Cattolicesimo e femminismo possono stare insieme?
Articolo di Amirah Orozco, pubblicato sul settimanale cattolico America Magazine (Stati Uniti) il 12 dicembre 2024. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Il teologo svizzero del Novecento Hans Urs von Balthasar, riflettendo sul fatto che l’amore di Dio si estende a tutti, si interrogò sulla possibilità della salvezza universale nel suo libro Dare We Hope That All Men Be Saved? (Possiamo sperare che tutti siano salvati?). Spesso accusato dai critici più conservatori di aver aperto la strada a una forma di universalismo eretico, Balthasar si difese chiarendo il senso della sua posizione: «Non ho mai parlato di certezza, ma piuttosto di speranza» (Hans Urs von Balthasar, Dare We Hope That All Men Be Saved?, Ignatius Press).
Anche se può sembrare un interlocutore improbabile, ho trovato un punto di contatto tra quel libro, scritto quasi quarant’anni fa, e il nuovo volume di Julie Hanlon Rubio, Can You Be a Catholic and a Feminist? (edizione italiana: Si può essere cattolici e femministi?, Editore Marietti 1820, 2025). Entrambi gli autori scelgono la speranza invece della disperazione davanti alle contraddizioni e alle ambiguità.
La speranza che la chiesa cattolica possa diventare un luogo capace di ascoltare davvero le donne e anche le persone queer cresce e diminuisce, a volte in modo drammatico. Nel momento attuale il libro di Hanlon Rubio appare particolarmente opportuno. Dopo il Sinodo sulla sinodalità, si potrebbe leggere questo libro proprio per immaginare un possibile cammino in avanti, anche oltre le conclusioni stesse del sinodo.
Il libro di Hanlon Rubio compie un equilibrio non facile, quasi inevitabile per chi deve confrontarsi con migliaia di anni di testi, storia e dottrina. A questo si aggiunge la complessità di definire il femminismo nelle sue molte tradizioni, nei suoi testi e nella sua diversità. Di fronte a un compito che potrebbe risultare schiacciante per chiunque, Hanlon Rubio riesce a costruire una risposta chiara e ben organizzata alla domanda del titolo: si può essere cattoliche e femministe?
La risposta viene data già nell’introduzione, con un deciso “sì”.
Molti di noi potrebbero riconoscersi quando l’autrice racconta che non sempre questa è stata una domanda esplicita nella nostra vita. Io stessa mi rendo conto di quanto il rapporto di mia madre con il cattolicesimo — una lotta che ho capito essere insolita solo molti anni dopo, perché era visibile anche ai suoi figli — abbia influenzato la mia relazione con la chiesa, con la comunità dei credenti e con l’insegnamento cattolico. In mia madre vedevo incarnata una risposta “sì” a quella domanda, con tutte le sue imperfezioni.
Eppure, come osserva Hanlon Rubio, negli ultimi trent’anni qualcosa è cambiato. Una domanda che in passato rimaneva sullo sfondo è diventata sempre più centrale nel dibattito religioso.
Uno dei contributi più preziosi del libro è la sua onestà nel riconoscere il rapporto spesso difficile tra femminismo e cattolicesimo, senza cadere né nella condanna né nell’idealizzazione di una delle due tradizioni.
Hanlon Rubio si propone di «esplorare le tensioni, individuare le convergenze e mettere in luce strategie per un’appartenenza autentica attraverso diverse prospettive».
Per questo il libro può diventare una risorsa utile per chi percepisce questa tensione nella propria vita: nei seminari, nelle università, nelle scuole superiori, nei programmi di formazione delle chiese locali, nelle parrocchie, nella direzione spirituale o anche semplicemente nei gruppi di lettura.
Il volume è diviso in un’introduzione, otto capitoli organizzati attorno a otto temi e un capitolo conclusivo dedicato alla parola “appartenenza”.
Nel capitolo Being Authentically Human (Essere autenticamente umani), che pone le basi dell’intero libro, Hanlon Rubio sostiene che esiste una grande convergenza — o almeno poche contraddizioni — tra il cattolicesimo e alcune correnti del femminismo.
Nei capitoli dedicati al lavoro, al sesso e al matrimonio le convergenze sono meno evidenti, ma restano numerosi punti di risonanza. Nei temi del genere, della vita e del potere, invece, gli ostacoli sono più consistenti e possono essere superati solo cercando un percorso che permetta alle persone di vivere con autenticità. Il capitolo finale ritorna alla domanda centrale del libro.
La parola “appartenenza” dà un nome a quella che probabilmente è la dimensione più profonda della questione per molte persone: «La domanda non è “posso fare questo?”, ma piuttosto “posso essere questo?” oppure “posso appartenere?”».
Una ricerca dello Springtide Research Institute mostra che questa differenza è decisiva soprattutto per i giovani nel loro senso di solitudine. Secondo questa ricerca, esistono tre livelli di appartenenza: «sono notato», «sono chiamato per nome» e «sono conosciuto». L’autenticità che Hanlon Rubio cerca per le cattoliche femministe corrisponde proprio a questo terzo livello: essere davvero conosciute.
Riprendendo il pensiero del filosofo Charles Taylor, l’autrice spiega che le relazioni devono essere non strumentali e non provvisorie, e devono mantenere un equilibrio con la cura e l’affermazione di sé. Per chi vive il conflitto tra cattolicesimo e femminismo come una ferita, non basta essere notati o nominati: occorre poter essere conosciuti e poter vivere autenticamente.
Nel capitolo dedicato alla sessualità, Hanlon Rubio introduce l’idea di uno “spazio intermedio”, necessario per affrontare il problema della violenza sessuale. Questo spazio si colloca tra il movimento #MeToo e il silenzio della chiesa sulla violenza sessuale — dove l’“elefante nella stanza” è il grave insabbiamento di questi crimini all’interno della stessa chiesa cattolica.
L’autrice richiama sia l’insegnamento cattolico sul peccato sociale e sulla solidarietà sia gli strumenti del femminismo per parlare di sessualità nel contesto del patriarcato. Né un’eccessiva enfasi sui vizi e le virtù né una lettura puramente politica possono offrire una soluzione.
Questo concetto di “spazio intermedio” potrebbe in realtà essere applicato a gran parte del libro. Le cattoliche femministe vivono spesso in uno spazio liminale, dove l’appartenenza è minacciata dalla polarizzazione. (…)
Il libro di Hanlon Rubio si distingue da altri testi su questo tema perché promette — e mantiene — una grande attenzione alle storie e alle esperienze, non solo ai dibattiti teorici. È un libro scritto da una teologa accademica — lo si vede anche dall’ampiezza delle citazioni — ma non necessariamente per teologi accademici (anche se, come teologa accademica, ho comunque imparato molto leggendolo).
Uno dei capitoli più significativi in questo senso è quello dedicato alla vita, che affronta direttamente il dibattito sull’aborto, sia nella società sia all’interno della chiesa cattolica. Hanlon Rubio riconosce che «l’aborto rappresenta un caso difficile per il progetto di questo libro» e che su questo punto esiste una tensione che non può essere risolta completamente. Tuttavia, invece di limitarsi a concetti astratti, l’autrice ricorre a storie concrete: racconti di aborti spontanei, di maternità e di interruzioni di gravidanza. Sono storie che mettono al centro l’esperienza e le relazioni.
Il capitolo si conclude con un pensiero che nasce proprio da queste storie: come cattolici possiamo scegliere di ascoltare le donne e di fare nostro il dolore delle madri e dei bambini più vulnerabili. Per Hanlon Rubio è da qui che può iniziare un cammino verso un’autenticità reale — o almeno questa è la speranza che lei, io e molti altri condividiamo.
Il libro di Julie Hanlon Rubio è un’opera coraggiosa e piena di speranza. È una speranza che non diventa ingenuo ottimismo e un coraggio che non pretende di avere tutte le certezze. In un tempo segnato da un forte individualismo, in cui è facile lasciare che ciascuno “scelga per conto proprio” se e come essere cattolico o femminista, il progetto di Hanlon Rubio cerca invece di accompagnare le persone dentro questa tensione.
Tra queste persone potrebbero esserci il parroco che si sente scoraggiato quando vede un giovane, magari una persona queer, allontanarsi dalla comunità nonostante i suoi sforzi per farlo sentire accolto; oppure una madre che non sa come trasmettere ai figli una fede che sembra entrare in conflitto con altri valori che considera importanti; oppure tutte quelle persone che cercano di vivere con autenticità dentro l’ambiguità.
A tutte loro Julie Hanlon Rubio ha scritto una lettera di speranza e incoraggiamento.
Testo originale: “Two things can be true: Catholicism and feminism”


