Come cristiani non possiamo tacere davanti ai fatti di Camaiore
Riflessione della Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
La Chiesa Evangelica Valdese di Lucca, con le sorelle e i fratelli con i quali organizziamo, da tanti anni, la fiaccolata e la veglia ogni anno, il 17 maggio per il superamento dell’omobitransfobia, si unisce alle voci di sgomento di fronte al crimine commesso a Pieve di Camaiore.
Un padre ha tolto la vita al proprio figlio e alla propria moglie, non sapendo compiere il mandato fondamentale di ogni genitore: amare, accogliere e accompagnare la vita dei propri figli e figlie nella loro unicità.
Dietro a ciò che molti giornali chiamano “follia” si nasconde un atto di violenza patriarcale che nega la libertà e l’autodeterminazione delle persone.
Come chiesa siamo convinti che ogni simile atto di violenza (sia esso omofobo/transfobico o un femminicidio) richieda una riflessione sulla realtà sociale, religiosa e politica in cui viviamo, ossia un’analisi critica su noi stessi/e.
Questa riflessione scaturisce dall’evangelo della grazia di Dio e ne esplicita le conseguenze sociali e politiche, a prescindere dalla griglia interpretativa che usiamo per leggere l’accaduto.
Sono passati appena due mesi dalla fiaccolata e dalla veglia contro l’omolesbobitransfobia tenutesi nella città e nella Chiesa Valdese di Lucca.
In quell’occasione abbiamo riflettuto sul passo biblico del profeta Isaia: «Non temere, perché ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome» (Isaia 43,1). Questa promessa di Dio vale per tutt* i suoi figli e le sue figlie, indipendentemente da chi amano o da come vivono.
Le parole violente e menzognere di esponenti della politica e della religione creano il contesto in cui, come credenti e chiesa, siamo chiamati/e a testimoniare l’evangelo oggi.
Nel reagire a tali parole e alle azioni che troppo spesso ne derivano ci sentiamo vincolati/e a prendere posizione, in nome di Cristo, contro tutto ciò che “soffoca la verità nell’ingiustizia” (Rom 1,18)

