Cosa succede quando le voci delle persone LGBT+ vengono ascoltate nella chiesa cattolica
Comunicato stampa dalla realtà pastorale cattolica LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council* (Regno Unito), diffuso l’8 maggio 2026 da LGBT+ Catholics Westminster, in risposta al rapporto finale dello Study Group n. 9 del Sinodo sulla sinodalità sui “Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti”. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
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«Il rapporto finale dello Gruppo di Studio n. 9 del Sinodo ha superato di molto le nostre aspettative, perché mostra chiaramente che i contributi inviati da noi e da altre reti cattoliche LGBT+ europee hanno lasciato il segno», afferma il LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council di Londra.
Il gruppo di Studio n. 9 è uno dei dieci gruppi istituiti da Papa Francesco per approfondire alcune questioni concrete emerse dal Sinodo mondiale sulla sinodalità della chiesa cattolica, svoltosi tra il 2021 e il 2024. Nel suo rapporto il gruppo precisa: «stiamo presentando una sintesi semplice, provvisoria e orientata al futuro del lavoro svolto finora, da approfondire attraverso il dialogo e da verificare nella pratica. Non è nostro compito affrontare le singole questioni in modo definitivo. Questo Groppo di Studio non ha né la competenza, né l’autorizzazione necessaria per farlo».
«Il documento, pur essendo scritto nel linguaggio formale e accademico dei teologi, rappresenta una riaffermazione ferma, chiara e radicale dei principi del Concilio Vaticano II», ha dichiarato Joe Stanley, di LGBT+ Catholics Westminster.
Martin Pendergast, sempre di LGBT+ Catholics Westminster, ha aggiunto: «Questo documento, anche se non è una dichiarazione dottrinale ufficiale del Vaticano, è sorprendentemente onesto nel riconoscere quella che definisce “l’inadeguatezza delle nostre attuali categorie e dei nostri paradigmi operativi”. Il testo parla anche di “una resistenza persistente (…) a cambiare i nostri abituali habitus mentali e comportamentali”».
Il rapporto spinge con decisione la chiesa cattolica a superare un modello irrigidito, dall’alto verso il basso, imperioso, per riscoprire invece la chiesa come Popolo di Dio nel suo insieme: una comunità di credenti in cammino, chiamata a discernere la volontà di Dio attraverso lo Spirito Santo, presente in ciascuno di noi, mentre viviamo il Vangelo dentro contesti storici e culturali concreti.
Il documento sostituisce l’idea di autorità intesa come “logica applicativa”, cioè come potere che stabilisce l’insegnamento della chiesa cattolica a partire da presunti principi generali, senza considerare l’impatto di quell’insegnamento sulla vita delle persone, con l’idea di autorità come servizio.
Apprezziamo la disponibilità del Gruppo di Sudio a modificare il titolo precedente, passando da questioni “controverse” a questioni “emergenti”. È un cambiamento che aiuta a uscire da un approccio centrato sulla “soluzione dei problemi” e apre invece a un dialogo più relazionale, mentre la chiesa cattolica cerca di camminare insieme a tutto il suo popolo. Accogliamo con favore anche l’affermazione secondo cui questo spostamento terminologico «non è soltanto superficiale, ma esprime una proposta di riformulazione legata a un cambio di paradigma».
Il documento richiama spesso la parresia, cioè la parola franca e libera, quando si affrontano le preoccupazioni di chi viene considerato “fuori dal gioco” o “fuori dagli schemi”: tra loro le persone LGBTQ+, le persone divorziate e risposate civilmente, le persone che subiscono discriminazioni, le vittime di abusi e di ingiustizie, e altre ancora. Tuttavia, questo aspetto positivo viene indebolito dall’uso costante dell’espressione più ideologica “same-sex attraction”, “attrazione verso persone dello stesso sesso”, mentre la versione italiana originaria sembra riferirsi semplicemente ai “credenti omosessuali”.
Un buon esempio della franchezza del rapporto è il riconoscimento dei problemi causati dall’approccio del gruppo Courage, che, spingendo verso le cosiddette “terapie riparative”, ha avuto l’effetto di separare fede e sessualità invece di integrarle. Questo richiama l’introduzione al documento Pastoral Care of Homosexual People (La cura pastorale delle persone omosessuali), autorizzato nel 1979 dai vescovi cattolici di Inghilterra e Galles.
Allo stesso modo, accogliamo con favore l’inclusione di due testimonianze forti di uomini gay, provenienti dal Portogallo e dagli Stati Uniti, che raccontano come siano riusciti a integrare fede e sessualità vivendo come coppie sposate dello stesso sesso.
Accogliamo positivamente anche il fatto che il rapporto metta in evidenza il principio di “pastoralità”, superando l’applicazione rigida di teorie ideologico-teologiche alle situazioni umane. Il documento valorizza invece l’esperienza vissuta dei credenti, letta alla luce del Vangelo e del discernimento degli sviluppi delle scienze umane e sociali, come fonte per rinnovare le pratiche operative dentro una chiesa cattolica sinodale.
*Il Consiglio pastorale dei cattolici LGBT+ di Westminster (LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council) è incaricato dall’Arcidiocesi cattolica di Westminster (Londra, Gran Bretagna) di: mantenere i rapporti con l’Arcidiocesi di Westminster sulle questioni di cura pastorale riguardanti le persone cattoliche LGBT+, i loro genitori e le loro famiglie; di individuare i bisogni pastorali e sacramentali delle persone cattoliche lesbiche, gay, bisessuali e trans, dei loro genitori e delle loro famiglie; di partecipare alle Messe della seconda e quarta domenica del mese, alle ore 17.30, presso la Church of the Immaculate Conception di Farm Street (Londara), e curare la progettazione e l’organizzazione di attività di crescita nella fede rivolte alle comunità cattoliche LGBT+;
Testo originale: A response from the LGBT+ Catholics Westminster Pastoral Council to the Vatican’s Synodal Study Group 9’s Final Report (File pdf)

