Andrea Conocchia, il sacerdote in cammino con le persone trans
Testo di Alessia Cesana, pubblicato sul sito cattolico National Catholic Reporter (Stati Uniti) il 29 ottobre 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
A meno di un’ora da Roma, nella piccola città di mare di Torvaianica, vive un sacerdote di mezza età che parla con voce pacata, vive con semplicità e sta scrivendo una pagina di storia.
Padre Andrea Conocchia, parroco della Parrocchia Beata Vergine Immacolata, considera il suo servizio pastorale verso le persone LGBTQ+ come parte integrante della propria vocazione.
Nel 2021 fu tra i promotori della somministrazione dei vaccini anti-Covid per le persone transgender presso il Vaticano e nel 2022 rese possibili diversi incontri tra la comunità transgender e Papa Francesco.
«Sono il primo ministro nella storia della chiesa cattolica ad aver potuto rendere possibile un incontro così straordinario, e ne sono profondamente grato», ha raccontato al National Catholic Reporter. «Papa Francesco è stato il primo pontefice disposto a salutare persone LGBTQ+, a stringere loro la mano e a parlare con loro in pubblico, senza alcuna vergogna».
Due mesi fa, padre Conocchia ha partecipato a un altro evento storico: un pellegrinaggio queer durante il Giubileo, svoltosi il 5 e 6 settembre.
Considera il pellegrinaggio di quest’anno come un momento di svolta per i cattolici LGBTQ+?
Conocchia: È stato un evento molto intenso, allegro e commovente al tempo stesso. Vedere quasi 1.400 persone pregare, camminare insieme e condividere i propri cammini di vita mi ha fatto percepire un profondo senso di comunità. Spero davvero che possiamo andare avanti con coraggio, continuando su questa strada, abbracciando le nostre qualità e differenze uniche, persino quelle più inattese.
Papa Leone XIV è rimasto in silenzio durante e dopo l’evento. Cosa ne pensa?
È solo all’inizio del suo pontificato e forse ci sono altre urgenze. Io rimango fedele e pieno di speranza. Ascolto, osservo e prego molto. Penso che oggi abbiamo bisogno di un papa dal cuore grande, grande, grande come quello di Dio. Forse per lui il semplice fatto che il pellegrinaggio sia stato celebrato è già un segno positivo.
Non dimentichiamo che la Messa è stata presieduta da una figura molto importante, il vescovo Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana. Potrebbe essere un buon inizio. Vedremo come le cose evolveranno. Io desidero continuità nella diversità.
Secondo lei, quali sono le priorità di papa Leone XIV?
È diventato papa in un momento molto teso, quindi direi che la priorità è fermare le guerre. La situazione in Europa è preoccupante. Nella mia parrocchia invito spesso a prendere sul serio l’appello di papa Leone alla preghiera per la pace.
Parla spesso anche dei migranti, e credo che vorrà creare comunità realmente accoglienti, solidali, aperte alla condivisione. Inoltre, la sua esperienza in America Latina lo ha reso molto sensibile verso i poveri, sempre presenti nella Scrittura e nella nostra vita quotidiana. Questo suo desiderio di servirli è un grande dono: è umano e profondamente evangelico.
Ha intenzione di portare di nuovo le donne transgender della sua comunità a incontrare papa Leone, come fece con papa Francesco?
Ci sto pregando sopra. Vediamo se sarà possibile pensarci concretamente e poi viverlo davvero. Sto pregando molto perché, ovviamente, più di una ragazza me lo ha già chiesto.
C’è un desiderio forte di incontrarsi, confidarsi, ascoltarsi, abbracciare ed essere abbracciate. Molte di loro vengono dal Perù, dove la transfobia è ancora molto radicata.
Come nacque l’opportunità per le donne transgender della sua comunità di incontrare papa Francesco nel 2022?
Conocchia: Tutto iniziò da una richiesta semplice: volevano ringraziarlo di persona. Io presi la cosa seriamente e chiesi aiuto a suor Geneviève Jeanningros, una mia amica che era anche una cara amica del pontefice, affinché facesse da intermediaria. Il papa non solo le incontrò, ma da allora ebbe sempre parole di incoraggiamento per loro. Molte di loro piansero sulla sua spalla.
Dal 27 aprile 2022 al 12 febbraio 2025, due giorni prima del suo ricovero, papa Francesco abbracciò credenti LGBTQ+ ogni settimana.
È stato un pastore coraggioso, rivoluzionario e profetico, un vero pastore di anime che non temeva gli esclusi e si prendeva cura di tutti: persone queer, malate, anziane, detenute, senzatetto, coppie non sposate, divorziati.
Amava tutti con intensità: diceva e praticava “a tutti, tutti, tutti”. L’esperienza con papa Francesco è stata unica, senza paragoni, meravigliosa e sorprendente.
Le persone LGBTQ+ vengono ancora rifiutate o ignorate nelle comunità cattoliche?
Assolutamente sì. Nonostante i tanti passi avanti, c’è ancora molto da fare per integrare pienamente queste persone nelle nostre parrocchie e riconoscerne il valore. Penso che siano ancora discriminate e, per quanto riguarda le persone trans, direi che siamo di fronte a una vera emergenza.
Molte ragazze trans della mia comunità fanno lavoro sessuale, alcune sono dipendenti da sostanze, e me lo hanno confidato solo col tempo.
Alcune vivono in capanni nella pineta, senza luce né acqua corrente, minacciate dai cinghiali. Sono invisibili, ignorate. Eppure, ogni volta che le visito, mi offrono un pasto. Vivono così per sopravvivere.
Qualcuno mi ha detto che sono peccatrici e che non dovrebbero ricevere i sacramenti. Con grande dolore devo dire che questa ostilità, in qualche modo, somiglia a una persecuzione.
Non capisco perché l’attenzione debba concentrarsi solo su identità, affetto, orientamento o sessualità, invece di riconoscere la persona nella sua interezza.
Cosa direbbe ai cristiani che non riescono ad accettare le persone trans?
Conocchia: Fino a cinque anni fa non avevo alcuna esperienza diretta con persone queer. La prima ragazza trans bussò alla mia porta durante la pandemia.
Aspettò che tutti gli altri se ne andassero — a volte c’erano fino a 500 persone in fila — e poi, con voce bassa, disse: “Mi aiuteresti?”. L’ho accolta e trattata come un essere umano, senza domande, giudizi o pregiudizi. Oggi la mia comunità conta 150 donne transgender.
Questi incontri mi hanno cambiato la vita. Gli incontri sono i più grandi maestri dell’esistenza. Spesso non sappiamo accoglierli come dovremmo. Quando ci mancano la conoscenza diretta e la capacità di ascolto, rischiamo di non capire che la realtà è molto più grande delle idee.
Queste persone mi hanno insegnato l’ospitalità, la condivisione, la semplicità, la capacità di comprendere le situazioni e di mostrare rispetto. In loro ho sperimentato l’amore incondizionato, gratuito e immeritato.
*Alessia Cesana è una giornalista italiana che scrive di attualità religiosa e sociale per il National Catholic Reporter e altri media internazionali.
Testo originale: “Q&A with Fr. Andrea Conocchia, priest for Rome’s transgender community”

