Dalla diocesi tedesca di Rottenburg-Stoccarda un sussidio su come “Benedire l’amore” anche nelle coppie omosessuali
Riflessioni di Antonio De Caro*
Anni fa il sussidio pastorale “Wir lieben uns – welch ein Segen!/Noi ci amiamo – che benedizione!” della diocesi tedesca di Rottenburg-Stoccarda, sarebbe stato inconcepibile. A livello familiare e sociale era molto difficile per gli omosessuali vivere una relazione stabile in modo trasparente.
Per giunta, all’interno della Chiesa Cattolica Romana hanno pesato a lungo, e pesano ancora, le condanne e i pregiudizi della Tradizione e del Magistero. Adesso, come sappiamo, molto è cambiato: anche grazie all’istituzione delle unioni civili, molte persone omosessuali vivono alla luce del solo il loro impegno d’amore e, grazie a papa Francesco, la Chiesa sta imparando ad accogliere sempre di più le persone e il loro amore.
La Tenda di Gionata ha seguito spesso questo dibattito, soprattutto nel mondo germanico (Germania; Austria), oltre che nel Cammino Sinodale Italiano. Il Percorso Sinodale in Germania ha approvato nella primavera del 2023 la possibilità di benedire le unioni omosessuali (ce ne siamo occupati qui, qui e qui), ben prima della Dichiarazione Fiducia Supplicans, che dà alla questione una risposta – a nostro giudizio – ambigua e debole, al punto da suscitare l’impressione di una benedizione negata.
Le 16 pagine di “Wir lieben uns – welch ein Segen!/Noi ci amiamo – che benedizione!” che abbiamo tradotto, nato nella diocesi di Rottenburg-Stoccarda, sembra invece riportare una fresca aria di primavera e di speranza. Esso presenta diverse preghiere da usare, adattandole, per la benedizione delle unioni al di fuori del matrimonio – quindi anche per persone dello stesso sesso.
Nei testi si colgono chiaramente i passaggi liturgici in cui si invoca la presenza amorevole e potente di Dio (epiclesi) in nome della salvezza che Lui ha già elargito (anamnesi). Per le persone che si amano chiedere la benedizione di Dio è un’esigenza che nasce spontaneamente dalla fede, cioè dalla consapevolezza del bene che Dio ha già donato al percorso fatto sia individualmente sia insieme.
Benedire significa trasferire all’interno delle relazioni umane il dono di sé che Dio fa agli uomini: la presenza amorevole di Dio è una garanzia evolutiva che può accrescere la qualità dell’amore fra le persone, e questo vale sempre e comunque. In una comunità cristiana, benedire anche le unioni omosessuali sarebbe il segno eloquente della fiducia che anche in esse può manifestarsi concretamente la benevolenza fedele di Dio per gli esseri umani.
Nella benedizione vi sono, circolarmente, una dimensione discendente (da Dio verso l’umanità, cfr. Nm 6.22-27) e una ascendente (dall’umanità verso Dio, cfr. Ef 1.3-14): è quindi un gesto eucaristico, reciproco, che riguarda e alimenta la relazione fra l’uomo e Dio. Per i cristiani, poi, la benedizione rievoca il dono del battesimo, cioè la relazione con Cristo che ci salva e ci rende fecondi di bene per gli altri.
Una benedizione mira ad accrescere la forza delle persone, grazie alla relazione con Dio: quindi ne rivela e ne rende percepibile la presenza, precisamente in quanto crea distanza dalla maledizione, cioè dal rifiuto e dal disprezzo.
La maledizione adopera la lingua del potere e della distruzione, cioè esclude e relega le persone in un luogo dove è impossibile trovare Dio. Benedire, invece, significa attrarre, fuori dalla logica dell’odio, nell’amicizia e nella protezione di Dio. Lui dona ai fedeli la Grazia dello Spirito Santo perché possano sperimentare la sua protezione, il suo aiuto e la sua forza soprattutto nelle difficoltà che incontreranno vivendo insieme: se i fedeli credono in questa Grazia, ogni circostanza della loro vita può essere benedetta.
Anche i cristiani omosessuali, come tutti gli altri, hanno motivo di chiedere a Dio salvezza e felicità, mentre lo lodano e lo ringraziano per il dono di essere stati creati e redenti. Ebbene, all’interno di ogni relazione d’amore i partner sono grati a Dio perché riconoscono di essere già il segno che Dio ha già benedetto ciascun* dei due grazie alla presenza dell’altr*.
Se l’unione risponde a un patto di amore stabilito nelle coscienze dei coniugi, essa è già, spiritualmente, benedetta, poiché Dio da tempo ama ed ha accolto queste persone con le loro storie concrete. La Chiesa, semplice mediatrice della Grazia che scaturisce dal mistero pasquale, non ha il potere di impedire questo flusso, bensì il compito di renderlo visibile. La comunità cristiana ne ricaverebbe un beneficio, poiché riconoscere il bene in tutte le forme di amore autentico è un segno di gratitudine per la benevolenza di Dio verso tutti gli esseri umani.
Attraverso la preghiera, la comunità dichiara la sua gioiosa accoglienza e la disponibilità a sostenere l’amore della coppia: segni e parole possono illuminare l’idea di un amore che cresce e matura grazie alla forza di Dio.
Questo è il motivo per cui queste preghiere di benedizione hanno un valore profetico: il loro scopo più concreto e tangibile, certo, è quello di chiedere a Dio la forza per continuare ad amarsi in modo costruttivo, fecondo ed oblativo.
Ma in realtà queste preghiere – mentre cercano di impetrare la Grazia – rivelano il volto di Dio, la sua identità e i suoi valori, esattamente come le persone che si amano autenticamente sono un’epifania e una metafora dell’amore di Dio che suscita, fortifica e alimenta l’amore fra le persone. Da ognuno dei testi emerge il ritratto di Dio che, sorgente della vita e dell’amore, volge il suo sguardo su di noi e accompagna il nostro cammino; la sua benedizione dona pace e fa crescere la forza della relazione; la luce di Dio feconda l’amore della coppia e lo rende fecondo, come pazienza e aiuto vicendevole; in tutte le relazioni di amore e di cura si percepisce il suono dell’armonia di Dio, che quindi ispira lode e benedizione, proprio secondo quel modello di circolarità eucaristica che abbiamo delineato prima.
La Tenda di Gionata offre quindi questi testi in traduzione italiana non solo perché possano essere usati per le effettive benedizioni delle coppie al di fuori del sacramento del matrimonio, ma anche come spunto per la riflessione e la preghiera, come salmi che raccontano le esperienze di amore fra uomini e donne e in esse colgono la dolcezza e l’energia del Dio di Gesù Cristo.
Come negli inni paolini, ogni gesto di amore è un pegno escatologico, perché crediamo che esso viene conservato in Cristo per essere perfezionato e diventare salvezza per tutti.
La nostra speranza è che anche la Chiesa Cattolica Italiana possa lasciarsi rinnovare dalla profondità poetica e spirituale di questi testi e aprirsi a forme di accoglienza sempre più autentiche, gioiose e coerenti.
Traduzione Italiana di “Wir lieben uns – welch ein Segen!/Noi ci amiamo! Che benedizione!” (file PDF)
Il sussidio pastorale originale in tedesco: “Wir lieben uns – welch ein Segen! (file PDF)
* Antonio De Caro (Palermo 1970) collabora con La Tenda di Gionata per promuovere il dialogo fra condizione omosessuale e fede cristiana. Ha già tradotto dal tedesco i seguenti contributi: Teologi, biblisti e liturgisti cattolici si confrontano su “La benedizione delle unioni omosessuali (2020), “Mit dem Segen der Kirche?” La chiesa cattolica tedesca e le unioni omosessuali nell’ottica della pastorale (2019). Sul tema ha pubblicato anche i seguenti saggi: La violenza non appartiene a Dio. Relazioni omosessuali e accoglienza nella Chiesa (2021) e Cercate il suo volto. Riflessioni teologiche sull’amore omosessuale (2019).


