Dalla sventura alla tristezza, dalla catastrofe alla gioia!
Riflessioni di Michaelangelo Allocca* pubblicate su New Ways Ministry (USA) il 17 agosto 2025, liberamente tradotte da Luigi e Valeria de La Tenda di Gionata
Le letture del lezionario di oggi, 17 agosto, offrono un ampio spettro di stati d’animo e immagini tra cui scegliere: c’è un po’ di sventura in una, e se non vi piace, potete trovare un po’ di tristezza in un’altra, e se non vi piace, che ne dite di un po’ di catastrofe in un’altra ancora?
Già il brano del Vangelo, da solo, rappresenta uno degli esempi più significativi di “parole dure” che abbiamo mai ricevuto da Gesù, con alcune suggestioni angosciose che potrebbero sembrare particolarmente familiari a noi della comunità queer.
Anche il salmo riprende alcune delle risonanze più cupe e drammatiche, ma suggerisce anche la risposta alla domanda che inevitabilmente ci poniamo: «Che insegnamento possiamo trarre da questi brani?».
Credo che la risposta abbia due parti: 1) proclamare la verità di Dio provoca reazioni negative, ma 2) Dio viene sempre in nostro soccorso, non importa quanto sembri che le cose vadano male.
La prima lettura di oggi (Geremia, 38,4-6.8-10) necessita di un po’ di informazioni di contesto. Il motivo dell’ostilità verso Geremia in questo brano è che Geremia, parlando a nome di Dio, annuncia che l’unica speranza per Israele di evitare la devastazione totale per opera dei Babilonesi è quella di arrendersi e implorare pietà.
Il profeta riceve un trattamento piuttosto tipico per chi porta cattive notizie: il re permette ai suoi avversari di gettarlo in una cisterna, dove affonda nel fango.
Ma quando un consigliere dei re prova compassione per Geremia e chiede pietà per lui, il re cambia immediatamente idea e ordina che venga messo in salvo.
Ciò che è importante è il modello di uomo di Dio che emerge dal brano: «Segue le indicazioni di Dio, questo genera reazioni negative nella gente, quindi viene attaccato, ma alla fine viene salvato».
Il salmo 39 riprende alcune risonanze del brano di Geremia, quando dice che Dio «mi ha tirato fuori dalla fossa della distruzione, dal fango della palude».
Questo è solo un esempio del concetto ripetuto più volte: stavo soffrendo, e poi Dio «si è ricordato di me», «si è chinato verso di me», «ha messo un nuovo canto nella mia bocca» ed è «il mio aiuto e il mio liberatore».
Come spesso accade nei salmi, anche questo dipinge un quadro vivido delle sofferenze che possiamo subire, per rappresentare e trasmettere il senso di quanto fermamente dovremmo confidare nella salvezza di Dio.
Il brano della Lettera agli Ebrei (Ebrei 12, 1-4) è un intrigante intreccio di emozioni e sentimenti positivi e negativi.
Ci offre la bellissima frase, da ricordare, «circondati da una così grande schiera di testimoni», ma dice anche, in modo enigmatico: «Nella vostra lotta contro il peccato, non siete ancora arrivati al punto di versare il sangue».
È difficile dire se questa sia una buona o una cattiva notizia, ma sicuramente suggerisce fortemente che ci sarà uno spargimento di sangue, in linea con le altre immagini di pericolo presenti nelle letture di oggi.
Se speravate di trovare una nota positiva di incoraggiamento quando finalmente siete arrivati alle parole di Gesù nel brano del Vangelo di Luca (Luca 12, 49-53), dovrete ancora pazientare. Ancora una volta, il contesto, purtroppo spesso assente nel lezionario, è fondamentale.
La lettura di oggi fa parte di una lunga serie di avvertimenti apocalittici e parabole (alcune ascoltate nelle ultime domeniche) che Gesù pronuncia durante il cammino dalla Galilea a Gerusalemme, con l’intento di preparare i suoi seguaci ai conflitti che stanno per verificarsi, comprese le previsioni della sua stessa Passione.
Proprio come Geremia, Gesù non ha addolcito la descrizione delle calamità imminenti, iniziando con la promessa che era venuto per «incendiare il mondo» e con l’auspicio che fosse già in fiamme.
Ancora una volta, abbiamo bisogno del contesto per capire che queste espressioni sono riferite a ciò che è meglio per noi. Proprio come la Passione di Gesù ha portato alla Resurrezione, dovremmo sopportare le tribolazioni con la speranza del trionfo.
Dopo l’immagine della conflagrazione, Gesù promette che la sua venuta porterà conflitto, non pace, alle famiglie e alle case: «Il padre sarà diviso contro il figlio e il figlio contro il padre, la madre contro la figlia e la figlia contro la madre», e altre ripetizioni non proprio necessarie.
Questi conflitti familiari dovrebbero risultare comprensibili a molti di noi, se pensiamo alle frequenti reazioni negative dei genitori o di altri parenti quando dichiariamo di essere persone gay, bisessuali, transgender o non binarie.
Per quanto mi riguarda, sono stato piuttosto fortunato: i miei genitori erano un po’ confusi e turbati, ma dopo una fase iniziale di negazione, mi hanno sostenuto come meglio potevano.
Mio fratello mi ha sostenuto al 100% (lui e mia cognata avevano partecipato alle parate del Pride anni prima di me, quindi non ero davvero preoccupato di dirglielo), e nessuno dei miei altri parenti ha mai sollevato alcuna questione.
Ma mi rendo perfettamente conto che questo mi rende uno dei pochi fortunati: conosco persone che sono state completamente rifiutate o ripudiate dalle loro famiglie, o che in qualche misura hanno vissuto reazioni molto più spiacevoli delle mie. È lecito supporre che proprio alcuni di voi che state leggendo questo articolo abbiate vissuto una simile sofferenza.
Ma il messaggio di speranza contenuto nelle Scritture ci chiede di confidare che con Dio, alla fine, il bene prevarrà, nonostante il conflitto o con la risoluzione del conflitto stesso.
Molti di noi hanno potuto condividere le proprie difficoltà con altre persone bisognose di conferma e incoraggiamento, il che rende il nostro dolore un dono prezioso da condividere.
Allora, dov’è la Buona Notizia? Dire la verità, in particolare sul nostro orientamento sessuale o sulla nostra identità di genere, può effettivamente provocare reazioni ostili.
Ma le Scritture non ci dicono che Dio impedirà ogni ostilità, ma che rimarrà con noi durante tutte queste esperienze drammatiche.
E il Vangelo dice qualcosa di ancora più importante: che la venuta di Cristo e la predicazione del Suo messaggio hanno provocato esattamente lo stesso tipo di rifiuto e ostilità.
C’è conforto nel riconoscere questa somiglianza e, inoltre, nel ricordare che alla Passione seguirà la Resurrezione.
* Michaelangelo Allocca è membro della parrocchia di San Francesco Saverio a Manhattan, New York, e insegnante di religione alla St. Peter’s Prep di Jersey City, New Jersey. Ha conseguito lauree in religione presso la Columbia University e l’Università di Chicago e ha una vasta esperienza nell’insegnamento di studi religiosi, scienze umane e latino a livello liceale e universitario, oltre che come catechista e animatore di ritiri spirituali.
Testo originale: Doom, Gloom, Catastrophe. Oh, Joy!

