davanti agli altri alunni iniziò a fare smorfie, imitando i miei gesti e il tono della mia voce, provocando le risate di tutta la classe.
In quel momento non capii nulla, ero soltanto un bambino, ma mi sentii tremendamente a disagio, umiliato, e compresi subito che il mio modo particolare di essere ed esprimermi sarebbe stato motivo di scherno, di persecuzione e perfino di aggressioni, come infatti poi avvenne. Lui aveva riconosciuto in me qualcosa di cui io stesso non ero ancora consapevole.
Da quel momento sembrò che si fosse data luce verde alle prese in giro, alle intimidazioni, al rifiuto e alla segregazione, solo perché ero semplicemente quello che ero. La ferita restava aperta ed esposta.
Imparai presto a sopravvivere, a cercare di passare inosservato, a controllare i miei gesti, il tono della mia voce e il modo in cui mi mostravo agli altri. Mi sentii costretto a fingere di essere chi non ero. Divenni un esperto nel leggere i volti, interpretare gli sguardi, tradurre i silenzi ed evitare quegli spazi in cui sapevo di non essere ben accolto, o dove addirittura avrei potuto subire nuove aggressioni.
In classe, sopra la lavagna, c’era un crocifisso. Ricordo bene le volte in cui lo fissavo e pregavo, chiedendo il suo aiuto, implorando che non mi lasciasse solo davanti all’abisso. Nel mio cuore innocente non capivo niente, ma avevo la fede e la certezza profonda di sentirmi amato da Lui, e che tutto, in qualche modo, sarebbe andato bene.
Con il tempo compresi che, nonostante il dolore subito, il perdono porta effetti straordinari all’anima. Non rimasi intrappolato nella ferita: essa guarì. E quella esperienza, dopo un lungo discernimento, diventò per me una conferma e una chiamata a fare qualcosa per quei fratelli e sorelle che, a causa della LGTBI-fobia, fanno fatica a vedere con occhi nuovi la realtà sognata e voluta da Dio, Colui che ci ha pensati, amati e creati esattamente così come siamo.
Quella ferita si trasformò in una possibilità: Gesù non nascose le sue piaghe, e fu proprio grazie a esse che il suo corpo risorto venne riconosciuto. Anche la ferita può trasformarsi, diventare spazio di vita e perfino generare miracoli inattesi.
Un altro ricordo della mia infanzia, che ancora oggi mi riempie di tenerezza, è legato agli anni della scuola. Poiché nessuna squadra di calcio, di basket o di altri sport organizzati mi voleva, perché segnalato come “maricón” (finocchio), decisi di comprarmi un Vangelo.
Mi sedevo dietro la palestra, in un luogo nascosto agli sguardi, uno spazio sicuro dove potevo leggere e soprattutto scoprire chi era Gesù e cosa aveva sofferto. Ho pianto molte volte, ma in quelle pagine ho conosciuto anche la nascita delle prime comunità cristiane e la loro forza. Mi sentii consolato e felice, perché capii che la sofferenza e l’esclusione non avrebbero mai avuto, né avranno mai, l’ultima parola.
Mi unii presto ai gruppi di catechesi del mio quartiere, nella piccola chiesa di Jesús Nazareno e San José Obrero. Lì ricevetti il dono di catechiste meravigliose: María Jesús, Petry, Palmi, Lola, suor Feli (una religiosa teatina)… con il loro modo di fare così bello lasciavano trasparire l’amore di Dio che già sentivo dentro di me. Fu la Chiesa, con i volti di queste donne, ad amarmi e a sostenermi.
E insieme a loro ci fu l’esempio dei sacerdoti: don Régulo Giménez Masegosa, sacerdote diocesano, che mi ascoltava, incoraggiava e si prendeva cura di me; padre Antonio A. L., padre scolopita, che insieme alla comunità di Granada, fedele alla pedagogia, mi aiutò a crescere nella conoscenza e a radicare la mia fede; padre Alfonso Álvarez Bolado, gesuita, che credette in me e mi spinse a formarmi all’università in servizio sociale, antropologia e teologia, discipline che ancora oggi mi aiutano ad analizzare e interpretare la realtà e a cercare e trovare Dio in ogni persona.
E poi don Pedro Manuel Merino, parroco di San Francisco Javier, la cui capacità di discernimento e di porsi domande coraggiose gli diedero chiarezza e forza per nominarmi membro del consiglio parrocchiale e responsabile dell’accoglienza delle famiglie arcobaleno, dandomi voce e voto.
Grazie ai loro modi singolari di essere e di stare accanto, ho continuato e continuo ancora oggi ad amare la Chiesa, la mia casa, quella in cui ho incontrato Gesù, il Totalmente Inclusivo. Un titolo cristologico che, forse, vale la pena custodire.
La mia ricerca di risposte, nel tentativo di conciliare il fatto di essere omosessuale e cattolico, mi portò a dare volto e nome a quelle persone che ci hanno preceduto e si sono consumate nel costruire una Chiesa più accogliente, fraterna e inclusiva.
Una Chiesa in cui gli orientamenti sessuali e le identità di genere siano riconosciuti come un autentico tesoro di diversità e dono di Dio: per le famiglie, per la Chiesa stessa e per il mondo.
Perché noi cristiani LGTBIQ+, con le nostre famiglie e i nostri amici, siamo luoghi della rivelazione di Dio, spazi in cui il suo Amore ci accarezza e ci sostiene sotto forma di rispetto e accoglienza.
La lettura del Vangelo di Marco (10,46-52) ci insegna a non restare zitti, anche quando in tanti ci intimano di tacere. Ci invita a risvegliare il Bartimeo che portiamo dentro per andare, nonostante le difficoltà, perché sappiamo che il Signore Gesù avrà sempre per noi una parola di consolazione e un gesto liberatore.
Non possiamo dimenticare che le persone LGTBIQ+ continuano a essere perseguitate in molte parti del mondo, e a volte perfino dentro la stessa Chiesa. Ed è per questo che questa missione “arcobaleno” ci preme tanto.
Noi credenti cattolici LGTBIQ+ siamo luce, come la lampada che arde davanti al Santissimo nel tabernacolo, dove si trova l’Amore degli amori.
Perciò oggi, se ascoltiamo le sue parole, Gesù ci ripete: amatevi con lo stesso amore con cui vi ho creato; amatevi secondo l’amore che ho soffiato su di voi con il mio respiro; amatevi, nonostante tutto, amatevi, secondo il mio comandamento: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato».
*Luis Mariano González García è agente di pastorale, laureato in servizio sociale, antropologia e teologia. Fa parte della comunità credente CRISMHOM (Cristian@s de Madrid Homosexuales), che promuove l’inclusione delle persone LGTBIQ+ nella società e nelle chiese.
*CRISMHOM è una comunità cristiana di Madrid formata da persone LGTBIQ+, le loro famiglie e amici. Nata come spazio di fede e di accoglienza, promuove la piena inclusione delle persone LGTBIQ+ nella società e nelle chiese attraverso incontri di preghiera, formazione, iniziative culturali e dialogo ecumenico. Sito ufficiale: www.crismhom.com
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

