E se Gesù fosse già qui davanti a noi e non lo vedessimo?

Questa vignetta di NakedPastor* si gioca su un paradosso. Da una parte c’è una persona inginocchiata che prega davanti al crocifisso dicendo: «Signore, porta più persone nella tua chiesa!». Dall’altra parte c’è Gesù in mezzo a un gruppo di persone con vestiti arcobaleno. Il colpo di scena è proprio questo: qualcuno chiede a Dio di “mandare gente”, mentre Dio — nella vignetta — è già arrivato ma non viene riconosciuto.
Se la leggiamo con gli occhiali della teologia queer, la battuta diventa una specie di parabola visiva. La teologia queer insiste molto sull’idea che Dio si manifesti proprio nelle vite considerate marginali o fuori norma, mettendo in crisi le categorie rigide di purezza e appartenenza (Patrick S. Cheng, Radical Love: An Introduction to Queer Theology, 2011). Qui Gesù sembra dire senza parlare: “Sono già qui, solo che non mi riconoscete perché non corrispondo alle vostre aspettative”.
C’è anche un’ironia teologica profonda: il gruppo arcobaleno abbraccia e consola Gesù, mentre chi prega resta rivolto al crocifisso, cioè a un’immagine scolpita. Alcune teologhe queer hanno scritto proprio di questo rischio: ovvero di cercare un Cristo astratto invece di incontrarlo nei corpi reali e nelle relazioni concrete (Marcella Althaus-Reid, Indecent Theology, 2000). La vignetta sembra suggerire che la chiesa a volte chiede “più fedeli”, ma non vede quelli che già bussano — magari perché disturbano schemi teologici o culturali consolidati.
Dal punto di vista simbolico, è interessante anche il gesto di Gesù che guarda l’orologio: una specie di “sto aspettando che vi accorgiate di me”. È una frecciatina gentile ma forte: forse non è Dio a essere in ritardo, ma la comunità cristiana nel riconoscere dove Dio sta già operando. La teologa Linn Marie Tonstad parla proprio di questo quando dice che la teologia queer non aggiunge qualcosa di estraneo al cristianesimo, ma mette in luce le sue tensioni già presenti, soprattutto l’idea di un Dio che supera le norme sociali (Tonstad, Queer Theology, 2018).
L’ironia della vignetta è semplice e geniale: qualcuno prega per una chiesa più piena… mentre Gesù è già lì con le persone arcobaleno che aspettano di essere viste non come “problema”, ma come parte viva del corpo di Cristo. È una risata che punge, ma anche una domanda seria: e se la risposta alle nostre preghiere fosse già davanti a noi? (Elizabeth Stuart, Gay and Lesbian Theologies, 2003).
* David Hayward, conosciuto come Naked Pastor, è un ex pastore canadese che attraverso vignette semplici e ironiche mette a nudo (da qui il nome) le contraddizioni delle chiese e dei rapporti umani alla luce del Vangelo. Scopri i nostri commenti alle sue vignette su gionata.org/tag/nakedpastor/

