Come possono i cristiani LGBT+ vivere in una famiglia che non li accoglie?
Testo di Alicia Brock*, pubblicato sul sito The Christian Closet (Stati Uniti) il 15 settembre 2022. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Sono una terapeuta della salute mentale e mi sono specializzata nell’accompagnamento delle persone LGBT+. E io stessa sono lesbica. Senza dubbio, una delle difficoltà di cui mi parlano più spesso le persone cresciute in ambienti conservatori riguarda il rapporto con familiari e amici che non accettano la loro identità.
Mi sento ripetere continuamente: «I miei amici LGBT+ che non sono credenti non riescono a capirlo. Mi dicono che dovrei difendermi e allontanare dalla mia vita tutte le persone che non mi accettano. Ma non è così semplice. Amo i miei amici e la mia famiglia e capisco perché credano in certe cose, anche quando quelle convinzioni mi feriscono».
Su questo tema sembrano contrapporsi due modi di pensare. Anche in alcuni ambienti cristiani LGBT+ c’è chi dice: «Se non sei completamente dalla mia parte, allora sei contro di me».
All’estremo opposto c’è invece chi pensa: «Devo rispettare ciò in cui credono, anche quando le loro convinzioni fanno del male a me e alla persona che amo».
Che cosa possono fare, allora, i cristiani LGBT+ che hanno familiari incapaci di accoglierli pienamente?
La risposta non è semplicemente bianca o nera, per quanto quella parte fondamentalista che forse ci portiamo ancora dentro vorrebbe che lo fosse. E qui alzo subito la mano, perché mi sento chiamata in causa!
Ci sono, però, alcune domande che possiamo porci quando dobbiamo stabilire dei confini e decidere quanto spazio le persone che non ci accettano si siano realmente guadagnate il diritto di avere nella nostra vita.
1. Qual è la natura del rapporto personale di cui stiamo parlando?
Può sembrare una domanda semplice, ma la risposta può essere piena di sfumature. Quella persona, in passato, ti ha fatto sentire al sicuro e ti ha trattato con rispetto? Ti fa piacere avere con lei un rapporto stretto? È disposta a conoscere meglio la tua identità, a capire in che modo incide sulla tua vita e a sostenerti anche se le sue convinzioni rimangono diverse dalle tue?
Se si tratta di un’amicizia, in quale direzione si è evoluto il vostro rapporto? Domande come queste possono aiutarti a capire più chiaramente quale posto desideri dare a quella persona nella tua vita.
2. Quali conseguenze sociali potrebbe avere mantenere questa persona nella mia vita oppure prendere le distanze?
Negli ambienti ecclesiali la situazione può diventare particolarmente complicata. Se fate parte dello stesso gruppo pastorale, potresti dover continuare a collaborare con quella persona. Se partecipate allo stesso gruppo biblico o alla stessa piccola comunità, potresti continuare a incontrarla in uno spazio che, per tutto il resto, frequenti volentieri. Oppure potreste avere semplicemente molti amici in comune.
Prendere le distanze all’interno di un rapporto può avere conseguenze che, almeno per il momento, non sei ancora pronto o nelle condizioni di affrontare.
Questo non significa necessariamente che tu debba rinunciare a parlare dei tuoi confini. Può significare, però, che hai bisogno di valutare su quali sostegni puoi contare e di preparare un percorso che ti permetta, con gradualità e attenzione, di costruire un rapporto nel quale tu possa sentirti rispettato e al sicuro.
3. Quale effetto ha sulla mia salute mentale mantenere questa persona vicina oppure prendere le distanze?
Non è una domanda alla quale si possa rispondere facilmente. E non basta porsela una volta sola. Man mano che impariamo ad accogliere più pienamente la nostra identità LGBT+, cambiamo. Anche le persone che amiamo possono cambiare e, insieme a noi, cambia il rapporto che abbiamo con loro.
Dobbiamo cercare un equilibrio tra la sofferenza provocata dalla loro mancata accettazione e il dolore che potremmo provare prendendo le distanze o stabilendo confini molto netti.
Entrambe queste sofferenze sono reali e legittime. Potresti non sentirti ancora pronto ad affrontare il dolore causato dalla perdita di un rapporto. Oppure la mancanza di sostegno da parte di quella persona potrebbe ferirti al punto da non riuscire più a immaginare di continuare in questo modo.
Molte persone oscillano continuamente tra queste due possibilità. Quando accade, fai un respiro profondo e ricorda a te stesso di affrontare la situazione un giorno alla volta. Continua ad ascoltarti e a domandarti come stai. Cerca di riconoscere le situazioni che si ripetono e di osservare come i tuoi sentimenti cambiano nel corso del tempo.
Parlare con un terapeuta o con una persona competente nell’accompagnamento può aiutarti a fare chiarezza tra emozioni tanto confuse e a elaborare il dolore provocato da una possibile perdita.
4. Dopo il mio coming out, mi sento al sicuro e rispettato in questo rapporto?
È una domanda molto importante, alla quale devi cercare di rispondere con sincerità. Quando parliamo di sicurezza possiamo riferirci a molti aspetti differenti.
Il più evidente è la sicurezza fisica. Se non ti senti fisicamente al sicuro con una persona, non trascorrere del tempo da solo con lei. In questo caso stabilire immediatamente dei confini non soltanto è legittimo, ma è indispensabile.
Si parla meno spesso della sicurezza emotiva, ma anche questa deve essere presa seriamente in considerazione. Le persone che ami fanno commenti che ti mettono a disagio, ti rattristano, ti feriscono o ti fanno sentire inferiore? Ti trattano diversamente dalle altre persone? Provi una sensazione di inquietudine alla quale non riesci a dare un nome preciso?
Sono tutti possibili segnali del fatto che, in quel rapporto, manca una reale sicurezza emotiva. In questi casi è importante valutare la possibilità di stabilire dei confini.
5. Su quali persone posso contare se dovessi perdere il rapporto con alcuni dei miei cari?
Questo è probabilmente uno degli aspetti più importanti da considerare. Perdere il rapporto con una persona amata avrà inevitabilmente delle conseguenze. Non esiste un modo per evitarlo completamente. Per questo poter contare su una comunità di persone LGBT+ è fondamentale.
Non ho ancora incontrato una persona LGBT+ che non comprenda il dolore di perdere qualcuno a causa della propria identità, o almeno la paura che questo possa accadere. Anche quando apparentemente non abbiamo nient’altro in comune con la persona LGBT+ che ci sta accanto, questa esperienza rimane un legame capace di unirci. Le persone LGBT+ sanno spesso essere presenti le une per le altre quando qualcuno soffre a causa del rifiuto.
Se non hai intorno a te una comunità LGBT+, ti incoraggio a cercare almeno una persona LGBT+ con la quale tu possa sentirti al sicuro.
Questo tipo di sostegno può avere una forza particolare e profondamente risanante quando le persone cisgender ed eterosessuali che amiamo non riescono ad accoglierci.
Affrontare il rapporto con familiari e amici che non ci accettano è spesso uno degli aspetti più dolorosi del coming out per chi vive all’interno di ambienti cristiani. Purtroppo non esistono risposte semplici che ci dicano come attraversare queste difficoltà, ma queste domande possono rappresentare un punto di partenza.
Trovare una comunità o un gruppo di sostegno capace di comprendere queste esperienze può essere di grande aiuto. Può essere utile anche parlare con un terapeuta o con una persona esperta nell’accompagnamento, che sappia ascoltarti, aiutarti a fare chiarezza e offrirti qualche indicazione. Non devi affrontare questo cammino da solo.
* Alicia Brock è una consulente clinica professionale abilitata nello Stato del Colorado (Stati Uniti). Ha studiato Psicologia e Sociologia e ha conseguito un master in consulenza clinica per la salute mentale. Ha lavorato come assistente sociale, insegnante, terapeuta e supervisora clinica. Si occupa in particolare dell’incontro tra spiritualità, salute mentale e identità LGBT+.
Testo originale: How LGBTQ+ Christians Can Navigate Relationships with Non-Affirming Families

