Cosa vuol dire riscoprire l’Eucaristia per i cattolici LGBT+ e chi ne è escluso?
Articolo di Robert Shine* pubblicato sul sito di New Ways Ministry (USA) il 18 luglio 2024, liberamente tradotto da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
50.000 cattolici si riuniranno questa settimana a Indianapolis (Stati Uniti) per il Congresso Eucaristico Nazionale, un progetto della Conferenza episcopale statunitense nato dalla preoccupazione (ndr dei vescovi americani) che i fedeli non credano più nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
Ma se i vescovi fossero fuori strada? Se il vero problema non fosse un’errata comprensione della presenza reale (ndr di cristo nell’eucarestia), ma il fatto che i vertici della Chiesa hanno eretto barriere per la partecipazione ai sacramenti, soprattutto alle persone LGBTQ+?
L’origine di questo Congresso Eucaristico Nazionale risale a un sondaggio del 2019 il quale aveva rilevato che solo un terzo dei cattolici statunitensi crede nella presenza reale (nell’eucarestia), mettendo in allarme alcuni vescovi. Ma quel sondaggio è stato criticato per le sue domande mal formulate e un’indagine successiva ha messo in evidenza che le convinzioni dei cattolici sull’Eucaristia sono più complesse.
Nonostante queste perplessità, emerse successivamente al sondaggio originale, il progetto del Congresso è stato comunque avviato con un budget iniziale di ventotto milioni di dollari, con l’obiettivo ufficiale di ravvivare la fede dei cattolici nella presenza reale.
In realtà, appare del tutto assente dalla struttura ufficiale del Congresso Eucaristico e dalle deliberazioni dei vescovi, sulla comprensione del sacramento da parte dei laici, la domanda relativa a come i cattolici si relazionano non solo con l’Eucaristia, ma con l’intera vita sacramentale della Chiesa. Se i vescovi avessero agito in modo più sinodale, cioè prestando ascolto a ciò che le persone dicono sull’Eucaristia, avrebbero potuto sentire i tipici ritornelli che ho sentito in più di un decennio di pastorale LGBTQ+:
«L’Eucaristia è il motivo per cui rimango nella Chiesa, nonostante tutto il male che mi è stato fatto».
«Voglio una parrocchia che mi accolga pienamente e in cui possa partecipare pienamente alla messa».
«Il fatto che mi sia stata negata la Comunione è stato molto peggiore di qualsiasi insegnamento del Catechismo».
Per troppo tempo, il messaggio della Chiesa ai cattolici LGBTQ+ e ai nostri familiari è stato che siamo indegni di ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo. Questa esclusione non si basa sull’indegnità generale di ogni cattolico a partecipare a un atto così profondo, ma su una particolare indegnità legata alla propria identità di genere o al proprio orientamento sessuale. Le barriere ai sacramenti abbondano: sacerdoti che mettono la mano sul ciborio quando una persona si avvicina all’altare, vescovi che emettono decreti che dicono ai sostenitori dell’uguaglianza del matrimonio omosessuale di stare alla larga, persone cattoliche che guardano con disprezzo una coppia omosessuale o una persona transgender che siede negli stessi banchi della chiesa.
Il Congresso Eucaristico ha dimensioni che hanno generato controversie. Alcuni si oppongono persino al suo budget che è stato aggiornato a quattordici milioni di dollari. Alcuni contestano la promozione dell’adorazione eucaristica e di simili atti devozionali che non colgono il significato profondo del sacramento. E c’è chi teme che il raduno di Indianapolis possa essere in realtà un evento politico in un anno di elezioni molto combattute, e che quindi non promuova l’unità in Cristo, ma la partigianeria.
Ciascuna di queste critiche è vera, ma ne aggiungerei un’altra: il Congresso promuove una teologia eucaristica escludente. Papa Francesco definisce l’Eucaristia «non un premio per i perfetti, ma una medicina generosa e un cibo per i fragili». Il programma del Congresso sembra promuoverla, invece, come un premio.
In effetti, alcuni osservatori hanno suggerito che il Congresso ha agito in realtà come uno snodo centrale del violento dibattito, senza esito, dei vescovi statunitensi sulla opportunità di negare la Comunione al presidente Joe Biden, facendo sembrare che l’esclusione dai sacramenti fosse il motivo fondante di questo congresso.
Cosa comporterebbe una vera riscoperta dell’Eucaristia? Significherebbe distruggere queste barriere e optare invece per il messaggio che tutti i cattolici sono benvenuti alla Comunione. Il primato della coscienza è un insegnamento fondamentale, il luogo della nostra vita in cui la voce dolce e sommessa di Dio ci indirizza ad agire o a non agire. Se un cattolico sente che Dio lo spinge a ricevere la Comunione, nessuno deve proclamarsi superiore a Dio negandogliela.
Il Congresso Eucaristico Nazionale, con il suo budget enorme, i suoi oratori che parlano di cultura della guerra e il suo obiettivo non centrato, si farà e poi terminerà. Non sono sicuro che porterà a una grande rinascita. I vescovi hanno sbagliato la diagnosi del problema, quindi la cura è sbagliata.
Ma negli ultimi tre anni è successo qualcos’altro: il Sinodo sulla sinodalità. Le sue conclusioni devono ancora essere definite e, è vero, finora gran parte del progetto ha deluso i sostenitori della comunità LGBTQ+.
Tuttavia, il movimento verso una Chiesa che ascolta e incontra, se vissuto pienamente, potrebbe portare a una rinascita eucaristica di grande impatto: messe inclusive, comunità accoglienti e il riconoscimento che la presenza reale di Cristo non è solo nel pane e nel vino, ma in ogni persona cattolica, compresi i credenti LGBTQ+.
*Robert Shine è il redattore capo di New Ways Ministry
Testo originario: What Would a Eucharistic Revival Actually Be for LGBTQ+ Catholics and Allies
Il Congresso Eucaristico Nazionale degli Stati Uniti si è svolto a Indianapolis dal 17 al 21 luglio 2024. Per approfondimenti The Eucharist is not just about adoration. It’s about action.

