Chiesa di che pietra parliamo?
Restituzione* dell’incontro di riflessione biblica del gruppo PAROLA… E PAROLE** del 21 marzo 2026
Questo brano di Matteo 16,13-20 è il più importante per quell’Istituzione che ci ha sempre rifiutati. Gesù è con i suoi discepoli a Cesarea, una zona ai confini della terra d’Israele. E qui sembra voler fare una sorta di sondaggio d’opinione con i suoi attraverso una domanda: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.
La gente riconosce in Gesù un grande profeta carismatico, qualcuno che parla in nome di Dio, un uomo di Dio, ma nessuno ha ancora centrato la sua vera identità.
Allora Gesù va oltre, vuole sapere cosa pensano di lui i suoi discepoli e passa ad una domanda più diretta: “Voi, chi dite che io sia?”. Vuole una risposta personale, non per sentito dire, una risposta che nasce da una relazione, quella con i suoi amici, con coloro che ha scelto uno ad uno. E Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
Il Messia non è soltanto un discendente di Davide, non è uno dei profeti, Il Cristo è il Figlio stesso di Dio. Pietro riconosce questa relazione unica tra Gesù e Dio. È la sua fede che gli fa riconoscere in Gesù il figlio di Dio: “né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”. Attraverso Pietro è il Padre stesso che ha parlato. E questo farà di Pietro la pietra su cui sarà edificata la Chiesa.
C’è uno scambio intenso che Gesù vuole resti con i suoi, non cerca pubblicità: “ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”.
“A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” – dice Gesù a Pietro. Le chiavi sono un simbolo di autorità, di potere. Legare e sciogliere è il potere di proibire o permettere, un potere che la Chiesa ha usato contro le persone LGBT+, per imporre una disciplina, per fare nei secoli cose terribili, decidendo della vita e della morte delle persone.
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. È per questa professione di fede che Gesù dice a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Questa frase ha un valore centrale per la Chiesa: da qui nasce il papato. Le parole di Gesù, secondo l’interpretazione della Chiesa cattolica, non si riferiscono solo a Simone, ma a tutti i papi che lo seguiranno. Come discendenti di Pietro, anche loro avranno la stessa autorità attribuita a lui da Gesù. A Pietro e ai suoi successori sono date le chiavi del Regno e il potere di legare e di sciogliere.
Data l’importanza che questi passaggi hanno assunto vale la pena soffermarcisi con qualche osservazione e farci qualche domanda:
- La frase: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”, da cui deriva l’autorità data a Pietro e ai suoi successori, c’è solo nel Vangelo di Matteo, in nessun altro dei Vangeli. Uno dei criteri che gli storici usano per capire se un testo abbia o no valore storico è che compaia su più fonti, non è il caso qui.
- Per quanto riguarda il potere di sciogliere e di legare (quest’ultimo molto usato dalla Chiesa nei secoli) viene spontanea una domanda: ma perché Gesù che ha speso tutta la vita a sciogliere, rivelando il volto misericordioso e liberante di Dio, dovrebbe aver sentito il bisogno di attribuire a qualcuno il potere di legare?
- Nell’episodio della resurrezione di Lazzaro, raccontato nel Vangelo di Giovanni, Marta fa la stessa professione di fede di Pietro: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo» (Giovanni 11,27). Dalla professione di fede di Pietro è nato il papato. Cosa è nato dalla stessa professione di fede pronunciata da Marta, una donna?
- In questo brano Pietro è pietra fondamento della Chiesa. Ma poco dopo Gesù gli dice: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo…” (Matteo 16,23). Nel linguaggio biblico lo scandalo è una pietra d’inciampo. Pietro passa da pietra fondamento a pietra che fa cadere. Non si è sempre pietra fondamento.
Mi intriga la figura di Pietro… Non sembra un uomo in cerca di potere. Va ad Antiochia, si scontra con Paolo, poi secondo la tradizione va a Roma come missionario, non per fare il papa.
Le domande di Gesù nel Vangelo sono scintille che accendono qualcosa… nella vita, più che le risposte contano le domande. Le parole di Pietro nascono dal suo rapporto con Dio. Posso sperare anch’io in quella luce? Anche nel dolore di vedere mio figlio escluso dalla Chiesa?
Questa domanda di Gesù mi risuona come quella di mia figlia lesbica: “chi sono io per te?”. E vorrei dirle: “sei quello che sei”.
Gesù sceglie come pietra un uomo fragile. Pietro diventa roccia quando trasmette che Dio è amore. Forse è proprio la fragilità che lo rende capace di misericordia. Ciascuno di noi può essere chiave che apre le porte di Dio… pietra fondamento… con tutte le nostre imperfezioni.
Quest’anno ricorre l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco. Secondo una leggenda, papa Innocenzo III sognò la chiesa che crollava e Francesco che la sosteneva. La Chiesa aveva ritrovato una nuova pietra fondamento: non il potere, ma la povertà e il Vangelo.
Anche le persone LGBT possono essere pietra fondamento quando si mostrano per quello che sono, quando chiedono di essere riconosciute. Perché le pietre scartate possono diventare testate d’angolo.
Matteo 16,13-20
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
*La restituzione è una sorta di resoconto di quanto è stato detto nel corso dell’incontro. Come in un collage, sono messi insieme frammenti significativi degli interventi dei singoli partecipanti, parole e pensieri espressi da ciascuno e ciascuna.
** PAROLA… E PAROLE è un gruppo di incontro esperienziale cristiano per genitori di persone LGBTQ+ e genitori LGBTQ+ di Roma. Ci incontriamo per percorrere e tracciare insieme il cammino verso una società ed una chiesa inclusive, dove nessuno sia messo ai margini. Lo facciamo seguendo le orme di quel Gesù di Nazareth, che, sulle strade della Palestina, ha condiviso la sua vita con gli esclusi e le escluse del suo tempo.
Ci incontriamo una volta al mese, normalmente il primo venerdì, alle ore 20 presso un locale attiguo alla chiesa di Sant’Ignazio. Coloro che sono interessati, possono contattarci a questi recapiti: Alessandra Bialetti 346 221 4143 – alessandra.bialetti@gmail.com; Dea Santonico 338 629 8894 – dea.santonico@gmail.com

