Andare oltre per tornare a casa. Riscoprire la spiritualità delle persone LGBT+
Riflessioni di Kenneth A. Burr* tratte dal suo libro Coming Out, Coming Home Making Room for Gay Spirituality in Therapy (Uscire allo scoperto, tornare a casa: dare spazio alla spiritualità delle persone gay nella terapia), editore Routledge (Stati Uniti), anno 2009, pp.XV-XVIII, liberamente tradotte dai volontari di Gionata
(…) Mi si spezza il cuore ogni volta che ascolto un ragazzo o una ragazza dire, con voce rotta o con sguardo triste, che non riesce a credere che Dio possa amarli per quello che sono. Troppe volte ho sentito persone omosessuali raccontare di aver pregato per anni, con tutte le forze, chiedendo a Dio di cambiarli, di renderli “normali”, eterosessuali. Ma quelle preghiere, nel loro silenzio, sembravano non avere risposta. E così, nel vuoto, nasceva la sensazione lancinante di essere stati abbandonati proprio da Colui al quale si erano affidati.
C’è chi ha deciso di allontanarsi da Dio prima che fosse la propria chiesa a rifiutarlo. Un modo per proteggersi, per non sentire addosso il peso di un’altra esclusione. Altri hanno cominciato a credere di avere qualcosa di rotto dentro, o di pregare in modo sbagliato. Ma tutto questo non ha fatto altro che alimentare vergogna, solitudine, senso di fallimento.
È da queste storie — e da ciò che hanno risvegliato nella mia coscienza — che è nato il desiderio di scrivere il libro Coming Out, Coming Home: Making Room for Gay Spirituality in Therapy (Uscire allo scoperto, tornare a casa: dare spazio alla spiritualità delle persone gay nella terapia, Routledge, 2010).
Volevo dare voce a una realtà troppo spesso dimenticata: quella delle persone GLBTIQ che, pur avendo sperimentato rifiuti e ferite, hanno saputo crescere spiritualmente. Non solo: hanno trovato, nella loro diversità, un luogo sacro in cui Dio si fa vicino. La loro fede non si è spenta. Ha trovato radici profonde, ha imparato a fiorire.
Nel corso degli incontri che ho tenuto su questo tema, ho visto come molte persone cristiane conservatrici siano ormai pronte ad ammettere che le persone omosessuali possano essere “brave persone”. Ma poi si fermano: “Possono davvero dirsi cristiane?”. Anch’io sono cresciuto in una cultura religiosa che ripeteva questa domanda, e per certi versi capisco l’intento: cercare nelle Scritture una guida per la vita, coltivare un rapporto personale con Dio, tenersi lontani dal peccato che può deviare il cammino.
Ma ho capito anche che molte di quelle convinzioni sono costruzioni sociali, nate da secoli di paure: paura di ciò che non si conosce, paura del diverso, paura perfino del giudizio divino se non ci si conforma a ciò che viene considerato il “giusto pensiero”. E chi ha queste paure spesso non ha mai davvero parlato con una persona apertamente gay della sua fede, della sua spiritualità. Forse pensa che la “vita omosessuale” sia incompatibile con Dio.
Molti libri hanno parlato di teologia inclusiva, di diritti delle persone omosessuali. Ma pochi hanno davvero offerto uno spazio in cui poter ampliare il proprio orizzonte spirituale, includendo anche l’esperienza delle persone LGBT nella vita di fede. Scrivendo queste pagine, ho visto anche le mie convinzioni trasformarsi. (…)
Dal mio punto di vista attuale, come pastore e terapeuta familiare, posso dire con convinzione che le persone omosessuali, bisessuali, intersessuali e transgender possiedono una spiritualità piena, viva, intensa, né più né meno delle persone eterosessuali. E lo posso affermare non solo come credente, ma anche come testimone: durante la stesura di questo libro ho ascoltato storie sacre, intime, potenti. Storie che chiedevano solo di essere raccontate. Ogni volta che mi rendevo conto di quanto una di quelle storie fosse parte del nucleo più profondo di una persona, mi tornavano in mente le parole di Maya Angelou: “Non c’è agonia più grande che portare dentro di sé una storia non raccontata.”
Per questo ho scelto di inserire molte testimonianze personali nel mio libro.(…) Quando ho cominciato a scrivere, pensavo soprattutto ai terapeuti e ai ministri che si chiedono come accompagnare la crescita spirituale dei loro clienti GLBTIQ. Per questo, alla fine di ogni capitolo, troverete una sezione con riflessioni, domande e spunti di lavoro. Servono a esplorare non solo il vissuto delle persone che si accompagnano, ma anche le convinzioni personali che, se non messe in discussione, possono ostacolare quel cammino.
Ma (…) le stesse domande possono essere un’occasione per chiunque voglia vivere un percorso spirituale più autentico, magari condiviso in gruppo, magari in una comunità. Perché molte persone, per svolgere meglio il proprio lavoro, separano nettamente il personale dal professionale. Ma così facendo, rischiano anche di separare la propria anima dalla propria vita quotidiana. E quando la spiritualità viene relegata nel silenzio, inizia a mancare l’ossigeno delle relazioni vere.
La spiritualità è connessione. È ciò che ci mette in relazione profonda con noi stessi, con gli altri, con Dio. E quando questa connessione manca, anche la guarigione si fa difficile.
Ecco perché io ti invito nel leggere a cercare un legame più profondo, a lasciarti toccare, forse persino trasformare. Se leggerai con mente e cuore aperti, potresti accorgerti che certi muri tra Dio e le persone LGBTQ+ iniziano a sgretolarsi. E forse ti sorprenderai di ciò che troverai.
Scrivere di questi temi è stato anche per me un viaggio. Mi ha aiutato a capire più a fondo cosa significhi essere marginalizzati, rifiutati, resi invisibili. E ora, mentre scrivo, davanti a me si apre l’orizzonte del mare: onde, vita, colori, forme. Un’incredibile varietà, un canto di bellezza. Lì, in quella bellezza senza confini, io scorgo Dio.
Fratelli e sorelle, possa anche il nostro sguardo imparare a vedere così. Con occhi nuovi. Con stupore. Con amore.
* Kenneth A. Burr è un terapeuta familiare e di coppia statunitense, specializzato nell’integrazione tra spiritualità e psicoterapia, con particolare attenzione all’esperienza delle persone LGBTQ+. Ha maturato una lunga esperienza clinica e pastorale, lavorando sia con singoli che con famiglie, ed è noto per il suo impegno nell’esplorare come la fede possa diventare uno spazio di accoglienza e crescita per chi è stato emarginato dalle narrazioni religiose tradizionali. È autore del libro Coming Out, Coming Home: Making Room for Gay Spirituality in Therapy (Uscire allo scoperto, tornare a casa: dare spazio alla spiritualità delle persone gay nella terapia, Routledge, 2010), in cui unisce riflessioni autobiografiche, testimonianze e strumenti clinici per aiutare terapeuti, operatori pastorali e lettori a comprendere e sostenere il cammino spirituale delle persone LGBTQ+.


