Camminiamo insieme dal Buio alla Luce. Dalla Veglia di Bari

Testimonianze sulla Veglia per il superamento dell’omobitransfobia dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto del 5 giugno 2026, raccolte da Valeria e Luigi, volontari de La Tenda di Gionata
«Chiamare per nome significa riconoscere una storia, un volto, una dignità. Significa dire: tu non sei un errore, non sei uno scarto, non sei una minaccia». Queste parole dell’arcivescovo Giuseppe Satriano toccano il cuore delle oltre 120 persone riunite nella parrocchia del Sacro Cuore a Mola di Bari in occasione della Veglia diocesana per il superamento della omobitransfobia, e colgono il senso più profondo di questo incontro di preghiera.
Nella parte iniziale della celebrazione, grande emozione hanno suscitato le testimonianze di Francesca e di Alessandro, e il ricordo delle storie di tante vittime, tra cui Vanessa, Nadia, Massimo e Francesco, Beatrice, Fabio, Luca, Bruno, Alessandro, Paola, Antonio e Giuseppe: per non dimenticare il buio della sofferenza e dell’esclusione, ma anche per aprirci alla luce possibile che si scopre in un abbraccio, in una nuova famiglia, in una comunità che accompagna.
Nella sua riflessione, l’arcivescovo ha invitato noi, come comunità cristiana a «chiedere perdono per tutte le volte in cui qualcuno non si è sentito chiamato per nome, ma etichettato. Non accolto, ma sopportato. Non ascoltato, ma giudicato prima ancora di poter raccontare la propria vita», e ha ricordato che «Dio che non chiama per categorie, non riduce le persone a definizioni, ma chiama per nome». Da qui il segno: ciascuna persona presente ha attaccato sul crocifisso un biglietto con un nome e un atteggiamento positivo da coltivare. Un meraviglioso collage di nomi, di storie e di speranze in un mondo migliore.
Tante le risonanze: ne abbiamo raccolte alcune.
«L’immagine che custodisco della veglia è quella della chiesa immersa nel buio mentre risuonavano testimonianze di sofferenza, rifiuto e ricerca di un posto nella comunità ecclesiale. Quell’oscurità sembrava evocare le tante notti attraversate da chi si è sentito ai margini e invisibile. Poi la luce della Parola ha progressivamente illuminato l’assemblea, ricordandoci che Cristo continua a radunare tutti, tutti, tutti nel suo nome, senza preferenze. In quel passaggio dalle tenebre alla luce ho visto un segno della Pasqua: una Chiesa che, lasciandosi guidare dai vissuti delle persone, dai segni dei tempi e dallo Spirito Santo, abbandona le tenebre della paura e del pregiudizio per diventare grembo profetico di incontro, ascolto e di fraternità benedicente e generativa». Luana D’Onghia
«“Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende tutte le tue opere (Sal 139,14)”. Queste parole, risuonate durante la veglia con la musica di Debora Vezzani, mi hanno particolarmente commosso. In passato, ho creduto che non fossi un prodigio, ma un errore nella creazione di Dio. Per mezzo di momenti di dolorosa tribolazione, studio e confronto con le esperienze vive delle persone, ora durante la veglia ho pensato che quelle parole del salmo riguardano anche me. Ho ringraziato Dio per avermi portato qui e avermi reso un piccolo ingranaggio nella Chiesa, perché sveli al mondo che tutte le persone sono un prodigio». Pietro Armillotta
«Ho ascoltato con attenzione e commozione le testimonianze: erano persone che non chiedevano null’altro che il diritto di esistere. Due storie diverse, una più travagliata, ma le loro voci all’unisono desideravano solo un riconoscimento. Le parole del vescovo Satriano, che per la prima volta ha presieduto una veglia per il superamento dell’omobitransfobia, han fatto sì che lo sentissimo uno di noi. È stato attento alle fragilità delle persone LGBTQ+ e delle loro famiglie e ciò mi ha fatto ricredere sulla possibilità che anche la Chiesa cattolica possa rivedere la sua dottrina e adattarla ai tempi di oggi. Anche noi, poco più di 120 persone, eravamo tutte diverse per sesso, per età, per cultura, per vicissitudini, ma in tutte si intravedeva la stessa voglia di amore. Allora mi sono detto è questa la vera Chiesa, è la Chiesa che io voglio». Demetrio
«La veglia contro l’omobitransfobia che si è svolta quest’anno a Mola di Bari ha portato verso tutta la comunità LGBTQ+ barese e non, una ventata di accoglienza da parte della Chiesa e del mondo religioso, con grande solidarietà. Grazie Gesù per averci capito». Cristina Lapedota
Un momento coinvolgente e importante per tutte le persone presenti, un passo avanti per la comunità diocesana, in sintonia con tante altre diocesi italiane e con le riflessioni del cammino sinodale, per una Chiesa che sia sempre più voce del Vangelo e profezia di una umanità nuova.

