Custodire per trasformare. Maria serbava tutte le cose nel suo cuore (Luca 2,16-21)
Riflessioni bibliche di Andrea Bigalli* pubblicate sul quindicinale Adista Notizie n.43 del 06 dicembre 2025, pp.13
Sono molti i modi con cui si decide di affrontare la propria esistenza, il tempo che ci è dato, la stagione storica che dobbiamo abitare. Si comincia con il calendario un nuovo anno di vita, di storia: non è detto che sia per tutti lo stesso inizio, magari si determina il passaggio a un tempo diverso secondo altri parametri. Ma la suggestione dello scatto del numero degli anni è indubbia, non ci si può sottrarre a un consentire timori e buone aspettative con tante altre e altri.
La Scrittura nell’intersecarsi con la storia umana ha da dare un proprio contributo. Mi appare sempre più chiaro, nel riscontro usuale del come la parola domenicale corrisponda al vivere di tutti, talvolta con una esattezza incredibile di senso e prospettiva.
Per noi l’anno comincia nel segno della donna, Maria: grazie a lei possiamo capire come siamo nella dimensione della benedizione. Maria, dopo che con Elisabetta ha profetizzato nel canto del Magnificat, nel nome della profezia generativa che le donne sanno in sé, vede il compimento di quanto le ha comunicato l’angelo: nasce Gesù.
Di fronte all’evento, straordinario di per sé, della nascita di un bambino, al confluire di sconosciuti che le parlano di questo figlio come di un passaggio a nuove stagioni, a quanto testimoniano persone semplici come i pastori, ma investiti del compito delle grandi visioni possibili per fede, Maria reagisce con il custodire e il meditare.
Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. Non un custodire per conservare, né un meditare come sterile esercizio del pensiero, ma il custodire di queste cose nuove capaci di trasformare il mondo, cose che andranno ripensate quando Gesù risusciterà. Un meditare che è l’esercizio dell’arte di accostare sentimento, valori creduti, razionalità per continuare a conoscere e ad agire: meditare nel cuore è pensare per agire, nella concretezza di azioni di vita che devono recuperare etica, significato, bellezza.
Quel che pensa e opera Maria è in diretta continuità con la profezia del Magnificat: la cultura della cura, della tenerezza, del prendersi responsabilità contro la superbia del potere e l’arroganza dei superiori, la sconfessione dei ricchi nel rovesciamento delle gerarchie, per affermare il valore degli umili. I signori del mondo contro un piccolissimo Signore che sarà, adulto, loro vittima, ma li sconfiggerà in eterno nella sua resurrezione.
Così abbiamo modo di riflettere cosa sia davvero la benedizione di cui parla il libro dei Numeri: non è semplice benevolenza di un sovrano che regga il destino dei suoi sudditi nell’accondiscendenza. Il volto di Dio è misericordia e giustizia, nella meravigliosa parzialità dell’essere dalla parte di coloro che soffrono, dei poveri, gli esclusi dal gran crudele gioco dei poteri.
Cominciamo un nuovo anno. Abbiamo gli elementi per farlo meditando per sapere più di chi esercita il comando; custodendo noi stesse/i il Creato, il senso della dignità dell’essere minimi.
Mi piace ricordare uno scrittore scomparso nel 2025 appena trascorso, Stefano Benni: «E per noi ogni giorno è prezioso. E abbiamo i racconti. E sappiamo riparare le cose, voi noi. E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, passeremo anche questa». Riparare le cose, ma soprattutto i viventi: sappiamo fare anche quello, se vogliamo.
Un anno nuovo, senza paura, senza farsi sopraffare dall’angoscia e dall’impotenza, senza perdere speranza, tenerezza, determinazione.
*Andrea Bigalli è parroco a Sant’Andrea in Percussina (Fi), fa parte del coordinamento regionale di Libera Toscana, è docente all’ISSR della Toscana e coordinatore dell’Istituto di Ricerca in Teologia sociale della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e fa parte del Coordinamento per una Pastorale di Inclusione della Diocesi di Firenze.

