Davide e Gionata: una relazione omosessuale o un’immagine scandalosa di maschilità?
Riflessioni di Mathias Winkler*, pubblicata su-l sito cattolico Katholisch.de (Germania) in data 11 febbraio 2024. Liberamente tradotte dai volontari del Progetto Gionata.
Tutto comincia con una storia diventata proverbiale: il piccolo pastore Davide contro il grande guerriero Golia. La vittoria di Davide gli apre le porte della corte del re d’Israele, Saul. Ma sul giovane eroe posa lo sguardo anche un altro: Gionata, figlio di Saul, erede al trono, la “seconda persona” dello Stato.
La Bibbia racconta che l’anima di Gionata si lega a quella di Davide (oggi potremmo dire “un’intensa affinità spirituale”) e che egli ama Davide come se stesso (1Samuele 18,1-4). I due stringono un’alleanza. Gionata si spoglia, depone le sue vesti, la spada, l’arco e dona tutto a Davide. L’immagine è forte: un uomo innamorato che resta nudo e disarmato davanti all’altro. Ma è davvero l’inizio di una relazione omosessuale tra Davide e Gionata?
Un esperimento mentale
Capire se Gionata e Davide fossero una coppia omosessuale con baci, carezze e intimità fisica dipende dalla prospettiva con cui leggiamo la loro relazione. Ma ancora di più dipende da cosa intendiamo per “maschilità” e per “relazioni tra uomini”. È su questo secondo punto che desidero soffermarmi.
Pensiamo a una scena quotidiana: un uomo siede in un caffè, un altro arriva e lo bacia. Sono una coppia omosessuale? La maggior parte dei tedeschi risponderebbe subito: “Sì”. Ma se ponessimo la stessa domanda a francesi, italiani o altri popoli mediterranei, la risposta sarebbe: “Non necessariamente”. Perché non abbiamo detto come si baciano. Un bacio sulle labbra con passione indica senza dubbio una relazione amorosa. Un bacio sulle guance, invece, è un normale gesto di saluto in molte culture.
Ecco cosa impariamo applicando questo esempio alla storia di Davide e Gionata: la Bibbia non ci dice come si baciano, e noi riempiamo quel vuoto con le nostre aspettative contemporanee su cosa significhi essere uomini. Lo stesso vale per le lacrime. È permesso agli uomini piangere solo per amore di una donna? Non possono piangere per un altro uomo? Tali convinzioni derivano dall’idea, ancora molto diffusa, che gli uomini non debbano mostrare emozioni in pubblico: “i ragazzi non piangono”. Ma se interpretiamo Davide e Gionata come una coppia omosessuale, molto dipende dalle nostre categorie culturali odierne sul maschile e sul modo in cui leggiamo le emozioni pubblicamente espresse.
Altri tempi, altre relazioni
I nostri schemi di maschilità e di identità di genere non corrispondono a quelli di una cultura di oltre 2500 anni fa. Siamo lontani nello spazio, nel tempo e nella mentalità rispetto a coloro che ci hanno tramandato i racconti biblici. Forse, per loro, i baci, le lacrime e le parole di addio avevano un significato diverso.
Se oggi un contatto fisico tra uomini, al di là della stretta di mano, può sembrare insolito, allora era probabilmente del tutto naturale. Poteva essere normale che l’amicizia tra uomini comprendesse un bacio, lacrime e gesti di dolore nella separazione. La letteratura antica ce lo conferma: basti pensare all’epopea di Gilgamesh, in cui l’eroe Gilgamesh e il suo amico Enkidu vivono una relazione intensa e affettuosa, una “bromance” ricca di emozioni e lacrime.
Due prospettive
Davide e Gionata erano una coppia omosessuale? Oppure la loro era un’amicizia virile? Se ascoltiamo il racconto con le orecchie di un israelita dell’antichità, egli avrebbe probabilmente riconosciuto in esso una “bromance”, cioè una profonda amicizia maschile. Una relazione che poteva avere anche sfumature erotiche senza che ciò fosse giudicato inaccettabile. Non dimentichiamo che sia Davide sia Jonathan hanno mogli e figli. Le relazioni eterosessuali non escludevano la possibilità di amicizie maschili intense.
Se invece leggiamo la loro storia con gli occhi di chi vive oggi, ci appare più naturale interpretarla come una relazione omosessuale o perlomeno omoerotica. Perché nella nostra cultura prevale l’idea che un uomo eterosessuale non possa avere un legame così intimo con un altro uomo. E da qui nasce la conclusione: “Allora erano gay”. Ma questo ideale del “maschio eterosessuale” che vive solo relazioni profonde con una donna rischia di sovraccaricare i rapporti di coppia e di generare solitudine, soprattutto tra gli uomini.
Una falsa questione
La disputa accademica sul fatto che Davide e Gionata abbiano vissuto o meno una relazione omosessuale è, in realtà, una falsa questione. Non riguarda davvero la loro sessualità, ma piuttosto un interrogativo più ampio: quali relazioni tra uomini vengono considerate “appropriate” all’interno di un certo modello di maschilità? La risposta è semplice: ogni epoca ha i suoi ideali.
La discussione su Davide e Gionata, dunque, non ci rivela uno scandalo biblico, ma piuttosto ci invita a riflettere sui modelli di maschilità del nostro tempo. La vera sfida è riconoscere che spesso gli ideali maschili oggi dominanti sono essi stessi scandalosi, perché possono risultare dannosi.
*Mathias Winkler è professore incaricato di Antico Testamento presso la Facoltà teologica cattolica dell’Università della Ruhr a Bochum.
Testo originale: Homosexuelle Beziehung oder skandalöses Bild von Männlichkeit? David und Jonathan: Über Männer und ihre Beziehungen

