Da pietra scartata a testata d’angolo: i cammini delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori
Analisi dei dati raccolti dal Censimento 2025 delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori, promosso dal servizio di ascolto MI FIDO DI TE de La Tenda di Gionata, parte seconda
Uno dei primi dati che il Censimento 2025 delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori ci invita a guardare è il tempo: quando nascono queste realtà, in quali stagioni storiche prendono forma e che cosa questo dice del contesto sociale ed ecclesiale in cui vivono.
Osservare l’anno di costituzione non serve solo a costruire una cronologia. Serve piuttosto a porsi alcune domande di fondo: siamo davanti a un fenomeno recente o a un cammino che affonda le radici più lontano? La crescita degli ultimi anni è un segnale passeggero o l’emersione di bisogni rimasti a lungo invisibili? Che relazione c’è tra i cambiamenti culturali e la nascita di nuovi spazi di fede condivisa?
I grafici che seguono aiutano a leggere queste domande mostrando un doppio movimento: una forte accelerazione negli ultimi anni, ma anche la presenza di realtà più antiche, nate quando parlare di fede e persone LGBTQ+ era ancora più difficile. Come ricorda Danièle Hervieu-Léger, le appartenenze religiose contemporanee si costruiscono spesso come percorsi riattivati nei momenti di crisi e di passaggio (Hervieu-Léger, La religione in movimento, 2003). Anche qui, ciò che appare nuovo porta con sé una storia lunga.

Una crescita recente che affonda le radici nel passato
I dati sull’anno di costituzione delle diverse mostrano che quasi il 59% delle realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori nasce dal 2020 in poi (34 realtà su 58). In particolare, il periodo tra il 2020 e il 2023 concentra il 39,7% delle nascite (23 realtà), seguito dal 2024 (13,8%, 8 realtà) e dal 2025 (5,2%, 3 realtà).
Questa crescita recente segnala un bisogno che diventa finalmente visibile. Non perché prima non esistesse, ma perché oggi trova condizioni minime per esprimersi. Come spesso accade nei processi religiosi e sociali, ciò che emerge non nasce dal nulla, ma prende forma quando il silenzio non è più sostenibile.
Accanto a queste esperienze più giovani, il censimento restituisce anche una memoria più lunga. Il 3,4% delle realtà (2 realtà) nasce negli anni Ottanta, l’8,6% (5 realtà) negli anni Novanta, e un altro 8,6% (5 realtà) nei primi anni Duemila, esperienze nate in anni in cui parlare apertamente di fede e persone LGBTQ+ significava spesso esporsi all’incomprensione o all’isolamento.
Questo dato aiuta a ridimensionare l’idea di una novità improvvisa. Le realtà di oggi si innestano su una storia di resistenza e di fedeltà, spesso poco raccontata, ma decisiva.

Chi compone queste realtà
Il secondo grafico mostra con chiarezza chi abita queste realtà. La maggioranza delle realtà coinvolge uomini adulti (67,2%, 39 realtà) e donne adulte (56,9%, 33 realtà), ma il dato più interessante è la pluralità delle presenze.
Nel 53,4% delle realtà (31 realtà) sono presenti genitori con figli LGBTQ+; nel 58,6% (34 realtà) partecipano operatori pastorali; nel 48,3% (28 realtà) ci sono giovani LGBTQIA+ tra i 18 e i 35 anni. Non marginale è anche la presenza di persone transgender (22,4%, 13 realtà) e persone non binarie (19%, 11 realtà).
Questo ci dice che le realtà di cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori non sono spazi omogenei o settoriali. Sono luoghi di intreccio tra età, ruoli ecclesiali, percorsi familiari e identità diverse. In termini sociologici, parlano di intersezionalità, cioè dell’incrocio concreto di più dimensioni di vita e di vulnerabilità (Kimberlé Crenshaw, Demarginalizing the Intersection of Race and Sex, 1989).
La Bibbia offre un’immagine sorprendentemente attuale: «Il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra» (1 Corinzi 12,14). Qui non è una metafora astratta, ma una realtà quotidiana.
Elemento positivo: grande ricchezza di sguardi e di competenze.
Criticità: una pluralità così ampia chiede strumenti di ascolto e di gestione dei conflitti, altrimenti rischiano di spegnersi travolte dalle diverse spinte che le attraversano.

Dimensione delle realtà: piccoli numeri, relazioni intense
Quanto sono grandi queste realtà? Il 24,1% delle realtà (14 realtà) conta fino a 10 persone; il 34,5% (20 realtà) tra 10 e 20 persone; il 29,3% (17 realtà) tra 20 e 40 persone. Solo una minoranza supera le 40 persone.
Questo dato è prezioso. Non siamo davanti a grandi organizzazioni, ma a spazi relazionali, dove la fiducia e la parola personale contano più della visibilità. Come ricorda Robert Putnam, le comunità piccole possono generare legami forti, ma sono anche più vulnerabili se poggiano su poche persone (Bowling Alone, 2000).
Nel Vangelo, però, risuona una promessa che ridimensiona l’ossessione dei numeri: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18,20).
Elemento positivo: prossimità, relazioni profonde, ascolto reale.
Criticità: forte dipendenza da poche figure e rischio di affaticamento.

Appartenenze religiose: un centro cattolico, ma orizzonti evangelici plurali
L’ultimo grafico riguarda le appartenenze religiose delle diverse realtà dei cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori. Nel 89,7% delle realtà (52 realtà) sono presenti persone cattoliche. Accanto a questo dato, però, emergono realtà con presenza evangelica (15,5%, 9 realtà, in particolare valdesi e battiste) e alcune esperienze ecumeniche o aperte anche a persone non credenti (8,6%, 5 realtà).
Questi dati riflettono il contesto italiano, dove il cattolicesimo resta il riferimento principale. Ma allo stesso tempo, molte realtà funzionano come laboratori ecumenici dal basso, nati dalla vita prima che dai documenti.
Come osserva Grace Davie, oggi molte persone “appartengono in modo non lineare”, attraversando confini confessionali senza viverli come tradimenti (Davie, Religion in Britain since 1945, 1994). Qui questo accade in modo molto concreto. Biblicamente, risuona la parola: «Tutti voi siete uno» (Galati 3,28). Non perché le differenze spariscano, ma perché non sono più muri.
Elemento positivo: capacità di tenere insieme fede e pluralità ecclesiale.
Criticità: dialogo con le istituzioni religiose spesso affidato a relazioni personali e non strutturata.
Uno sguardo d’insieme
Nel loro insieme, questi dati raccontano le realtà dei cristiani LGBTQ+ e dei loro genitori che sono giovani ma con radici, piccole ma plurali, fragili ma generative. Non sono spazi ideali, ma luoghi dove molte persone hanno trovato – e continuano a cercare – una casa abitabile per la loro fede e la loro vita. E forse qui vediamo come «La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo» (Salmo 118,22).

