Andrea, il “ragazzo dai pantaloni rosa”
Testo di Massimo Battaglio tratto dall’ebook Cronache di ordinaria omofobia de La tenda di Gionata, aprile 2026, pp.12-13
Le domeniche di giugno sono fatte per aspettare. Cristiano* guarda il cellulare, nessun messaggio, nessun WhatsApp, nessuna email, nessuna chiamata senza risposta. […] Da qualche mese si trova a fronteggiare un cambiamento di vita radicale: una nuova scuola, nuove regole, nuovi compagni. L’adolescenza è una rivoluzione inevitabile, e come ogni rivoluzione fa paura.
Il passaggio a una scuola professionale è stato […] come un cambio di stagione. Ha sentito i primi freddi dell’indifferenza. Ha sperimentato per la prima volta la tristezza, il proprio sentirsi inadeguato.
[…] Il suo aspetto non è conforme al gusto comune, teme il giudizio […] ha difficoltà nelle relazioni con i suoi coetanei. Si annoia quando i compagni di scuola parlano di calcio. […] Non gli importa nulla dello sport. I campioni, gli eroi, sono altri.
[…] Non è ancora ora di cena. Cristiano apre l’armadio e prende una felpa blu […]. Indossa un paio di jeans rosa […] e un paio di sneakers rosse della Nike. Si guarda allo specchio aggiustandosi il berretto. Ha sempre cercato di presentarsi […] con un’apparente sicurezza, soprattutto agli occhi di chi lo giudica […]. Vestirsi bene denota un chiaro segnale di autostima.
[…] «Scendo un attimo», urla a mamma aprendo la porta di casa. I due abitano in una palazzina popolare dell’AGEC, […] dodici piani vicino all’ospedale di Borgo Roma […].
Come unica ribellione, aveva cercato qualcuno a cui dare fiducia, attraverso una chat, e lo aveva trovato. Quando ci apriamo, anche gli altri si aprono, e con queste premesse era nata una strana amicizia piena di verità, ma anche di reticenze.
Quella mattina Cristiano aveva deciso di svelare un suo segreto. Non il più grande, ma di certo il più ambiguo: aveva rivelato per la prima volta la sua età, quattordici anni, quasi quindici.
[…] Da quel momento, non aveva più ricevuto nessun messaggio, nessun WhatsApp, nessuna email, nessuna chiamata. Cristiano ha voglia di stare in silenzio, di non parlare con nessuno. Così sale fino all’ultimo piano e poi sul tetto del palazzo.
Apre l’app di Spotify, seleziona una canzone e cammina lungo il cornicione con le cuffie […] nelle orecchie […]. Chiude gli occhi […], muove le spalle e le braccia a tempo di musica. […] Non c’è abbastanza spazio sul tetto per provare al mondo la sua abilità e comunque la testa è altrove.
Riprende in mano il cellulare e scrive un messaggio. Si mette in punta di piedi sul cornicione e guarda in basso, come a cercare qualcuno. L’arte di saper aspettare è anche l’abilità di lasciarci andare, a poco a poco, per liberarci delle nostre paure.
Vale la pena aspettare, o almeno provarci, ma Cristiano ha l’impazienza dell’adolescenza. Fare il grande salto dopo una lunga attesa gli sembra l’unica opzione possibile. Così, quando riparte il ritornello, si lascia cadere.
* Andrea Spezzacatena era un quindicenne romano, vittima di bullismo, che si è tolto la vita il 20 novembre 2012. Il bullismo si è scatenato a partire da derisioni per aver indossato pantaloni diventati rosa dopo un lavaggio. Il racconto originale è dell’amico Massimiliano De Giovanni.


