Chi ha ucciso Charlie Kirk?
Riflessioni di Massimo Battaglio
Già: chi ha ucciso Charlie Kirk? Non è mica detto che sia un gay o un trans fuori di testa, stufo dei suoi proclami invitanti all’odio. Potrebbe essere stato un ebreo o un mussulmano, un nero, una donna che ha abortito o perché no un disabile. Perché Kirk ha avuto buone parole per tutti loro: parole d’odio finalizzate a generare altro odio in funzione essenzialmente elettorale.
Ma chiunque lo abbia ucciso, ha fatto male, anzi, malissimo, per diverse ragioni. La prima è che all’odio non si risponde con altro odio. Per quanto sia una risposta apparentemente logica, non fa altro che alimentarne ancora.
Una seconda ragione è che il valore della persona prescinde dalle sue idee anche quando, come in questo caso, non si stratta solo legittime idee controcorrente ma di vere e proprie idee criminali. Non importa. Queste idee non giustificano l’uccisione di chi le ha propagate.
E la terza ragione sta nel sillogismo che, fin troppo facilmente, si potrebbe generare per reazione: se Kirk è stato ucciso da un attivista scivolato nel terrorismo, sia esso LGBT+ o nero o ebreo, mussulmano o disabile, allora tutti gli attivisti (LGBT+ o neri, ebrei, mussulmani o disabili) sono propensi al terrorismo.
Chi ha sparato, se davvero agisce per qualche causa, ha fatto un pessimo servizio alla causa stessa e a chi la persegue con onestà e nonviolenza.
Le idee sbagliate si sconfiggono proponendo altre idee con la forza pacifica della nonviolenza. Punto.
Detto ciò, non possiamo non capire (senza giustificare) chi, di fronte a questa tremenda notizia, ha provato un moto di gioia. In casi come questi, è umano, anche se è errato, illudersi che quell’atto, forse terroristico o semplicemente folle, possa in qualche modo porre fine a valanghe di insulti e di conseguenti ingiustizie e paure.
E’ un’illusione sciocca e in quanto tale va allontanata. Ma è una di quelle illusioni che risiedono nel profondo della psiche. Serve qualche attimo, per razionalizzarla.
Prima di dare giudizi sulla morte di Kirk (comunque esecrabile), forse è il caso di ricordare chi fosse in vita. Ci accorgeremo che la legge per cui l’odio alimenta altro odio si può applicare innanzitutto a lui e che il suo assassinio non fa che convalidarla.
Eviteremmo così di cadere nella tentazione opposta, cioè che, siccome ha subito una morte violenta, il suo pensiero diventa automaticamente giusto.
- Kirke definiva le università come “isole di totalitarismo”;
- Sosteneva l’estrazione e l’uso di combustibili fossili ed era un negazionista del cambiamento climatico;
- Sosteneva che l’aborto sia un omicidio e dovrebbe essere punito come tale addirittura in caso di stupro;
- Sugli ebrei, dichiarò che “stanno arrivando all’inquietante consapevolezza”;
- Sui neri, faceva battute come: “Se vedo un pilota nero, penserò qualcosa tipo: ‘Ehi, spero che sia qualificato”;
- Di Martin Luther King disse: “solo un uomo… uno molto imperfetto, per giunta” e una “creazione mitologica antirazzista degli anni ’60”. “La vacca sacra dell’America moderna”. “Terribile… non una brava persona”;
- Di George Floyd diceva che è uno “stronzo”. Sugli eventi del 6 gennaio 2021 diceva che “se osi entrare nel Campidoglio degli Stati Uniti e scattarti un selfie, ti metteranno in isolamento”;
- Sul COVID, diffuse false informazioni e teorie del complotto;
- Promosse false (e smentite) affermazioni riguardanti una frode elettorale;
- Sulla questione LGBT, citava il Levitico per giustificare la lapidazione per le persone omosessuali. E’ “La perfetta legge di Dio quando si parla di sessuali”, diceva;
- Dell’Islam: “Non è islamofobia notare che i musulmani vogliono importare in Occidente valori che cercano di destabilizzare la nostra civiltà”;
- Promuoveva le armi libere su tutto il territorio americano.
Che facesse tutto ciò in nome di una fede religiosa – come stanno facendo alcuni per giustificarne il pensiero – è ancora più grave perchè non esiste religione, almeno oggi, che propugni idee bislacche come quelle che lui proclamava (credendoci?).
Chi asserisce queste enormità, o è un fanatico, o sta a sua volta giocando sporco, malcelando il proprio fine unicamente politico.
Qualcuno arriva a definirlo “martire della fede cattolica”, sperando che nessuno si accorga che non era cattolico manco per un pelo. Kirk era un evangelico, anzi, un “cosiddetto” evangelico, figlio di quella falsa libertà religiosa americana che permette a chiunque di fondare una propria chiesa, col risultato di alimentare un arcipelago di sette che, di cristiano, hanno solo il nome.
Attenzione: per essere santi, non è certo necessario essere proprio cattolici. Ma, almeno per rispetto, nessuno di noi si è mai sognato di proporre la canonizzazione cattolica di ben più alti testimoni della fede, come appunto Martin Luter King o Dietrich Bonhoeffer, Simone Weil o Alice di Battenberg. Rendiamo onore alle loro persone ma evitiamo manipolare la loro fede.
E per favore, visti gli esempi citati, si eviti di accostarli anche lontanamente a Kirk. Si farà solo una gran brutta figura e torneremmo a un sillogismo simile a quello di cui sopra: siccome alcuni sedicenti cattolici sono svalvolati, allora tutti i cattolici sono svalvolati.
Spiace per Kirk, che meritava di cambiare testa, non di essere ammazzato. Spiace per il clima violento in cui stiamo vivendo, per l’affermarsi della logica disumana per cui, per battere l’avversario, basta eliminarlo fisicamente.
Siamo addolorati per la famiglia che lascia e per la giovane moglie. Ma non esageriamo con l’incenso, che, in dosi troppo massicce, è nauseante.

