Attraverseremo la porta Santa per vivere con tutta la Chiesa il nostro cammino giubilare
Riflessioni di Paolo Spina*, un partecipante al pellegrinaggio giubilare de “La tenda di Gionata e le altre associazioni” con i cristiani LGBT+, i loro familiari e gli operatori pastorali che gli accompagnano. Liberamente tradotta dai volontari del Progetto Gionata.
Domenica a Messa, ascoltando la prima lettura, ho pensato che mi fosse proposta dalla solita Dioincidenza, proprio a me che parteciperò al pellegrinaggio giubilare de La Tenda di Gionata insieme a tante sorelle e fratelli LGBT+, familiari, amiche e amici. Scrive infatti, Isaia: “Essi dicono ai veggenti: ‘Non abbiate visioni’ e ai profeti: ‘Non fateci profezie sincere!’” (Isaia 30,10).
Spesso ci siamo sentiti messi ai margini, con la bocca chiusa, come sbarrata da un masso rotolato contro un sepolcro, ritenuto impuro, indegno, non adatto a testimoniare le meraviglie che il Signore ha operato in noi e con noi e ad annunciare il suo nome che è vita, amore e libertà alle sorelle e ai fratelli che incontriamo, nella Chiesa e nella comunità LGBT+.
È invece sorto quel mattino in cui, come quel sabato a Nazaret, è Gesù ad annunciare una Parola soprattutto per chi “vive in Galilea”, alla periferia del sacro, dove le dicerie dicono che non ci sia nulla di buono.
È Lui ad aprire lo stesso rotolo del profeta Isaia, più avanti, al capitolo 61, annunciando che il Signore “mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore” fermandosi proprio qui, omettendo il versetto che segue: “il giorno di vendetta del nostro Dio”.
Chissà se qualcuno, quel giorno, avrà fatto notare a Gesù che allora in tanti, anche tra i suoi discepoli, sognavano un Messia capace di rimettere le cose al proprio posto, con le buone e con le cattive, a ogni costo. Chissà come avrà risposto, Gesù.
Magari ci avrà ripensato qualche tempo dopo quando, vedendo alcune pecore – in un gregge, lungo il cammino, oppure in un recinto, nei pressi del tempio di Gerusalemme – dirà di Sè: “Io sono la porta delle pecore: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Giovanni 10,7-9).
È nella grande, profonda e amabile libertà delle figlie e dei figli di Dio che attraverseremo la porta santa e vivremo con tutta la Chiesa il nostro cammino giubilare: un tempo di liberazione, di speranza, di misericordia dove, anche lì e proprio lì, ci sentiremo attesi, chiamati per nome, desiderati, amati, in quella Casa che è per tutte e tutti. Senza vendetta, senza chiacchiericcio, senza mormorazione, senza rivendicazione.
Non ci verrà chiesto di restare in silenzio o di chiudere gli occhi di fronte alla bellezza dell’amore che è stato riversato nei nostri cuori, anzi: il nostro passo sarà rinvigorito e il nostro sguardo illuminato per rendere ancora più e ancora meglio ragione della speranza che è in noi.
E sarà gioia piena, perché lo Spirito del Signore è su di noi, e ci manda a portare un doppio annuncio di letizia, non un muro, ma un ponte, non una serratura da chiudere, ma una porta da spalancare: siamo amate e amati, dono di grazia e umanità a servizio della Chiesa e del mondo.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer. Laureato in Scienze religiose, collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi raccolte qui.
> Info ufficiali sul pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e altre associazioni”

