Chiesa cattolica e persone transgender: ascoltare e accompagnare, strumenti per il discernimento
Intervista di Giampaolo Petrucci a padre Pino Piva* pubblicata sul quindicinale Adista Segni Nuovi del 19 settembre 2026, n. 31, pp. 14-15.
Oltre le barricate ideologiche, l’ascolto e il Vangelo al centro è la strada indicata dal libro “Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali“** (Ed. Queriniana, Brescia 2026, pp. 272), curato dal gesuita e operatore pastorale p. Giuseppe Piva e dal filosofo e docente di Filosofia Damiano Migliorini.
In un dibattito sociale, teologico e pastorale spesso impantanato in schemi concettuali rigidi, questo testo propone un metodo alternativo: non parla di temi ma di persone transgender, a partire dalle loro vite. Nella prefazione il cardinale arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia (per il quale «prima delle idee vengano le persone») e nei contributi di Antonio Autiero, Carlo Casalone, suor Luisa Derouen, suor Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri e Cristina Simonelli, a partire dalla propria disciplina, cercano di offrire alle comunità cristiane un rigoroso strumento per il discernimento. Non dunque ricette preconfezionate. Ne emerge un invito stringente a rinnovare la prassi pastorale nel segno di un’accoglienza non giudicante, per una Chiesa cattolica capace di farsi casa accogliente per ogni persona.
Nella prefazione, il card. Battaglia invita a «non fuggire» e a vivere, anche nella Chiesa, un tempo nuovo, di ascolto e discernimento, di accompagnamento e non di giudizio, perché «nessuno è escluso dal cuore di Dio».
Il focus del card. Battaglia è la comunità cristiana; italiana in particolare, ma certamente anche la Chiesa universale. A partire dai frutti del Sinodo Universale e del Cammino Sinodale Italiano; ascoltando i discorsi del papa, Francesco prima e Leone oggi, mi pare che il card. Battaglia non si stia affatto sbagliando.
La direzione di cammino che la Chiesa ha deciso di intraprendere mi pare ormai molto chiara: ascolto e non giudizio, per un opportuno discernimento che indichi alla Chiesa le modalità opportune e necessarie di un vero accompagnamento delle persone di oggi. Anche nella Chiesa ci sono modalità da rivedere, categorie da “aggiornare” (nel senso dato a Giovanni XXIII a questo termine), prassi da riformare; ma di questo la Chiesa ne è consapevole e grazie al Cammino Sinodale se ne sta assumendo la responsabilità.
Sul tema dell’accoglienza delle persone omoaffettive e transgender, siamo davvero a un punto di svolta o ancora oggi dominano forze che resistono al cambiamento? Potrebbe la Chiesa cattolica, così come nel dibattito su migranti, povertà, pace, disarmo e clima, imporsi per una leadership morale alternativa a una società sempre più chiusa in battaglie identitarie e di retroguardia?
Anche nella Chiesa ci sono sacche di resistenza – economicamente e mediaticamente potenti – ma, appunto, sono “sacche” numericamente povere; povere anche evangelicamente, che hanno poca presa nella vita ordinaria delle comunità cristiane perché il loro interesse è fondamentalmente politico. La Chiesa ne sta prendendo sempre più consapevolezza e quindi distanza, oggi più che sempre; credo di poterlo dire proprio a partire dai temi che hai citato: migranti, povertà, pace, disarmo e clima, temi prioritari per il pontificato di Leone XIV.
Per quanto riguarda le persone LGBT+ (persone omoaffettive e transgender) si sono aperte importanti occasioni di discussione molto, molto esplicite (gruppo 9 del Sinodo Universale; il Cammino Sinodale Italiano e i nn. 30-31 del Documento di Sintesi) che fanno capire che nella Chiesa non si può più tornare indietro; si può solo andare avanti… magari con una marcia ancora ridotta, per ora, ma si può solo andare avanti. Le persone omoaffettive e transgender già dentro la Chiesa, magari in forma anonima, si stanno riappropriando ora della loro dignità battesimale ed ecclesiale, stanno emergendo, e stanno partecipando alla vita concreta delle comunità ecclesiali a tutti i livelli. I vescovi che hanno partecipato al Convegno nazionale degli operatori di pastorale con persone omoaffettive e transgender dello scorso 4 Settembre hanno registrato questa emergenza ecclesiale.
Le storie di vita raccolte nel libro raccontano di fede, rinascita ma anche sofferenza. Raccontano spesso le difficoltà di famiglie, comunità e pastori che non hanno strumenti o rifiutano di accogliere il «desiderio di verità di sé» di queste persone. Cosa deve cambiare nella Chiesa, anche a livello di magistero, per sostenerne l’accompagnamento?
Credo di poter dire – e spero davvero di non essere smentito – che nella Chiesa in generale, e nelle chiese particolari, da parte dei pastori o degli operatori pastorali in senso più ampio, non ci sia malafede o chiusura ideologica nei riguardi delle persone omoaffettive e transgender in particolare. No, la mia esperienza di questi anni, invitato dai vescovi in giro per le diocesi italiane, mi convince di una disponibilità di fondo e desiderio di vicinanza e accompagnamento evangelico per tutti, anche per le persone omoaffettive e transgender, in particolare quelle che già appartengono alla comunità cristiana.
Piuttosto constatiamo tanta, tanta ignoranza, mista a timore – fino a vera e propria paura – che i principi fondamentali della fede cristiana vengano messi in discussione. È molto diffusa una idea sbagliata di “tradizione” che più che dei fondamenti della dottrina si nutre di pre-comprensioni culturali, prese come “verità di sempre” e immutabili, quando invece sono storicamente identificabili. Per questo è davvero urgentissima – per i nostri tempi come anche per molti altri – una autentica formazione biblica. Ci siamo accorti di una profonda ignoranza della Sacra Scrittura, come se il rinnovamento biblico seguito al Vaticano II non ci fosse mai stato.
Questo è molto pericoloso. E poi una profonda ignoranza dal punto di vista teologico e dottrinale, in particolare in ambito morale: molte persone che citano il Catechismo (e la Bibbia) contro una pastorale con persone omoaffettive e transgender non lo hanno letto, non lo hanno studiato e approfondito… Il deposito della fede cristiana è troppo importante per essere ridotto a slogan da lanciare contro le persone.
Ci sono certamente espressioni e categorie culturali sottese a certe affermazioni che devono essere “aggiornate” (nel senso dato a Giovanni XXIII a questo termine) perché possano rimanere fedeli e trasparenti alla verità del Vangelo, certo; ma in questo la Chiesa si sta assumendo la responsabilità grazie alla dinamica sinodale, ormai in moto.
I documenti del magistero devono essere letti e studiati in modo approfondito, tenendo conto dei contesti culturali e sociali a cui volevano rispondere; io sono certo che in essi troviamo i veri fondamenti di una autentica pastorale con persone omoaffettive e transgender. I pastori che non sanno accogliere e riconoscere la dignità umana e cristiana di queste persone – transgender in particolare – dovrebbero tornare ai fondamenti della fede, del Vangelo, che con una immensa sapienza non distingue mai, mai, mai, l’Amore dalla Verità; la Misericordia dalla natura stessa di Dio.
In questo libro scienza, antropologia, filosofia, teologia, pastorale dialogano e si alimentano tra loro. Eppure sull’accoglienza delle persone omoaffettive e transgender, ma anche su altri temi (clima, vaccini, ecc.), spesso si ritiene che la fede debba contrapporsi alla scienza per tutelare verità immutabili nel tempo…
Nella storia della Chiesa c’è sempre stata questa dialettica, soprattutto quando alcune persone di Chiesa si convincono che la missione della comunità cristiana sia la “difesa dei costumi” e si dimenticano l’evangelizzazione (che mette sempre in discussione i “costumi” culturali). Ricordiamo le fatiche di San Tommaso D’Aquino nel proporre “nuovi” paradigmi filosofici e culturali – meglio dire “diversi” visto che l’aristotelismo non era propriamente “nuovo” – rispetto al neoplatonismo imperante nella comprensione della fede cristiana del primo millennio.
Le difficoltà del Sant’Uffizio nella questione “Galilei”, nel poter comprendere che la Sacra Scrittura è una fonte viva per comprendere la vita e la realtà in relazione a Dio, una luce per l’esistenza, e non un trattato di cosmologia o di scienze naturali; e oggi anche il Vaticano ha il suo posto autorevole negli studi di Astronomia. Pensiamo ancora alla difficoltà da parte della Chiesa ad accogliere un metodo scientifico nell’intendere la Sacra Scrittura prima di tutto come testo letterario, espressione di culture diverse e molto specifiche; e come da questa nuova comprensione ne sia scaturita una ricchezza biblica spirituale e dottrinale importantissima. La dialettica scienza-fede c’è sempre stata, e la Chiesa nella sua millenaria sapienza e prudenza se ne è sempre fatta carico… anche se dopo conflitti interni aspri con “morti e feriti”, certo, questo lo dobbiamo ammettere.
Cosa c’è di nuovo oggi nel rapporto fede-scienza?
Oggi mi pare che anche sulla condizione biologica ed esistenziale delle persone transgender la Chiesa si stia rendendo conto d’essere ignorante, d’aver bisogno di conoscere, approfondire e quindi di contribuire con il suo sguardo prudente e attento alla dignità dell’essere umano in sé. Si rende conto di aver bisogno di riprendere e rileggere in modo efficace riferimenti biblici che sembravano ormai sorpassati e inutili, come quelli riferiti agli “eunuchi”; ma soprattutto sente di dover chiedere aiuto, in ambiti scientifici che non le competono direttamente, ma che sono importanti per una maggiore comprensione antropologica. Mi pare di trovare nella Chiesa questo sano atteggiamento di fondo.
Ci sono tuttavia molte resistenze, che provocano dolore e ingiustizie ma, come dicevo, questa dialettica c’è sempre stata. Alcuni individui, anche di Chiesa, hanno più a cuore posizioni di potere culturale, politico e sociale più che il Vangelo, ma questo c’è sempre stato; da parte mia ritengo che la Chiesa, la comunità cristiana universale fondata sul Vangelo, abbia chiara la sua missione, pur con le difficoltà storiche e culturali che sempre l’hanno caratterizzata.
* Giuseppe “Pino” Piva, gesuita e sacerdote, si occupa da anni di accompagnamento spirituale e pastorale. Ha insegnato teologia spirituale e accompagna persone e gruppi attraverso gli esercizi spirituali ignaziani. Il suo incontro con le esperienze dei cristiani LGBTQ+ risale ai primi anni Duemila e lo ha portato, negli anni, ad accompagnare gruppi e percorsi pastorali in diverse diocesi italiane. Tra le sue pubblicazioni: Giuseppe Piva, Dignità e responsabilità. Un cammino di liberazione spirituale per tutt*, Il Pellegrino, Roma 2024; Andrea Grillo, Aristide Fumagalli, Giuseppe Piva, La (non) benedizione delle coppie omosessuali. Questioni critiche in Fiducia supplicans, Queriniana, Brescia 2024.
** Il libro. Damiano Migliorini e Giuseppe Piva (a cura di), Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali, prefazione del cardinale Mimmo Battaglia, Queriniana, Brescia 2026, 272 pp. Il volume raccoglie contributi di diverse discipline e testimonianze, mettendo in dialogo esperienza, scienze umane, filosofia, teologia e pastorale per offrire strumenti di conoscenza e discernimento sull’accompagnamento delle persone transgender.


