Vita da attivisti LGBT. L’importanza di fare la differenza
Riflessioni di Alex Rizzi, presidente dell’associazione LGBT Il Groviglio – Biella e Valsesia
Biella, alcuni inverni fa, via Italia, un gruppetto di attivisti LGBT+ sono presenti con il loro banchetto informativo in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS. I passanti infreddoliti neanche li vedono, e se li notano non si fermano.
Due degli attivisti decidono di spingersi in mezzo alla strada per offrire volantini; sembra che l’intera umanità quel giorno non si voglia accorgere di loro. Ad un certo punto passa una donna, la si nota per la bella chioma di capelli e un mantello colorato che potrebbe essere di Desigual.
Avrà circa cinquant’anni, passa, osserva il banchetto, rallenta il passo, accetta un volantino e poi se ne va. Prosegue velocemente, ma poi si ferma di colpo. Uno degli attivisti le incrocia lo sguardo mentre passa, e non può fare a meno di seguirla perché capisce che qualcosa sta accadendo.
La donna si volta e torna indietro, ma non si ferma subito al banchetto, prosegue, ma dopo pochi metri ci fa visita al banchetto. Ha gli occhi umidi, e l’attivista che non l’ha abbandonata un attimo si isola dal gruppo e la chiama con uno sguardo di comprensione.
La donna, senza dire una parola, si getta tra le braccia dell’attivista, piange come un fiume in piena, e per un attimo i due non sono più nell’affollata via Italia di Biella, ma su una stella lontana, al riparo da occhi indiscreti e dal dolore.
L’abbraccio dura quanto una vita intera, e quando la donna trova la forza di parlare chiede scusa e dice all’attivista “Qualche giorno fa mio figlio di diciassette anni mi ha detto che è gay, e io non so come comportarmi, non so cosa dirgli”.
I due rimangono un po’ di tempo su quella stella a parlare, il confronto aiuta quella mamma ad arginare il fiume in piena, e dopo un po’ saluta tutti, si scusa ancora e se ne va. Via Italia, che per un attimo sembrava si fosse fermata, riprende il suo traffico di umanità, ma gli attivisti non sentono più freddo, il loro cuore percepisce un calore nuovo, e quel giorno di dicembre diventa ai loro occhi il primo giorno di primavera.
Biella, 22 febbraio 2022. Saranno almeno dieci i gruppi di cui faccio parte su WhatsApp. Uno di questi è gestito da un caro amico, ed è nato per discutere su questioni legate alle tematiche LGBT+. Sinceramente riesco a seguire poco, ma decido di pubblicare l’invito ad un incontro con la nostra Associazione.
Immediatamente si accende un dibattito, che cerco di seguire, perché uno dei membri afferma con decisione di non aver mai voluto e pensato di partecipare in alcun modo ad una associazione LGBT+, e tanto meno ad un Pride, che definisce una inutile carnevalata.
La tentazione di intervenire è tanta, avrei mille discorsi per sgretolare il muro che questo ragazzo ha costruito per chissà quale motivo, ma una certa esperienza l’ho maturata e so che quasi sicuramente niente farà cambiare idea a chi non vuole guardare oltre il proprio orizzonte, ma a fermarmi è anche una strana sensazione: ho sessantun anni, non posso più permettermi fermate a vuoto, il mio pensiero va ai ragazzi e ragazze del Groviglio che stanno dedicando tutto il loro tempo libero per realizzare eventi destinati al prossimo.
Perché quando si lavora in associazioni come la nostra, il proprio ego sparisce e lascia il posto a quella umanità che sta scomparendo ovunque. In quel momento ho pensato a loro, e a come stanno colorando il futuro di altre persone che un domani troveranno una società migliore grazie al loro operato.
Forse quel ragazzo avrà la fortuna di incontrare i loro sguardi orgogliosi in qualche via Italia del mondo intero, si perderà nel loro entusiasmo e si accorgerà che con la forza che sprigionano le loro bellissime anime potrà anche lui condividere la felicità di alzare un braccio a pugno chiuso colorato verso il cielo, e sentirsi proiettato verso quella stella di pace e di amore che proviamo tutti noi quando siamo insieme.

