Cattolici LGBT+ un’attenzione che cresce nella Chiesa italiana. La sfida? Accogliere tutti
Articolo di Luciano Moia pubblicato su AVVENIRE, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) il 13 febbraio 2026, pag.19
Una trentina di diocesi (italiane) impegnate in modo attivo, altrettante quelle dove si sono registrate iniziative episodiche, 58 realtà associative (di cristiani LGBT+ e i loro genitori) a livello nazionale o locale. E poi corsi di formazione, convegni, approfondimenti teologici impensabili fino a pochi anni fa.
La presenza dei cristiani Lgbt nella Chiesa italiana forma una mappa composita e in continua crescita. Soprattutto se si pensa che si tratta di un esordio recente, dieci anni appena.
Era infatti il 19 marzo 2016, quando papa Francesco firmava Amoris laetitia, l’Esortazione apostolica sull’amore in famiglia frutto di due Sinodi dei vescovi, che per la prima volta sollecitava in modo esplicito la Chiesa ad accompagnare le persone omosessuali «per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita».
Un invito che è stato raccolto? Cosa è cambiato in questi dieci anni nell’attenzione e nella consapevolezza delle nostre comunità?
Occorre anche considerare che dopo Amoris Laetitia sono arrivati gli Strumenti di lavoro e la Relazione finale del Sinodo dei giovani (2018), con una nuova sollecitazione a favorire percorsi di accompagnamento per le persone omosessuali, ma anche a promuovere «una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale» nell’ambito dell’affettività e della sessualità. Indicazioni che la Chiesa italiana ha ripreso e confermato pochi mesi fa nel documento di sintesi del Cammino sinodale.
Insomma uno sviluppo coerente che ha portato la Chiesa a scoprire, finalmente in modo sereno, cancellando gli imbarazzi e le discriminazioni del passato, l’esistenza di autentici vissuti di fede.
«A partire dalla fase narrativa del Cammino sinodale i vescovi – osserva padre Pino Piva, gesuita, che svolge il suo ministero presso il Centro di spiritualità ignaziana di Bologna e si occupa anche di accompagnamento spirituale dei cattolici Lgbt e dei loro genitori – si sono resi conto della portata dei vissuti che venivano alla luce in tutto il Paese, senza distinzioni geografiche o sociali.
Ancor più significativo è il fatto che la richiesta di riconoscimento e accompagnamento non sia stata espressa solo dalle persone o i gruppi di cristiani Lgbt, ma dalle comunità cristiane, dal popolo di Dio; nelle sintesi diocesane questo è risultato chiaramente. Per questo le proposte contenute nel Documento finale hanno ricevuto più dei tre quarti dei consensi dell’Assemblea sinodale, fino alla quasi unanimità».
A delineare ancora meglio la presenza dei cristiani Lgbt nella Chiesa italiana è arrivata nei giorni scorsi una ricerca realizzata dall’associazione La Tenda di Gionata, la stessa che, in collaborazione con altre associazioni, aveva promosso lo scorso settembre (2025) il pellegrinaggio giubilare assieme a persone omosessuali e transgender.
Sono state censite 58 realtà formate da persone unite, oltre che dalla condizione antropologica, da una domanda di fede autentica e profonda. « Dal punto di vista sociologico – si legge nello studio – ciò che emerge non è un insieme omogeneo, ma una costellazione di realtà locali, spesso informali, che funzionano come spazi di riconoscimento, di sostegno reciproco e di rielaborazione del senso».
Circa l’81% delle realtà è composto prevalentemente da persone di tradizione cattolica; il 14% riunisce persone cattoliche ed evangeliche; il 5% nasce in ambito esclusivamente evangelico. «Questa distribuzione – osservano ancora gli autori – segnala una mobilità delle appartenenze e una capacità di attraversare confini confessionali che mette in crisi modelli rigidi di identità religiosa».
Ci sono gruppi che accolgono persone cristiane Lgbt assieme ai loro genitori e ad altre persone credenti. Ma ci sono anche gruppi formati soltanto dai genitori, mamme e papà intenzionati ad accompagnare nella fede i loro figli, mantenendo aperto un canale di dialogo con l’istituzione ecclesiale, là dove il confronto diretto risulta ancora difficile o carico di conflitti.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica ci sono 35 gruppi nelle diocesi del Nord Italia, 11 in quelle del Centro, 9 al Sud e nelle isole, uno nella Svizzera italiana e tre presenti solo in forma digitale.
In crescita, come detto, anche gli uffici pastorali diocesani che si rivolgono in modo esplicito alle persone Lgbt. Quanti sono? «Si tratta di una cifra che, grazie ad operatori pastorali e vescovi sensibili alla voce di queste persone, andrebbe continuamente aggiornata ma – riprende padre Piva – c’è un dato oggettivo: nel 2025 sono state circa 30 le diocesi italiane che hanno ospitato con una certa ufficialità le veglie di preghiera per le vittime di omofobia e transfobia.
Probabilmente questo non è un criterio sufficiente per indicare una vera “attenzione pastorale” per le persone Lgbt, ma certo è significativo. Una pastorale ufficialmente riconosciuta, o una attenzione pastorale in via di strutturazione a livello diocesano la troviamo in molte diocesi italiane, certamente in quelle che celebrano le “veglie”, ma anche in quelle che per ora preferiscono attendere una maggiore consapevolezza della comunità cristiana prima di proporre ufficialmente queste celebrazioni».
Perché, al di là dei numeri, i problemi rimangono. Il dibattito su cosa significhi concretamente accompagnare persone omosessuali e transgender a comprendere «la volontà di Dio nella loro vita» è tutt’altro che esaurito. Vuol dire entrare nelle loro scelte etiche? Invitarli a mettere da parte le loro storie di coppie? Questioni su cui si discuterà ancora a lungo.
«Accompagnare le persone omoaffettive e transgender a comprendere “la volontà di Dio nella loro vita” – osserva ancora l’esperto gesuita – significa prima di tutto riconoscerle nella loro dignità cristiana di figlie e figli di Dio, come ogni battezzato, tenendo conto anche della loro identità sessuale.
Solo successivamente la pastorale si interessa delle loro “scelte etiche”, secondo i criteri utili a tutti i cristiani, facendo in modo che queste scelte vengano compiute secondo il retto giudizio della propria coscienza, come ci dice il Catechismo (1776-1782)».
Infine va considerato che questo ambito sta diventando un interessante laboratorio ecclesiale di corresponsabilità pastorale e dinamica sinodale. Un esempio: il 13 gennaio scorso la Conferenza episcopale siciliana ha incontrato i rappresentanti dei cristiani Lgbt di Sicilia e dei loro genitori.
LA SCHEDA: Chiesa cattolica e persone LGBT+
Nella Chiesa (cattolica) «tutti sono invitati a entrare, ma non in quanto espressione o meno di una specifica identità. Invito una persona perché è figlio o figlia di Dio. Tutti sono i benvenuti, e possiamo conoscerci e rispettarci»: sono le parole con le quali Leone XIV risponde alla domanda di Elise Ann Allen sul tema delle persone Lgbt.
Parole contenute nell’intervista pubblicata in spagnolo a settembre e in questi giorni tradotta in italiano nel libro “Papa Leone XIV. La biografia” (Mondadori, 300 pagine, 22 euro). Le affermazioni di Prevost, come lui precisa, fanno riferimento a «ciò che Francesco ha affermato con molta chiarezza con quel: “Todos, todos, todos”».
La gente, aggiunge il Pontefice, «desidera che la dottrina della Chiesa cambi, e vuole che cambino gli atteggiamenti: io credo che dobbiamo cambiare innanzi tutto gli atteggiamenti, prima ancora di pensare a modificare ciò che la Chiesa insegna su una determinata questione. Mi pare molto improbabile, almeno nel prossimo futuro, che la dottrina della Chiesa cambi i propri insegnamenti sulla sessualità e sul matrimonio».
Tuttavia, nota ancora Leone XIV, «gli individui saranno accolti e ricevuti. Qualsiasi sacerdote ascolterà in confessione persone di ogni tipo, con ogni genere di difficoltà, di situazioni di vita e di scelte compiute». L’attenzione, inoltre, secondo il Papa, dev’essere quella di non accentuare la polarizzazione, proprio perché quello legato alle persone Lgbt è, sottolinea ancora Prevost, «altamente polarizzante».
Da queste indicazioni (accoglienza di tutti a prescindere dall’orientamento sessuale, affermazione della dottrina su sessualità e matrimonio, attenzione a non alimentare la polarizzazione) emerge lo stile che il Pontefice chiede a chi è chiamato ad accompagnare i credenti Lgbt.
Una missione delicata e complessa, che richiede preparazione e formazione. Su questo fronte non mancano iniziative e percorsi all’interno della Chiesa italiana e nelle comunità locali della Penisola, come testimonia la piccola “mappa” offerta in questa pagina, che fa il punto sulla situazione e mette in luce ricchezze e criticità. D’altra parte anche Leone XIV, nell’intervista concessa a Elise Ann Allen, ammette che questa sfida è ben presente nel suo pensiero.

