Che significa oggi essere delle persone transgender cattoliche?
Articolo di Christine Zuba,* pubblicato sul sito di Outreach (USA) il 29 dicembre 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Qualche giorno fa ero in una riunione Zoom con uno dei gruppi del programma Fortunate Families Transgender Accompaniment. Una delle partecipanti, madre di un giovane adulto transgender, mi ha detto: «Christine, sei sempre così ottimista!». Le ho risposto che da quando ho terminato il mio percorso di affermazione di genere, circa undici anni fa, sono una persona che vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Tuttavia, ci sono momenti in cui accade qualcosa – nel nostro governo, nella nostra Chiesa o nella nostra diocesi – che rende davvero difficile mantenere questo atteggiamento positivo.
Questo è uno di quei momenti. Il mese appena trascorso [dicembre 2025, NdT], ad esempio, non è stato un buon mese. Per una persona transgender è un periodo pieno di preoccupazioni e grande paura.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una serie di azioni ben congegnate, portate avanti con impegno costante da parte di politici, influencer e leader religiosi, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, per far regredire i progressi della comunità LGBTQ e in particolare i diritti delle persone transgender. Secondo l’UCLA Williams Institute, School of Law, circa 2,8 milioni di americani (meno dell’1% della popolazione statunitense) si identificano come persone transgender.
Negli Stati Uniti milioni di americani perderanno presto la loro assistenza sanitaria. Allo stesso tempo, migliaia di migranti (e persino alcuni cittadini statunitensi) vengono rapiti per strada, trascinati via dalle loro case, separati dalle loro famiglie e deportati chissà dove. E su cos’altro si sta concentrando il nostro governo? Su meno dell’1% della popolazione.
Quasi ogni giorno, le persone transgender vengono demonizzate attraverso menzogne, tattiche intimidatorie e minacce. Abbiamo assistito a decreti di divieto di accesso ai bagni pubblici, barriere per la pratica dello sport e per l’accesso ad altri eventi, limitazioni all’assistenza sanitaria, espulsione delle persone transgender dall’esercito, restrizioni sui passaporti, solo per citare alcune delle misure adottate dal governo federale, statale e locale. Siamo davvero una minaccia così grande per la società?
A dicembre, il governo federale statunitense ha intensificato la sua campagna contro le persone transgender e le loro famiglie. Sarah McBride, membro del Congresso del Delaware e prima persona transgender eletta alla Camera dei Rappresentanti, ha denunciato quella che ha definito l’«ossessione» del Partito Repubblicano nei confronti delle persone transgender. Basti pensare a quanto è successo di recente:
- la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che vieterebbe a livello nazionale l’assistenza sanitaria per i percorsi di affermazione del genere per le persone transgender minorenni, imponendo pene detentive fino a dieci anni ai fornitori di tali servizi (se Dio vuole, questo disegno di legge non sarà approvato dal Senato).
- i legislatori dello Stato della Florida hanno proposto di rendere illegale per i datori di lavoro statali, provinciali e locali emettere provvedimenti disciplinari o licenziare i dipendenti che molestano o bullizzano i loro colleghi transgender. Il bullismo e le molestie nei confronti delle persone transgender sarebbero quindi legali.
- Il Dipartimento della Salute e dei Servizi alla Persona, guidato dal segretario Robert F. Kennedy Jr., ha proposto una norma che vieta a qualsiasi ospedale che riceve finanziamenti dalle organizzazioni assicurative Medicare o Medicaid di fornire cure di affermazione di genere ai giovani transgender, pena la perdita di tutti tali finanziamenti (i finanziamenti Medicare e Medicaid rappresentano in genere circa il 45% delle entrate degli ospedali). La possibilità di accedere all’assistenza sanitaria per i percorsi di affermazione di genere per i giovani transgender sarebbe quindi eliminata.
I genitori delle persone transgender minorenni, il cui interesse principale è il benessere fisico, mentale e spirituale dei propri figli, non potranno più aiutare i propri figli ad ottenere le cure che loro e i loro medici ritengono necessarie, compresa l’adeguata consulenza psicologica che può significare la vita o la morte per un giovane. Già ora, famiglie con bambini o adolescenti transgender si sono trasferite in altri Stati per motivi di assistenza sanitaria e sicurezza. Allo stesso modo, molti adulti transgender si sono trasferiti o stanno valutando di trasferirsi in altri Paesi per motivi di lavoro e sicurezza. Non ci sono dubbi: l’assistenza medica per gli adulti transgender sarà il prossimo obiettivo.
La ricerca della felicità
Qualche settimana fa ho letto un post su Facebook in cui il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi ordinava all’FBI di creare un sistema di ricompense in denaro, una sorta di “taglia”, per incoraggiare chiunque a condividere informazioni sugli «attivisti transgender», descritti come parte di «gruppi terroristici interni».
Il mio primo pensiero dopo aver letto questa notizia è stato che fosse così assurda che doveva trattarsi di un falso generato dall’intelligenza artificiale o forse di un’altra tattica di “diversione e distrazione” del Progetto 2025 [progetto politico di stampo conservatore avviato da sostenitori del presidente degli Stati Uniti]. Una rapida ricerca su Google, purtroppo, ha dimostrato che la notizia era vera.
Sono rimasta immobile, in silenzio, poiché nessuna parola poteva esprimere il misto di dolore e rabbia che si agitava dentro di me; gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Non era una rabbia diretta contro qualcuno, piuttosto era una tristezza per aver permesso che la nostra nazione, e il nostro mondo, degenerassero in una società maccartista-orwelliana, dove troppo spesso la disinformazione, le falsità e le menzogne vengono ripetute con tale frequenza da essere credute.
La Dichiarazione di Indipendenza afferma, come ogni americano sa, che siamo tutti dotati dal nostro Creatore dei diritti inalienabili di «Vita, Libertà e Ricerca della Felicità». Questo è tutto ciò che chiedono le persone transgender, né più né meno. Perché la nostra stessa esistenza generata tanta paura e turbamento che i legislatori e altri vogliono cancellare le nostre vite, negare la nostra «ricerca della felicità» e punire coloro che sostengono i nostri diritti?
Sono una persona transgender di oltre sessant’anni, ho avuto la grande fortuna di avere amici, una famiglia che mi sostiene, assistenza sanitaria (compresa Medicare) e un ambiente parrocchiale accogliente. Il mio mondo personale sembra tranquillo, per ora. Tuttavia, con l’assalto quotidiano di bugie e falsità che influenzano negativamente l’opinione pubblica su di noi, e con i discorsi sulle “taglie”, chi può sapere cosa ci aspetta? Ora, nella «terra della libertà», devo guardarmi le spalle.
Dov’è la Chiesa?
Da persona cattolica mi chiedo spesso: dov’è la nostra Chiesa in mezzo a questi attacchi? La dottrina della Chiesa non sostiene forse che ogni persona è sacra, ha dignità, che siamo tutti fatti a immagine di Dio? Gesù non si è rivolto proprio a coloro che erano considerati “diversi”? Il Catechismo non ci chiede forse di trattare tutti con «rispetto, compassione e sensibilità»?
Le dichiarazioni e le decisioni negative da parte del nostro governo possono solo portare a renderci bersagli, a far crescere l’odio e, purtroppo, alla violenza contro di noi. Quindi, come sta reagendo la Chiesa al bullismo, alle molestie e alla violenza?
Qualche giorno fa sono stata intervistata sulla mia vita di persona cattolica transgender e mi è stato chiesto: «Cosa deve fare la nostra Chiesa per accogliere i cattolici transgender?»
La mia risposta: la nostra Chiesa deve accogliere tutti, non solo le persone transgender o LGBTQ, ma tutti, compresi coloro che vivono ai margini. Non importa se sei ricco o povero, che aspetto hai o da dove vieni.
La nostra Chiesa è nata proprio valorizzando queste differenze. San Giovanni Battista, che annunciò la venuta di Gesù, indossava abiti di pelle di cammello e una cintura di cuoio, e mangiava locuste e miele nel deserto. In altre parole, Giovanni era diverso. Ovviamente non sto dicendo che fosse transgender o LGBTQ, ma era sicuramente “diverso”. In seguito, Gesù stesso si prese cura di coloro che erano “diversi”, di coloro con cui gli altri non parlavano e ai quali non si avvicinavano. Pensate a quante volte Gesù prende come modelli e parla con uomini e donne samaritani che erano chiaramente considerati “altri” dalla maggior parte del popolo ebraico dell’epoca. Pensate a quante volte Gesù trascorre del tempo con tutti i tipi di persone che si sentono emarginate: i lebbrosi, gli esattori delle tasse e persino i centurioni romani.
Una mia amica avrebbe dovuto parlare recentemente in due diverse iniziative di pastorale LGBTQ, condividendo la sua vita come persona transgender e cattolica, in un evento che avrebbe dovuto svolgersi nei locali della parrocchia. All’ultimo minuto, la diocesi è intervenuta per bloccare entrambe le presentazioni. Fortunatamente, è stata trovata un’altra sede (non cattolica) e gli incontri si sono svolti lo stesso.
Di cosa ha tanta paura la nostra Chiesa da dover cancellare persino le opportunità di conoscere meglio le persone transgender? Persino papa Francesco, verso la fine del suo pontificato, incontrava ogni mese persone transgender per ascoltarle e imparare da loro. Non siamo fonte di scandalo o confusione (caratteristiche spesso utilizzate per metterci ai margini o allontanarci dalle comunità di fede). Siamo esseri umani con piena dignità. La confusione sta in coloro che rifiutano l’incontro.
Le nostre vite sono reali. Sempre più persone che siedono nei banchi della chiesa – almeno negli Stati Uniti – stanno imparando a conoscerci. A livello locale, sempre più pastori, diaconi, vescovi, cardinali, membri di ordini religiosi e responsabili laici di gruppi cattolici ci ascoltano per capirci meglio.
Con le terribili dichiarazioni e le norme proposte nel nostro Paese (e in tutto il mondo), abbiamo più che mai bisogno che la gerarchia della Chiesa alzi la voce e dica, riguardo a questa crescente persecuzione delle persone transgender: «Basta! Per favore! Tutto ciò è sbagliato!». A livello nazionale e mondiale, abbiamo un disperato bisogno delle voci delle guide cattoliche per aiutarci ad alzare la nostra voce.
Tradizionalmente, il 31 marzo è il Transgender Day of Visibility, un evento annuale che celebra le persone transgender, riconoscendo il loro contributo alla società e sensibilizzando l’opinione pubblica sulla discriminazione che subiamo.
Ma, dato l’attuale clima di paura e odio, forse ogni giorno dovrebbe essere il Transgender Day of Visibility. Non possiamo permettere che siano gli altri a dettare la narrazione delle nostre vite. Dobbiamo rimanere visibili e, soprattutto, sentirci al sicuro, fiduciosi nella consapevolezza che Dio ci ama profondamente.
* Christine Zuba è una donna cattolica transgender e ministro dell’Eucaristia presso la Chiesa del Gesù a Detroit, Michigan (USA), e la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Turnersville, New Jersey. Christine fa parte del consiglio di amministrazione di Fortunate Families, Inc. ed è membro del programma pastorale Fortunate Families Transgender Ministry.
Testo originale: What is it like being Catholic and transgender?

