Dopo il passaggio della porta Santa con i cristiani LGBT+ vorrei poter dire alla mia Chiesa: “Non aver paura di noi!”
Testimonianza di Laure (Francia), una partecipante al pellegrinaggio a piedi dei cristiani LGBT+ e al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazione” (5-7 settembre 2025). Liberamente tradotta dai volontari del progetto Gionata
Sono colma di gioia, portata dalle tre giornate ricche di grazia vissute a Roma al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazioni” e sento il bisogno di condividere soprattutto tre cose con chi può essere interessato.
Il primo ricordo che mi porto dentro è quello di una folla immensa che riempiva la Chiesa del Gesù al punto da sembrare capace di spingere via i muri, con persone in piedi ai lati e altre sedute negli angoli. Eravamo lì, ben presenti, cristiani LGBT e i loro familiari, numerosissimi, provenienti da una ventina di Paesi diversi, alcuni anche molto lontani.
Celebravamo in una fraternità calda e accogliente l’unità della nostra identità e della nostra fede. Potevo percepire un’attenzione intensa, un’attesa forte, una sete immensa, come quella della folla che attende Gesù nel deserto. I canti che risuonavano nella chiesa venivano dal profondo dei cuori e l’emozione si leggeva sui volti.
Il secondo ricordo di questo pellegrinaggio storico è la sensazione che noi, cristiani LGBT, siamo stati presi davvero sul serio. Siamo stati riconosciuti a pieno titolo come credenti. Ha contribuito molto l’organizzazione curata nei minimi dettagli dalla Tenda di Gionata. Non siamo stati invitati per niente!
Dalle numerose traduzioni disponibili nei libretti online, all’impegno dei volontari sul posto, al coro preparato con tanta dedizione, alla successione degli interventi, fino alla possibilità di confessarsi facilmente. Soprattutto è stato forte essere accolti e sostenuti dai gesuiti nella Chiesa del Gesù, nel cuore stesso di Roma. Un simbolo ufficiale potente! Sono finiti i tempi in cui eravamo costretti a nasconderci in piccole cappelle periferiche per celebrare di nascosto la nostra fede, per quanto ardente fosse.
La presenza di mons. Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, andava anch’essa completamente in questa direzione. La sua omelia è stata tra le più toccanti, perché non si è limitato a parlare dell’amore incondizionato di Dio, ma ha avuto il coraggio di dire che bisogna riparare, restituire dignità a coloro ai quali era stata negata. La standing ovation spontanea che seguì a quelle parole mi ha fatto pensare a una piccola risurrezione.
Infine, il terzo ricordo riguarda la qualità delle relazioni tra noi: la benevolenza, l’aiuto reciproco, gli incontri pieni di apertura che avrei voluto fossero ancora più numerosi. Sono in particolare molto riconoscente a una coppia italiana, Stefania e Luca, che mi hanno aiutata a raggiungere il punto di ritrovo per la marcia verso la Porta Santa e con i quali la conversazione mi ha fatto tanto bene.
Ho amato anche parlare con dei tedeschi di Monaco e Colonia mentre cercavamo un po’ d’ombra davanti a Castel Sant’Angelo, o con una suora italiana raggiante che raccontava di accompagnare un gruppo da Milano, o ancora con un inglese davanti all’ufficio postale del Vaticano, all’uscita dalla Basilica.
Vorrei che il passaggio della Porta Santa, in questo Giubileo della Speranza, ci aiutasse, come comunità di credenti, ad attraversare molte altre porte.
Quella delle nostre chiese, per partecipare alla Messa domenicale sentendoci accolti così come siamo; ma anche quella dei gruppi di condivisione cattolici e cristiani LGBT; e infine la porta del nostro vescovo (e perché no, anche quella del Papa), per potergli dire: “Non abbiate paura di noi”.
Testo originale: Pèlerinage LBGT Rome (PDF)

