I gruppi di Cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori. Dal Censimento 2025 una costellazione di realtà in cammino
Articolo di Innocenzo Pontillo* pubblicato sul quindicinale Adista Segni Nuovi n° 6 del 14 febbraio 2026, pp.8-9
Molte email che arrivano a Gionata.org, il portale italiano su fede e persone LGBTQ+, iniziano con una frase che sembra sempre la stessa, anche quando cambiano i nomi, le città e le età: «Pensavo di essere solo. Poi ho scoperto che non lo ero».
È una frase semplice, ma dice molto. Racconta la solitudine vissuta da tante persone cristiane LGBTQ+ e dai loro genitori dentro le comunità cristiane. Dice il peso di un silenzio portato a lungo, ma anche lo stupore di scoprire che qualcun altro, altrove, stava vivendo la stessa fatica, le stesse domande, la stessa ricerca di fede e di senso.
È proprio dal desiderio di dare un volto e una voce a questa realtà diffusa ma spesso invisibile che nasce il Censimento 2025 delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori, promosso e realizzato dai volontari del servizio di ascolto “Mi fido di te” de La Tenda di Gionata. Dal 2020, questo servizio raccoglie online le richieste di aiuto di persone cristiane LGBTQ+ e dei loro genitori, mettendole in contatto con operatori pastorali attenti a questi temi o con i gruppi locali presenti in tutta Italia.
Il censimento 2025 ha voluto fare il punto proprio su questi gruppi in movimento, interrogando tra novembre e dicembre 2025 ben 58 realtà, diffuse su tutto il territorio italiano e una nella Svizzera italiana. Non una semplice fotografia numerica, ma un tentativo di rendere visibili percorsi che spesso vivono ai margini della rappresentazione ufficiale, senza essere ai margini della vita ecclesiale.
I dati raccolti mostrano che circa l’81% delle realtà (47 gruppi) è composto prevalentemente da persone di tradizione cattolica; il 14% (8 gruppi) riunisce persone cattoliche ed evangeliche; mentre il 5% (3 gruppi) nascono in ambito esclusivamente evangelico. Una distribuzione che segnala una mobilità delle appartenenze e una capacità di attraversare confini confessionali che mette in crisi modelli rigidi di identità religiosa (Grace Davie, Religion in Britain since 1945, 1994).
Un elemento centrale che attraversa il censimento è la diffusione delle realtà miste, cioè gruppi che accolgono insieme persone cristiane LGBTQ+, genitori con figli LGBTQ+, giovani e altre persone credenti alleate. Dal punto di vista sociologico, questa scelta indica una resistenza alla frammentazione e una preferenza per spazi relazionali condivisi, in cui la differenza non viene separata ma abitata. Comunità che non nascono dall’omologazione, ma dalla condivisione di una vulnerabilità comune (Judith Butler, Frames of War, 2009).
Dal Censimento 2025 emerge inoltre che i genitori cristiani con figli LGBTQ+ sono presenti in oltre metà delle realtà censite (53,4%, pari a 31 gruppi). Spesso svolgono un compito delicato di mediazione ecclesiale: accompagnano i figli e le figlie LGBT+ nei loro percorsi di vita e, allo stesso tempo, mantengono e riaprono canali di dialogo con l’istituzione ecclesiale, là dove il confronto diretto risulta ancora difficile o carico di conflitti. «Ti ho chiamato per nome» (Is 43,1) diventa per loro una pratica quotidiana, per far conoscere i loro figli e le figlie nelle comunità cristiane e per aiutare le chiese a riconoscerli come parte viva del proprio corpo.
Donne e persone transgender: presenze decisive, spesso invisibili
Il censimento mostra che le donne sono presenti nel 56,9% delle realtà (33 gruppi) e che le persone transgender sono esplicitamente presenti nel 22,4% dei gruppi (13 realtà). Nella maggior parte dei casi, le donne svolgono ruoli centrali nella tenuta delle relazioni, nell’organizzazione, nell’accoglienza e nell’ascolto, ma spesso questo lavoro resta poco visibile e raramente conosciuto (Joan Acker, Gendered Organizations, 1990).
La presenza delle persone transgender è più fragile e meno esplicitata, soprattutto nei contesti locali. Quando però diventa visibile, produce un effetto profondamente trasformativo: costringe i gruppi a interrogarsi sul linguaggio, sui rituali, sui corpi e sulle immagini di Dio, aprendo processi di cambiamento che riguardano l’intera comunità, non solo chi è direttamente coinvolto. In questo senso, le persone transgender agiscono come veri e propri rivelatori ecclesiali delle tensioni tra vita vissuta e linguaggi religiosi ereditati.
Giovani, fede e futuro
Particolarmente significativa nel Censimento 2025 è la presenza, per la prima volta, di cinque realtà formate esclusivamente da giovani cristiani LGBTQ+, intendendo per giovani persone fino ai 35 anni (con l’eccezione del Guado Giovani di Milano). Questi gruppi sono localizzati a Roma, Firenze, Padova, Mestre-Venezia e Milano. Pur essendo numericamente limitati, hanno un forte valore simbolico: non chiedono solo accoglienza, ma spazio di parola, riconoscimento e corresponsabilità, esprimendo il bisogno di una fede da vivere nel presente (Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, 2000).
Parrocchie, preti e ospitalità concreta
Un dato particolarmente significativo riguarda il rapporto con le parrocchie. Il 34,5% delle realtà (20 gruppi) ha una sede stabile all’interno di una parrocchia, mentre il 41,4% (24 gruppi) viene accolto in modo occasionale. Avere uno spazio riconosciuto non è un dettaglio logistico: è un segno ecclesiale concreto, il passaggio dall’invisibilità al riconoscimento reale. «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35) qui smette di essere una metafora e diventa pratica quotidiana.
Coerentemente con questo dato, il 58,6% delle realtà (34 gruppi) dichiara di essere accompagnato da uno o più operatori pastorali. Nella maggior parte dei casi non si tratta di incarichi formali, ma di disponibilità personali nate dall’ascolto di storie concrete. È una pastorale che cresce dal basso, confermando come oggi il cambiamento ecclesiale passi più attraverso relazioni fiduciarie che strutture ufficiali (Danièle Hervieu-Léger, La religione in movimento, 2003).
Vescovi e istituzione: un dialogo in cammino
Più complesso resta il rapporto con i vescovi. I contatti diretti esistono, sono tanti e in crescita, ma restano discontinui e spesso mediati da preti, genitori o referenti pastorali. Si tratta più di incontri informali che di dialoghi strutturati. Non è tanto un segno di chiusura, quanto l’indicazione di processi ancora in corso, che richiedono tempo. Come ricorda Evangelii Gaudium, «il tempo è superiore allo spazio»: molte realtà sembrano aver scelto di lavorare nel quotidiano, rendendo possibile una Chiesa che cambia senza clamore.
Uno sguardo d’insieme
Dal punto di vista geografico, le 58 realtà censite si distribuiscono così: 35 nel Nord Italia, 11 nel Centro, 9 nel Sud e nelle Isole, 1 nella Svizzera italiana, più 3 realtà nazionali o online. Una distribuzione che mostra una maggiore concentrazione nel Nord, ma anche una diffusione significativa nel resto del Paese, segno che non si tratta più di un fenomeno marginale.
Nel loro insieme, i dati del Censimento 2025 non descrivono una periferia religiosa, ma una costellazione di realtà vive, che tengono insieme fede, affetti e comunità senza più separarle. Realtà che continuano a ricordarci che «la pietra scartata è diventata testata d’angolo» (Sal 118,22).
* Innocenzo Pontillo è volontario del Progetto Gionata e dell’associazione La tenda di Gionata.
CENSIMENTO 2025: DATI E NUMERI DELLE REALTÀ DI CRISTIANI LGBTQ+ E DEI LORO GENITORI

