Dio non tira i fili: li spezza

In questa vignatta di Nakedpastor la scena è semplice ma potente. In basso c’è una persona che tende le braccia verso un cuore rosso, grande, ben visibile. Non lo afferra, non lo strappa: lo accoglie, lo sostiene. Dall’alto, però, scendono fili sottili che tengono quel cuore legato come fosse una marionetta. E lì sta il dettaglio decisivo: una mano con un paio di forbici sta per tagliare quei fili. Non il cuore. I fili. Quello che teneva l’amore sotto controllo.
Ed è qui che la vignetta diventa ironica, quasi una parabola disegnata. Siamo abituati a pensare che l’amore debba essere regolato, sorvegliato, “tenuto su” da condizioni morali, norme religiose, approvazioni dall’alto. Invece qui qualcuno sembra dire: l’amore non ha bisogno di fili. Se funziona solo perché è controllato, forse non è amore.
Letta con uno sguardo teologico un po’ meno addomesticato, quella forbice assomiglia sorprendentemente a Dio. Non a un Dio che gestisce, ma a un Dio che libera. Un Dio che non tira i fili, ma li taglia. Che non dice “ti amo se…”, ma “ti amo, quindi vivi”. Un Dio che rinuncia al potere di controllare pur di lasciare spazio alla libertà e alla responsabilità reciproca (James Alison, Faith Beyond Resentment, Crossroad Publishing, New York, 2001).
Nella Bibbia, quando la si prende sul serio, Dio fa spesso questo lavoro: spezza legami. Libera schiavi senza chiedere garanzie morali prima (Esodo 3,7-8). Rompe gioghi religiosi diventati strumenti di oppressione (Isaia 58,6). Ogni volta che qualcuno prova a rimettere i fili – chi è dentro, chi è fuori, chi può amare e in che modo – Dio sembra avere una certa allergia per tutto ciò che imprigiona invece di far vivere (Marcella Althaus-Reid, Indecent Theology, Routledge, Londra–New York, 2000).
L’ironia della vignetta sta proprio qui: chi pensa di “salvare” l’amore spesso lo soffoca. Chi vuole proteggerlo con forbici sbagliate finisce per tagliare il cuore invece dei fili. Questo Dio, invece, sembra più interessato a relazioni vere che a obbedienze perfette. Preferisce l’amore che rischia all’amore che ubbidisce, anche quando questo amore mette in crisi l’ordine religioso (Patrick S. Cheng, Radical Love. An Introduction to Queer Theology, Seabury Books, New York, 2011).
Gesù stesso, in fondo, passa la sua vita a tagliare fili: quelli della vergogna, della purezza ossessiva, delle identità imposte. Non rende le persone più controllabili, ma più libere. Ed è proprio per questo che dà fastidio. I sistemi religiosi basati sui fili e i sacerdoti del tempio non sopportano chi li spezza (Giovanni 8,36). Perché un amore libero non si governa facilmente, ma ci rivela cosa conta davvero (Romani 8,38-39).
Alla fine la vignetta pone una domanda semplice ma scomoda: ma crediamo in un Dio che manovra l’amore o in un Dio che lo lascia andare? In un Dio burattinaio o in un Dio che ha il coraggio di fidarsi dell’amore umano, anche quando non rientra nei copioni prestabiliti? Perché un amore senza fili è rischioso, sì. Ma è anche l’unico che assomiglia davvero al Vangelo,
* David Hayward, conosciuto come Naked Pastor, è un ex pastore canadese che attraverso vignette semplici e ironiche mette a nudo (da qui il nome) le contraddizioni delle chiese alla luce del Vangelo.

