Cronache di ordinaria omotransfobia in Italia nel 2025
Rapporto curato da Massimo Battaglio per il progetto Cronache di Ordinaria Omofobia supportato da La tenda di Gionata
Il 2025 si conclude avendo registrato in Italia 113 episodi di omofobia che hanno coinvolto 162 vittime. A esse vanno aggiunti i casi non ancora segnalatici da parte delle diverse case d’accoglienza esistenti sul territorio (Milano, Torino, Roma, Napoli) più tutti quelli in cui i protagonisti non hanno ancora reso pubbliche le loro cronache. Qualcosa sta cambiando, nel bene e nel male.

Una prima osservazione riguarda la distribuzione del fenomeno nella penisola. E’ la prima volta, in 13 anni, che la maggioranza degli episodi e delle vittime non si concentra nelle grandi città ma si sparge tu tutto il territorio, coinvolgendo molti centri di medie e piccole dimensioni. Infatti, se si eccettua il caso di Roma (30 vittime), dalle principali metropoli non provengono dati molto superiori a quelli relativi ad altre località. Per esempio, il numero delle vittime rilevate a Milano è inferiore a quello proveniente da Como (5 contro 6). Così, a Napoli sono emerse 4 vittime contro le 10 rilevate nella provincia campana. Da Torino vengono 2 sole segnalazioni, tante quante quelle di Asti. Da Palermo, nessuna denuncia delle 7 presentate in Sicilia.
Ciò non significa certamente che la provincia sta diventando più omofoba ma che vi si sta assistendo a una crescente presa di coscienza. Solo pochi anni fa, era rarissimo che un abitante di Bonassola, Chiesina, Colle Val d’Elsa, Trasacco, Castelforte, esponesse le proprie tristi cronache. Generalmente, temeva di complicare ulteriormente la propria situazione. Oggi è il contrario.

L’indice di omofobia nelle singole regioni, cioè il rapporto tra vittime emerse e popolazione, varia da 0,93 (vittime per milione di abitanti) in Trentino Alto Adige, a 6,30 in Abruzzo. La maggior parte delle regioni (Calabria, Campania, Friuli, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Veneto) presenta un indice compeso tra 2 e 2,9. Al di sotto si collocano tre regioni (Marche, Sicilia, Umbria) con un indice che va da 1 a 1,9. Sopra, l’Emilia Romagna raggiunge un 3,6 mentre la Liguria arriva a 4,7 e il Lazio a 5,4 (questo ultimo dato è fortemente influenzato dal caso di Roma).
Comincia a scendere il divario tra nord, centro e sud. Il che significa che l’attitudine a denunciare sta salendo un po’ ovunque.

Il numero totale delle vittime emerse (162 a oggi) supera di poco la media degli ultimi tredici anni (158) ma è destinato a salire di almeno una decina attraverso il contributo delle case di accoglienza a cui si è già accennato. E’ stimabile che, dopo due anni di calo del fenomeno, si tornerà a raggiungere la quota del 2023.
Ciò significa che il fenomeno omofobo torna dopo anni a essere in lieve aumento ma anche che cresce la consapevolezza delle vittime – e con essa quella dell’intera popolazione italiana – con conseguente crescita dell’attitudine a denunciare. Infatti, il numero delle vittime di atti fisicamente violenti rimane quasi costante (91 contro i 92 del 2024, 94 nel 2023). Aumenta invece quello degli atti discriminatori non fisicamente violenti (68), che sono sicuramente più difficili da denunciare.
Restiamo comunque lontani dai dati del 2018 e del 2019, quando erano emerse rispettivamente 215 e 245 vittime, più della metà dei quali riguardavano cronache di fatti non fisicamente violenti. La ripresa di coscienza è dunque un fenomeno recente e non permette valutazioni definitive. Essa arriva infatti dopo una caduta di interesse nei due anni precedenti.

A fronte delle osservazioni fin qui svolte, si registra un forte peggioramento qualitativo. Infatti, se si analizzano i vari tipi di fatti omofobi (aggressioni fisiche singole, aggressioni fisiche plurimi, omicidi, suicidi, tentati suicidi, atti non fisicamente aggressivi), si nota che sono in notevole aumento quelli più gravi.
Vediamo infatti che le vittime di aggressioni plurimi rappresentano il 36% di quelle registrate nell’ultimo anno contro una media del 23% nei 13 anni osservati. Sembra diminuire il numero delle aggressioni singole (18% contro il 23% medio) ma resta costande quello degli omicidi (2%). Complessivamente, la percentuale delle vittime di violenza fisica raggiunge il 56% contro una media del 51%.
Il dato relativo ai suicidi, sempre sottostimato perchè è difficile che i parenti di una persona che si toglie la vita vogliano parlarne in pubblico – sembra diminuire. Si passa infatti dal 3% medio al 2% attuale. Tuttavia, ciò non permette di trarre conclusioni che sarebbero affrettate. Infatti i suicidi registrati rivelano un fenomeno fortemente oscillante. Essi vanno da un massimo di 11 vittime nel 2013 a un solo episodio nel 2019 e nel 2020 per tornare a 4 nel 2021 e nel 2022. Poi scendono nuovamente nel 2023 (2 vittime) e crescono nel 2024 (6 vittime).

E’ in crescita il “divario di genere”, cioè la differenza numerica tra vittime denuncianti di sesso maschile o femminile, cisgender e transgender. Se infatti, negli anni, si è registrata già una forte prevalenza di maschi cisgender (70%), il livello raggiunto nel 2025 è ancora maggiore (73%). In diminuzione è invece il dato relativo alle femmine cisgender (11% contro il 17% medio). In sensibile aumento è invece quello delle femmine transgender (14% contro 11% medio), particolarmente grave dal momento che la popolazione trans è in stretta minoranza sia rispetto a quella generale del Paese e sia rispetto a quella LGBT+.

E’ da notare che le cronache di atti omofobi contro vittime trans sono sempre tra le più nere. Esse rappresentano il 16% di atti fisicamente violenti contro la persona singola e addirittura i 50% degli omicidi. Si rileva inoltre che il 28% dei suicidi e il 23% dei tentati suicidi riguarda sempre persone transessuali.

Qualche variazione è evidente anche nei contesti in cui avvengono gli episodi di omofobia. La maggioranza relativa di essi (37%) continua a verificarsi per la strada ma con una diminuzione negli anni. Il dato medio relativo ai tredici anni osservati è infatti del 42%.
Diminuiscono altredì le denunce prevenienti dalla scuola (1% rispetto a una media del 4%). Ciò potrebbe significare apparentemente che la popolazione scolastica è ormai molto sensibilizzata sulle tematiche LGBT+. Ma sarebbe una conclusione un po’ precipitosa. infatti, la grande maggioranza degli atti omofobi, soprattutto di quelli fisicamente violenti, viene compiuta da persone giovani e giovanissime. Forse, i giovani hanno solo capito che fare gli omofobi a scuola non è cosa e si sfogano all’esterno. O forse, la maggior parte dei giovani omofobi è fatta di persone che, a scuola, non va proprio.
Sostanzialmente costante è il numero di denuncie sul luogo di lavoro (4% contro il 5% medio). In forte aumento sono invece i fatti omofobi compiuti in pubblici uffici (ospedali, servizi vari, luoghi della politica o dell’amministrazine), in cui si arriva al 9% contro un 4% medio.
Un po’ aumentano anche le denunce di atti omofobi avvenuti in ambito domestico (18% contro 15% medio) sia da parte di familiari e sia di vicini di casa.
Sembrano diminuire gli episodi di omofobia avvenuti in contesti religiosi, che passano all’ 1% contro il 2% medio. E’ comunque un dato piuttosto allarmante dal momento che la percentuale delle persone che frequentano assiduamente le Chiese al di là di un contesto liturgico è ben inferiore a queste percentuali.
La diminuzione che apparentemente potrebbe esser letta positivamente (sembra che nelle chiese o negli oratori si registri un certo miglioramento culturale), evidenzia anche che sta ulteriormente diminuendo la popolazione LGBT+ praticante (meno sodomiti presenti, meno possibilità di sfogarsi contro di loro). E l’abbandono della pratica religiosa non dice niente di buono. Sembra una strategia difensiva da parte di chi lo mette in atto, strategia dovuta non solo a esperienze negative ma soprattutto all’esasperazione.
Approfondisci > I dati sull’omotransfobia in Italia su omofobia.org

