Come Papa Francesco ha cercato di cambiare il posto delle donne nella chiesa cattolica
Testo di Colleen Dulle*, pubblicato su America Magazine (Stati Uniti) in data 21 aprile 2025. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Mentre, dopo la sua morte, si discuteva della grande eredità di Papa Francesco, uno dei temi centrali del dibattito è stato il posto che egli ha dato alle donne nella chiesa cattolica. Il suo impegno per aumentare la loro presenza nei luoghi decisionali del Vaticano è stato significativo, anche se per molti non ancora sufficiente, e resta da capire se le sue riforme riusciranno a durare nel tempo.
Francesco ha nominato più donne in ruoli di autorità rispetto a qualsiasi altro papa prima di lui. Nel 2025 ha affidato per la prima volta a una donna l’incarico di prefetto di un dicastero e ha nominato una donna alla presidenza del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
Tuttavia, i progressi sono stati graduali e talvolta segnati da inciampi, soprattutto all’inizio del pontificato. E per molti osservatori, questa apertura è sembrata in tensione con la sua ferma opposizione all’ordinazione delle donne al presbiterato o al diaconato — anche se Francesco stesso non ha mai considerato le due posizioni contraddittorie.
La sua riforma in favore di un maggiore coinvolgimento femminile nella chiesa cattolica si comprende soprattutto alla luce della Costituzione apostolica con cui, nel 2022, ha riorganizzato la Curia Romana: un testo epocale, il primo di questo genere dal 1988.
Con quella riforma, Francesco ha distinto chiaramente il potere di governo nella chiesa cattolica dal potere sacramentale conferito dal sacramento dell’Ordine. Questa distinzione è stata la chiave che gli ha permesso di nominare donne in ruoli che, fino ad allora, erano stati riservati a cardinali e vescovi, senza farle cardinali.
Le donne in Vaticano
Il Vaticano che Francesco ha lasciato al momento della sua morte era molto diverso da quello che aveva trovato nel 2013. Oltre alla prima donna prefetto e alla prima donna presidente del Governatorato, ha nominato anche la prima donna segretario di dicastero e diverse sottosegretarie, religiose e laiche. Ha detto più volte di ritenere che le donne siano spesso migliori organizzatrici degli uomini, soprattutto in campo economico e amministrativo.
I numeri confermano questo cambiamento. Durante il suo pontificato la percentuale di donne impiegate in Vaticano è cresciuta dal 17 per cento del 2010 al 24 per cento del 2019, e le nomine femminili ai livelli medio-alti sono passate da tre nel 2009 a otto nel 2019.
Nonostante ciò, le donne restano una minoranza e lo squilibrio aumenta man mano che si sale nei ruoli di responsabilità. Più dell’80 per cento dei posti di sottosegretario e di grado equivalente continua a essere occupato da uomini, per lo più chierici.
Francesco era perfettamente consapevole delle resistenze interne. Ha raccontato più volte di aver dovuto “combattere” per nominare la prima donna vicedirettrice della Sala Stampa vaticana, un ruolo minore rispetto a quelli che in seguito ha affidato alle donne. In Vaticano, la parità di genere non è mai stata un obiettivo condiviso da tutti, né esiste una visione comune su cosa significhi includere realmente le donne nei processi decisionali.
Alcune voci critiche, come quella della storica Lucetta Scaraffia, ex direttrice della rivista vaticana Donne Chiesa Mondo, hanno sostenuto che le donne nominate da Francesco siano state scelte “per la loro obbedienza incondizionata”. Scaraffia si era dimessa nel 2019 dopo aver denunciato casi di abusi sessuali e lavorativi subiti da religiose a Roma. Tuttavia, diverse delle donne che Francesco ha nominato si sono dimostrate indipendenti di pensiero, pur senza mai sfidare pubblicamente la dottrina.
Tra queste, María Lía Zervino ha scritto una lettera aperta al papa chiedendo che la presenza femminile nei ruoli decisionali della chiesa cattolica diventasse la norma e che ai sinodi ci fosse una rappresentanza proporzionale di clero, consacrate e consacrati, laiche e laici.
Un anno dopo, Francesco l’ha nominata membro del Dicastero per i Vescovi, dandole così un ruolo nel processo di selezione dei nuovi vescovi.
Le donne nei ministeri
Pur avendo ribadito con fermezza la sua contrarietà all’ordinazione femminile al presbiterato e al diaconato, Francesco ha ufficialmente aperto diversi ministeri laicali alle donne, ministeri nei quali esse avevano già servito per anni in modo informale.
Nel 2021 ha permesso alle donne di essere istituite come lettrici e accolite e, nello stesso anno, ha istituito il ministero laicale di catechista, un ruolo in gran parte ricoperto da donne. La decisione è arrivata dopo il Sinodo per l’Amazzonia, che aveva affrontato anche la carenza di presbiteri nelle regioni più remote, dove molte comunità erano guidate da catechiste.
Catechiste come l’argentina Viviana Greatti hanno raccontato che questo riconoscimento ufficiale ha favorito una collaborazione più stretta tra loro: la formalizzazione del ministero ha portato a incontri periodici, condivisione di materiali e maggiore sostegno da parte delle diocesi.
Tuttavia, l’apertura di Francesco non si è estesa ai ministeri ordinati. Pur permettendo che nei sinodi se ne discutessero liberamente, egli ha sempre affermato che l’ordinazione femminile non avrebbe risolto il problema del clericalismo, ma avrebbe piuttosto “clericalizzato” le donne.
Ha spesso richiamato la distinzione formulata dal teologo Hans Urs von Balthasar tra i ministeri “mariano” e “petrino”: alle donne, come Maria, spetterebbe un servizio materno alla chiesa cattolica, mentre agli uomini, come Pietro, la responsabilità dell’ordine e del governo.
Consapevole delle critiche a questa visione, Francesco ha chiesto alla religiosa salesiana Linda Pocher di organizzare per lui e per il Consiglio dei Cardinali un ciclo di conferenze sul ruolo delle donne nella chiesa cattolica. Tuttavia, anche dopo queste riflessioni, ha continuato a richiamarsi all’impostazione di Balthasar.
Ha chiarito più volte che non avrebbe ordinato donne diacono, ma ha sostenuto la decisione del Sinodo sulla sinodalità di mantenere aperto il dibattito e di approfondire la questione attraverso due commissioni di studio, istituite da lui stesso. La prima, di carattere storico, non ha prodotto risultati conclusivi; la seconda ha esaminato la possibilità del diaconato femminile nel contesto del diaconato permanente istituito dopo il Concilio Vaticano II.
Molti, come Kate McElwee della Women’s Ordination Conference, hanno però sottolineato la delusione di tante donne che si sentivano chiamate al ministero ordinato e che non hanno ricevuto una risposta pastorale adeguata. Secondo McElwee, la tensione tra il Francesco pastore, capace di ascoltare e accogliere, e il pontefice che non si è lasciato trasformare da quelle testimonianze, è rimasta difficile da conciliare.
Gli sguardi di Francesco sulle donne
Mentre ha aperto porte prima chiuse, Francesco è stato spesso criticato per il suo modo di parlare delle donne, che molti hanno considerato legato a una visione ancora tradizionale della complementarità dei generi e a una vaga idea di “mistica femminile”.
Due mesi dopo la sua elezione aveva detto a un gruppo di religiose che i voti di castità non dovevano renderle “zitelle”; l’anno seguente aveva definito le teologhe della Commissione teologica internazionale “le fragole sulla torta” — espressione che intendeva valorizzare, ma che venne percepita come paternalistica. Ha anche ammonito che una maggiore presenza femminile nei vertici non doveva trasformarsi in “machismo in gonnella” e, in conversazioni private, pare abbia definito il pettegolezzo “una cosa da donne”.
Alcuni hanno visto in queste parole il riflesso del machismo della cultura argentina in cui era cresciuto. La giornalista Elisabetta Piqué, sua amica di lunga data e moglie del corrispondente vaticano di America, Gerard O’Connell, ha però difeso la sua memoria, ricordando come Francesco avesse sempre sostenuto la sua carriera di inviata di guerra, anche quando aveva due figli piccoli, telefonandole regolarmente durante le sue missioni. “Nella chiesa cattolica non si cambia tutto da un giorno all’altro: servono anni”, ha aggiunto.
Nonostante le sue contraddizioni, Francesco ha compiuto progressi notevoli nell’avanzamento delle donne nel governo vaticano. La distinzione che ha introdotto tra autorità di governo e autorità sacramentale è destinata a restare un punto di riferimento, anche se non è ancora pienamente integrata nel diritto canonico.
Questo ha portato a situazioni particolari, come la nomina di un “pro-prefetto” maschio accanto alla prima prefetta donna, per garantire la validità canonica di alcuni atti che richiedono la firma di un chierico.
Il futuro di questo percorso dipenderà da vari fattori: dalla disponibilità delle donne nominate a restare in ruoli spesso difficili; dalla volontà del prossimo papa di proseguire le riforme; e dal lento ma continuo cambiamento, come lo ha definito suor Nathalie Becquart, di una “mentalità patriarcale” che ancora resiste in Vaticano.
Solo il tempo dirà se il pontificato di Francesco abbia davvero infranto il “soffitto di vetro” delle chiese o se abbia soltanto incrinato alcune vetrate.
*Colleen Dulle è Correspondente in Vaticano di America Magazine, co-conduttrice del podcast “Inside the Vatican” e autrice del libro Struck Down, Not Destroyed: Keeping the Faith as a Vatican Reporter (Image, 2025).
Testo originale: How Pope Francis changed the place of women in the church

