La vita di Arslan, gay in Turkmenistan. Le torture, la fuga e il sogno di poter aiutare gli altri
Una condanna per «sodomia», una cella in prigione, poi il ricovero forzato in un ospedale psichiatrico e umiliazioni senza fine perché gay.I ricordi che Arslan conserva della sua vita in Turkmenistan sono pieni di dolore e oscurità. È riuscito a fuggire da quell’inferno e oggi, vivendo all’estero, cerca di aiutare altre persone LGBT+ perseguitate in Turkmenistan a causa del loro orientamento sessuale.





