Come la teologia queer può rinnovare la chiesa cattolica
Articolo di Phoebe Carstens pubblicato su New Ways Ministry (Stati Uniti) il 13 febbraio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
In un nuovo saggio, il cattolico transgender Maxwell Kuzma racconta come la teologia queer possa aiutare il cattolicesimo a ritrovare il suo cuore liberante, riportando la chiesa cattolica a «un Vangelo radicato nella dignità, nella solidarietà e nella libertà piuttosto che nella paura».
Scrivendo in una rubrica per il National Catholic Reporter intitolata Queer theology can help church recover Gospel roots (La teologia queer può aiutare la chiesa a recuperare le radici del Vangelo), Kuzma riflette su come il cattolicesimo abbia sempre dovuto confrontarsi con il proprio tempo storico.
A volte, dice, lo ha fatto «con coraggio e immaginazione», altre volte «con violenza, repressione e paura».
«Troppo spesso le istituzioni cattoliche si sono schierate dalla parte del potere invece che dalla parte della liberazione. Eppure, accanto a questa storia, ne scorre un’altra: una tradizione radicata nella resistenza, nella giustizia e nella fedeltà alle affermazioni più sconvolgenti del Vangelo».
Kuzma richiama la grande tradizione di santi e voci profetiche della liberazione — come Oscar Romero, Dorothy Day, Lawrence of Rome e Thea Bowman — e propone la teologia queer della liberazione come «una lente attraverso cui la chiesa può recuperare il suo nucleo liberante». Non si tratta solo di parlare delle persone LGBTQ+, ma di cambiare sguardo: un modo di vedere che mette in discussione norme rigide, gerarchie e schemi binari.
Ricorda che la teologia della liberazione nasce in America Latina a metà del Novecento e si sviluppa in dialogo con la dottrina sociale cattolica, che afferma la sacralità della vita, l’immutabilità della dignità umana e la priorità dell’impegno verso i poveri e le persone più vulnerabili.
«La teologia della liberazione è nata come un modo di pensare Dio dal basso, a partire dalle vite reali e non da dottrine astratte. Invece di partire dal punto di vista di chi detiene potere o prestigio sociale, mette al centro chi è stato spinto ai margini e prende sul serio le loro vite come luoghi in cui Dio è già all’opera».
La teologia queer della liberazione, continua Kuzma, è pienamente coerente con la tradizione cattolica di giustizia sociale:
«Non è semplicemente una teologia sulle persone LGBTQ+, ma una prospettiva morale e spirituale più ampia, fondata sugli stessi valori custoditi dall’insegnamento sociale cattolico: dignità umana, coscienza personale e profonda attenzione verso chi rischia di essere scartato. Comprende l’autorità in Cristo non come dominio o controllo, ma come chiamata a resistere al male, a prendersi cura gli uni degli altri e a partecipare all’opera liberatrice di Dio attraverso l’umiltà e il servizio».
Secondo Kuzma, oggi più che mai la chiesa cattolica ha bisogno di questa tradizione. Viviamo in un tempo segnato da violenza, divisione e odio crescente, mentre movimenti cattolici conservatori e di estrema destra diffondono messaggi teologici che rafforzano sistemi di dominio politico e oppressione.
La dimensione queer e la teologia queer offrono un’alternativa: interrompere sistemi rigidi di divisione, mettere in discussione gerarchie cristallizzate, aprire nuove prospettive. Kuzma cita la sacerdotessa episcopale e stratega politica Elizabeth Edman e il suo libro Queer Virtue, che mette in luce alcuni principi fondamentali della teologia queer della liberazione.
Riassume così il cuore del suo pensiero:
«Come scrive Edman, il cuore della virtù queer è semplice: il cristianesimo chiama continuamente i seguaci di Gesù a spezzare le false contrapposizioni che mettono le persone le une contro le altre. Gesù stesso lo fa quando ci invita ad amare il prossimo senza condizioni, costringendoci a riconsiderare chi appartiene, chi è escluso e come l’amore deve essere vissuto».
E aggiunge: «Le persone LGBTQ+ hanno percorso da tempo una strada simile, prestando attenzione a chi è stato spinto ai margini e dando nome a vite rimaste invisibili e non riconosciute.
In questo senso l’esperienza queer ha una voce profetica che interpella tutti i cristiani, sfidando la chiesa a fare i conti con i propri fallimenti, a riconoscere le proprie complicità e a ritrovare una fedeltà che non si fonda sulla conservazione del potere, ma su una cura radicale, sull’inclusione e sulla ricerca della giustizia».
È proprio così, conclude l’articolo, che la dimensione queer può aiutare la chiesa cattolica a tornare alle sue radici evangeliche.
*Phoebe Carstens è collaboratrice di New Ways Ministry, organizzazione statunitense impegnata dal 1977 nel costruire ponti tra la chiesa cattolica e le persone LGBTQ+.
Testo originale: How Queer Theology Can Renew the Catholic Church

