Dentro l’arcobaleno con mille e una fiaba queer

Dialogo di Katya Parente con lo scrittore Pete Jordi Wood
Chi di noi non conosce Cenerentola, Biancaneve, il Principe Ranocchio e le altre fiabe che hanno permeato la nostra infanzia e che finiscono tutte, inevitabilmente, con l’eroina di turno che sposa il bel nobile? Sicuramente le favole, come le conosciamo noi, hanno pagato (e pagano ancor oggi) un notevole tributo al politicamente corretto. E se non fosse sempre così? E se non fosse che proprio tutte le volte ci sia un lieto fine in salsa etero?
Ospite di oggi è Pete Jordi Wood, che con le sue pubblicazioni “Queeries: Essays on Queer Theory and Fairy Tales” del 2019 e il più recente “Tales From Beyond the Rainbow: Ten LGBTQ+ fairy tales pridely reclaimed” oltre a “The Dog and the Sailor: A long-lost fairytale” ce le mostrerà in una luce un po’ diversa…
Innanzitutto, chi è Pete Jordi Wood?
Sono un autore, illustratore e sceneggiatore. Abito nel Regno Unito, più precisamente in Cornovaglia. Sto finendo un dottorato di ricerca alla University of the Arts, a Londra, nella sede staccata alla Falmouth University, dove sono ricercatore di folklore magico e cartomanzia.
Hai scritto diversi libri, tutti incentrati sulla queerness nelle fiabe. Perché ti interessa così tanto questo argomento?
Mi sono sempre piaciute le fiabe, ma crescendo non mi sono mai sentito rispecchiato in esse essendo una persona gay non binaria. Quando da adulto ho iniziato ad interessarmi al folklore, ho scoperto che le storie queer sono sempre esistite – solo che nel tempo erano state nascoste o cancellate. Ed è proprio questo che guida il mio lavoro ora come ricercatore borsista. Spero che le mie pubblicazioni, ” The Dog and the Sailo r”, ” Tales From Beyond the Rainbow”, e ” Queeries” (purtroppo non ancora tradotti in italiano nda) mostrino la mia passione nel recuperare, rivendicare e raccontare queste storie perdute in modo che le persone capiscano che le identità LGBTQ+ hanno sempre fatto parte della tradizione delle fiabe.
Nelle favole regna la magia, e l’insolito e lo stravagante sono di rigore. Ma mi sembra che tu legga con un filtro propriamente LGBT+
Sì, assolutamente – e penso che le fiabe vi si attaccano! Queste storie sono piene di trasformazioni, identità segrete e persone che stanno strette nella normalità – tutti temi che richiamano da vicino le esperienze queer. In ” Queries” , indago su come applicare una lente queer che non è affatto forzare qualcosa dentro le favole, ma piuttosto rivelare quello che c’è già. In questi racconti le tematiche queer sono spesso nascoste nel sottotesto, ma ci sono anche esempi espliciti, come un personaggio che cambia genere, o si innamora profondamente di qualcuno del suo stesso sesso. Una volta che si inizia a prestare attenzione, si vede che la queerness è profondamente intessuta nella trama del folklore.
Si dice che Andersen fosse omosessuale. Questa sua inclinazione traspare dalle sue favole?
Senz’altro, specialmente ne “La sirenetta” , che alcuni studiosi dicono di essere stata scritta dopo una delusione amorosa con un uomo. La storia è pregna di desiderio e amore non corrisposto, e, quando si legge conoscendo la vicenda personale di Andersen, diventa un’allegoria profondamente queer. Nelle sue favole si concentrano personaggi spesso emarginati ed incompresi, che raccontano molto di come lui stesso si vedeva.
Ultimamente le favole, penso ad alcune principesse Disney (Rapunzel, Merida e Tiana nella fattispecie) ma anche Fiona (Shrek) sovvertono il cliché della donna che non fa altro che sognare il principe azzurro…
Assolutamente – e questo cambiamento mi piace parecchio! Personaggi come Tiana e Merida si sono liberati dal modello “aspettando il principe azzurro” e si sono creati il proprio destino, che riflette uno slittamento più evidente verso una narrazione più inclusiva e potente. Questa è una sorta di specchio del più antico (e diverso) folklore che non sempre segue la trama della damigella-in-ambasce. In ” Tales From Beyond the Rainbow” , includo storie con coraggiosi protagonisti queer che sfidano le norme nello stesso identico modo.
Tu credi che ci potranno essere, in un futuro, favole in cui le coppie che “vissero felici e contenti” siano composte da due principi o da due principesse?
La mia antologia di racconti popolari queer si concentra specificatamente su dieci racconti con rappresentazioni positive di protagonisti LGBTQ+ nel folklore tradizionale, con avventure che finiscono felicemente. E il mio dottorato di ricerca mi ha permesso di scoprire altre di queste rare storie, che pubblicherò nella mia tesi. Credo che in futuro ne vedremo di più, visto che sempre più gli archivi folkloristici sono studiati da ricercatori queer. Le fiabe si sono sempre evolute per riflettere la società, e questa ricerca mostra anche che si sono fatte interpreti di tutti i tipi di amore. La conclusione “e vissero per sempre felici e contenti” appartiene ad ognuno di noi – e questo include due principi, due principesse, e ogni gradazione tra questi due poli.
Il lavoro di Pete, quindi, va oltre la “semplice” rilettura (e riappropriazione) delle favole in chiave LGBTQ. Si tratta di un percorso filologico rigoroso, che ci porta alla radice di narrazioni che hanno permeato e permeano, pur nella loro versione edulcorata, la vita di tutti noi. Adesso ci accosteremo a loro con un po’ più di consapevolezza. Per chi fosse interessato ad approfondire questo argomento, il sito di Pete è petejordiwood.com . Buona lettura!

