Dai margini a testimoni. La donna al pozzo e le persone LGBTQ+
Testo di Margie Winters* pubblicato sul sito New Ways Ministry (Stati Uniti) il 8 marzo 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
A volte chi vive ai margini sa bene cosa significa avere sete. Sa riconoscere la stanchezza negli occhi degli altri. Sa cosa vuol dire sopravvivere in luoghi aridi. (…)
Amo molto la figura della donna al pozzo nel vangelo di oggi. È intelligente, combattiva, non ha paura di sfidare Gesù. La sua battuta — «Signore, non hai neppure un secchio e il pozzo è profondo…» (Giovanni 4,11) — mi fa sempre sorridere.
La storia si sviluppa come una rivelazione progressiva: la verità della donna che viene alla luce, la presenza non giudicante di Gesù, e uno scambio teologico profondo sull’inclusione della comunità samaritana nella sua missione. Uno scambio che mette in discussione letture troppo ristrette e letterali del testo.
La donna arriva al pozzo a mezzogiorno — un orario insolito, il momento più caldo della giornata. Una donna sarebbe andata a prendere acqua a quell’ora solo per evitare gli altri, forse perché era stata umiliata o spinta ai margini.
Anche Gesù arriva a quell’ora improbabile, stanco e assetato, e le chiede da bere. Si rivolge a lei — una donna, una straniera — e le chiede qualcosa che possa sostenerlo. Che cosa può offrirgli lei? Che cosa possiamo offrirgli noi?
Questo racconto, ambientato presso il pozzo di Giacobbe, ha qualcosa di un confronto serrato. La donna dialoga con Gesù quasi come in un duello verbale. Mette in discussione la sua richiesta. Si chiede perché lui rischi di diventare impuro entrando in contatto con lei.
Spesso chi vive ai margini — perché ha dovuto fare i conti con rifiuto, tradimento e vergogna — sviluppa una particolare profondità di compassione. Sappiamo cosa significa avere sete. Le persone LGBTQ+ sanno riconoscere la stanchezza negli occhi degli altri. Abbiamo imparato a sopravvivere nei luoghi aridi.
Da quella saggezza conquistata con fatica possiamo offrire l’acqua che portiamo con noi: la verità delle nostre vite, attinta da pozzi profondi. E nel momento in cui la offriamo scopriamo che Gesù, in cambio, ci ha già offerto l’acqua viva.
Ma allora che dire della donna? Da dove nasceva la sua vergogna?
Molti commenti biblici si concentrano sulle parole di Gesù: «Hai detto bene: “Non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito» (Giovanni 4,17-18). L’interpretazione più comune è che la donna fosse sessualmente peccatrice. In questa lettura diventa una figura moralmente sospetta.
La biblista Sandra Schneiders, religiosa delle Immaculate Heart of Mary (Cuore Immacolato di Maria), propone però un’altra interpretazione. Colloca l’intero dialogo dentro il conflitto teologico profondo tra ebrei e samaritani. In questo contesto, i «cinque mariti» potrebbero rappresentare i cinque dèi stranieri adorati dai samaritani durante l’occupazione assira.
In questa prospettiva il dialogo non riguarda tanto la moralità personale della donna, quanto la storia religiosa e l’identità di un popolo.
Schneiders osserva anche quanto facilmente le donne nella Scrittura vengano sessualizzate attraverso interpretazioni predefinite. Nel corso dei secoli lo stesso sguardo riduttivo è stato rivolto anche alla comunità omosessuale e alle persone LGBTQ+. Troppo spesso veniamo ridotti al comportamento sessuale, invece di essere riconosciuti come persone intere: persone che sono anche sessuali, ma soprattutto complesse, credenti, amate.
Proprio per questa tendenza alla sessualizzazione, molte persone LGBTQ+ conoscono bene il pungiglione della vergogna — legata all’orientamento, all’amore o al matrimonio. Continuiamo a sperimentare il rifiuto da parte di alcuni settori della gerarchia ecclesiale semplicemente per ciò che siamo e per chi amiamo.
Dopo essere stata licenziata da una scuola cattolica, ci sono stati momenti in cui ho provato vergogna. Evitavo certi luoghi oppure entravo in chiesa in silenzio, sedendomi nelle ultime file per non farmi notare.
La vergogna isola. Rimpicciolisce l’anima. Eppure, anche se si mantiene l’interpretazione tradizionale del brano, Gesù non umilia questa donna. Nomina la sua realtà e la accoglie. Non la condanna, non la interroga con durezza, non la umilia. Semplicemente la riceve.
Non è forse così che Gesù si rivolge anche a noi? Senza condanna? Senza vergogna? Io credo di sì. Qualcuno una volta mi disse: Dio pronuncia solo parole di amore. Se ciò che sentiamo non consola il cuore, allora non è la voce di Dio.
Perché Gesù dovrebbe condannarci per ciò che lui stesso ci ha creati ad essere? Dio chiede soltanto la nostra verità — ed è pronto a incontrarla con un amore incondizionato.
Un’altra dimensione spesso trascurata di questo racconto è il discepolato della donna. Dopo aver incontrato Gesù, lascia la sua brocca — ciò di cui aveva bisogno ogni giorno — e corre al villaggio annunciando: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Cristo?» (Giovanni 4,29).
Sandra Schneiders chiama questo episodio discepolato inclusivo: una samaritana, una donna, che diventa portatrice della Buona Notizia. Il ministero di Gesù si allarga oltre ciò che i discepoli avevano immaginato.
Non è forse vero anche per le persone LGBTQ+?
Come la donna samaritana, anche noi siamo chiamati ad annunciare la Buona Notizia — e nel farlo ad allargare la comprensione del discepolato nella chiesa cattolica, perché includa anche le nostre vite e i nostri doni. Abbiamo incontrato Cristo in modi che ci spingono a correre e raccontare questa Buona Notizia.
La donna samaritana ci mostra come questo accade: attraverso la rivelazione paziente e coraggiosa di chi siamo davvero. È lì che Dio abita: nello Spirito e nella verità.
Dio ci vede — con il cuore aperto, desiderosi di essere conosciuti — e ci chiama santi e amati.
* Margie Winters è una facilitatrice di ritiri spirituali e direttrice spirituale statunitense. È diventata nota a livello internazionale dopo essere stata licenziata nel 2015 dalla Waldron Mercy Academy, una scuola cattolica della Pennsylvania, a causa del suo matrimonio con una donna. Da allora si occupa di accompagnamento spirituale e di formazione sull’inclusione delle persone LGBTQ+ nelle comunità cristiane.
Testo originale: From the Margins to Preachers: The Woman at the Well and LGBTQ+ People

