Dentro la porta Santa col nostro pellegrinaggio LGBT+ e la dignità dei figli di Dio

Testimonianza di Tiziano Fani Braga, un partecipante al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazione” (5-6 settembre 2025)
È tra una forchettata e l’altra, in un tiepido autunno, che è nata al ritiro di Bologna questa idea: un Pellegrinaggio Giubilare. Ci siamo chiesti: “Perché non noi?”. Ognuno di noi ha costruito la propria esistenza, un mattone dopo l’altro, in un percorso di crescita, di esperienza e di fede. Un percorso fatto anche di delusioni e sofferenze, che ci hanno forgiato e reso ciò che siamo.
Una cosa però ci è chiara: siamo stati fatti a “immagine e somiglianza di Dio”. Abbiamo dignità e ne siamo consapevoli. Al di là della nostra libertà personale e del nostro rapporto con Dio, le accuse più pesanti che ci hanno ferito sono state quelle di considerarci “contronatura”. Ma se Dio ci ha fatti così, se ha scritto una storia bellissima anche sulle nostre fragilità, come possiamo mai ritenerci sbagliati? Non lo siamo.
Siamo esseri stupendi. In questi giorni ho potuto incrociare occhi e sorrisi di persone da tutte le parti del mondo, con il loro entusiasmo. Occhi che a volte nascondevano anche la paura del futuro. Ci siamo sentiti come il popolo d’Israele davanti al Mar Rosso, che è stato aperto per noi. Qualcosa che sembrava insormontabile ora è stato aperto, e possiamo camminare. Sappiamo che dietro abbiamo ancora i nostri detrattori, ma siamo protetti dal Signore.
Le parole di Sua Eccellenza Mons. Francesco Savino, urlate in quella chiesa, sono state accolte nei nostri cuori come una carezza per l’anima: “È l’ora di restituire dignità a tutti, soprattutto a chi è stata negata”. Cerchiamo di vivere e pensare che la Chiesa si costruisce dalla base, per poi salire e portare questo messaggio in alto.
L’aspetto più importante è stata proprio la comunione tra di noi, ed è ciò a cui teniamo di più. Le piramidi non si costruiscono dal vertice, ma dalle fondamenta, e noi siamo parte di quelle fondamenta, magari anche celate, ma forse ora non più. Fondamenta con la dignità dei figli di Dio, perché battezzati.
È da qui che dobbiamo ripartire: dalle nostre comunità vicine, dalle nostre famiglie, tra i nostri fratelli e sorelle nella fede, che questo momento di comunione possa essere riversato nelle nostre realtà.
Mi rimarrà per sempre un’immagine, quando abbiamo recitato il Credo sulla tomba di Pietro, ho pianto lacrime amare e di gioia allo stesso tempo. Mentre sostenevo il peso di quella croce di legno con il Cristo Re glorioso, sentivo le parole di quel Credo fin dentro le mie ossa e le viscere.
È stata una sensazione mai provata: mi sono sentito preso da Lui e sollevato, non più una sensazione vaga, ma una certezza reale, un senso di leggerezza che mi ha fatto dire, non solo a parole ma con il cuore, che questa Chiesa è veramente la casa per tutti: per chi è al centro e per chi, come noi, si trova alle frontiere esistenziali.

