Cosa significa per cristiani LGBTQ+ una Chiesa cattolica con preti più conservatori
Articolo di Lynnzee Dick* pubblicato sul sito di New Ways Ministry (USA) il 7 novembre 2025, liberamente tradotto da Luigi e Valeria, volontari de La Tenda di Gionata
In un contesto di polarizzazione nella Chiesa cattolica e di frenetici appelli all’unità da parte della gerarchia ecclesiastica, una nuova indagine nazionale condotta negli Stati Uniti ha rilevato crescenti disparità nelle posizioni politiche e teologiche nel clero di questo Paese: e questo può avere un impatto sullo sviluppo della pastorale LGBTQ+.
L’indagine nazionale sui sacerdoti cattolici del 2025, condotta dalla Catholic University of America, ha rilevato che, tra i preti che sono stati ordinati dal 2010 in poi, «quasi la metà (51%) si è identificata come ‘molto’ o ‘abbastanza’ conservatrice, e solo circa uno su dieci come progressista». Per converso, il 61% dei sacerdoti ordinati prima del 1975 si è definito come «molto» o «abbastanza» progressista e meno del 15% come conservatore. Gli orientamenti teologici seguono gli stessi modelli generazionali.
Anche le priorità dei preti più giovani sono nettamente diverse da quelle dei loro colleghi più anziani. La maggioranza dei sacerdoti ordinati a partire dal 2000 (88%) afferma di dare priorità alla devozione eucaristica, mentre solo il 57% dei sacerdoti ordinati prima del 1980 ha fatto la stessa dichiarazione. Quasi tutti i sacerdoti ordinati prima del 1980 (98%) indicano la povertà, la mancanza di casa e il non avere una disponibilità costante di cibo come priorità, mentre solo il 79% dei sacerdoti più giovani è d’accordo. Meno della metà dei sacerdoti più giovani (49%) afferma di dare priorità alla discriminazione razziale e ancora meno (37%) alle questioni LGBTQ+, mentre i loro colleghi più anziani danno maggiore priorità a queste tematiche.
Sebbene i numeri sembrino drammaticamente chiari, ci sono molte domande a cui il sondaggio non risponde. Perché i sacerdoti stanno diventando più conservatori, quando, secondo un sondaggio del Pew Research Center, i cattolici laici stanno diventando più progressisti? Perché l’aumento del conservatorismo corrisponde a una maggiore importanza attribuita alla devozione eucaristica? Cosa significa tutto questo per i cattolici LGBTQ+?
Michael Sean Winters, giornalista del National Catholic Reporter, ha avanzato possibili risposte a queste domande. Winters sottolinea che gli anni ’60 e ’70 sono stati caratterizzati da proteste sociali contro la guerra del Vietnam e a favore dei diritti civili. Al contrario, i sacerdoti più giovani sono cresciuti in un’epoca che è stata «per molti versi una reazione all’attivismo sociale degli anni ’60 e ’70».
Winters continua: «La promessa di uguaglianza razziale era svanita, nuove guerre venivano combattute da un esercito composto interamente da volontari e la battaglia sulla sentenza Roe [una storica decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1973 che riconosceva il diritto costituzionale delle donne all’aborto, NdT] collocava i cattolici sulla destra, piuttosto che sulla sinistra, di un acceso dibattito politico e culturale».
Winters afferma anche che molti giovani sacerdoti vedono la Chiesa come un «rifugio da una cultura che trovano ripugnante per i suoi eccessi e la celebrazione di vizi e lusso» e che l’adorazione eucaristica può essere un «antidoto all’eccessiva mondanità». Egli sostiene inoltre che le famiglie conservatrici incoraggiano maggiormente la vocazione sacerdotale, il che potrebbe spiegare l’aumento dei seminaristi conservatori.
I fedeli LGBTQ+ potrebbero temere che, all’interno delle parrocchie, un aumento del conservatorismo tra i sacerdoti possa significare un atteggiamento più giudicante nei loro confronti. Tuttavia, uno studio del gesuita padre Lucas Sharma suggerisce che contrapporre conservatori e progressisti non è il modo migliore per valutare l’atteggiamento di un sacerdote nei confronti dei cattolici LGBTQ+. In un articolo per il National Catholic Reporter, Camillo Barone ha scritto: «… lo studio condotto da Sharma ha rivelato un risvolto sorprendente: l’approvazione di Papa Francesco, piuttosto che la data di ordinazione o l’ideologia politica, predice un atteggiamento pastorale più accogliente nei confronti delle questioni LGBTQ+, suggerendo che anche i sacerdoti politicamente conservatori e religiosamente tradizionalisti possono assumere un approccio più inclusivo quando guidati dall’esempio di Francesco».
Una discussione simile sui risultati dello studio di Sharma si trova sul sito Katholisch.de, dove si legge che i sacerdoti con un’opinione più favorevole di Francesco «sono meno propensi a considerare le relazioni omosessuali intrinsecamente sbagliate e meno propensi a credere che gli uomini gay non dovrebbero diventare sacerdoti». L’esempio di gentilezza e accoglienza di Francesco va oltre l’ideologia politica.
Poiché papa Leone ha promesso di portare avanti l’atteggiamento di apertura e accoglienza pastorale di Francesco nei confronti dei cattolici LGBTQ+, molti attivisti sperano che «una cultura dell’accoglienza possa persistere e andare avanti anche senza un cambiamento dottrinale», nonostante il maggior numero di giovani preti conservatori.
* Lynnzee Dick è una persona cattolica LGBTQ+ che vive a Filadelfia, in Pennsylvania. Ha conseguito una laurea in psicologia e assistenza sociale presso la Louisiana State University di Baton Rouge ed è appassionata di dottrina sociale cattolica e uguaglianza nella Chiesa. Ha lavorato come insegnante per bambini con bisogni speciali in Louisiana e Pennsylvania, e ora è scrittrice per un’agenzia di marketing.
Testo originale: What a Church With More Conservative Priests Means for LGBTQ+ Catholics

