Buon Kinnar Annual Day. Una festa per raccontare in India le persone hijra

Riflessioni di Alessandro Previti
Recentemente si è tenuto in India il Kinnar Annual Day. Parto da qui, ma prima una cosa va detta subito, altrimenti perdiamo tempo.
Cosa vuol dire Kinnar? É una parola usata in alcune regioni dell’India per riferirsi a persone appartenenti alle comunità hijra… sì, lo so: non è ancora chiaro.
Kinnar e hijra indicano in India comunità storiche che includono persone che oggi definiremmo anche transgender, ma che esistono da secoli come gruppi sociali e religiosi, con ruoli rituali e simbolici propri. Non nascono come identità individuali, ma come appartenenze comunitarie, e per questo non coincidono con le categorie LGBT occidentali, pur intersecandole.
Il Kinnar Annual Day è una giornata pubblica che riunisce comunità hijra, accademici, attivisti e realtà sociali che lavorano sui temi dell’inclusione e dei diritti. Non è un incontro “tra pari” in uno spazio protetto. È volutamente pubblico. È un momento in cui si parla davanti alle istituzioni, non solo tra persone che già si capiscono.
Per molte persone hijra, il percorso di vita è segnato fin dall’infanzia da rifiuto familiare, espulsione dalla scuola, difficoltà di accesso al lavoro e alla sanità. Non succede tutto in un colpo. Succede per accumulo. Porta dopo porta che si chiude.
In alcuni casi, l’unica possibilità di sopravvivenza diventa l’elemosina rituale o il lavoro sessuale. Non perché siano scelte “culturali”, come spesso viene raccontato per tranquillizzare chi ascolta, ma perché le alternative vengono sistematicamente negate.
Dentro questo quadro, una giornata come il Kinnar Annual Day è un atto politico importante. Rendere visibili delle vite che normalmente vengono tenute ai margini. Trasformare esperienze individuali in parola pubblica. Dire: esistiamo, parliamo, chiediamo risposte.
Come ha ricordato Prema, suora cattolica indiana impegnata da anni nel lavoro sul territorio, molte persone transgender sono costrette a elemosinare perché nessuno offre loro un lavoro.
Teme che abbiamo perso la capacità di apprezzare la varietà, la bellezza e la diversità nelle nostre famiglie, nelle nostre chiese e nella nostra società. Ma la sua determinazione per fortuna ci dice il contrario.
Così come ce lo dice la determinazione di tanti altri preti, suore, pastori, pastore, volontari, attivisti e persone dotati di carità attenzione per le persone transgender.
Allora, buon Kinnar day!

