As a transgender person "I can accept misunderstanding, but I can't accept humiliation!"
Article by Anne Burgmer, published on the Lichtblick – Römisch-katholisches Pfarrblatt Nordwestschweiz (Switzerland) website on 9 May 2016. Freely translated by the volunteers of the Gionata Project
“God's love has no boundaries!” This is the title of the third blessing celebration dedicated to people who experience same-sex love, together with their friends, acquaintances and families. Domenica Priore, an Italian trans woman, is invited to this celebration as a guest.
When talking about trans people, confusion often arises: what is the difference between a trans woman and a trans man?
Domenica lo spiega con semplicità. Il termine trans significa “attraverso” e indica un percorso verso una direzione precisa. Una donna trans, come lei, è una persona nata con un corpo maschile ma che si riconosce donna e desidera che anche il proprio corpo rifletta questa identità. Per un uomo trans il percorso è inverso.
La teologa Susanne Andrea Birke, che ha voluto Domenica come ospite della celebrazione, spiega il perché di questo invito. Il tema dell’incontro è l’amore di Dio senza confini, e poche persone conoscono il significato dei confini – attraversati, subiti, superati – quanto una persona trans.
Inoltre, il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, istituita per ricordare che il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dalla lista delle malattie. L’edizione di quell’anno era dedicata in modo particolare alle identità trans.
Per Birke, tutto questo fa parte di un cammino più ampio: costruire, passo dopo passo, una pastorale cattolica attenta alle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.
La celebrazione non è riservata solo alle persone direttamente coinvolte. È aperta a chiunque desideri partecipare, informarsi o esprimere solidarietà.
Nessuno deve sentirsi “costretto a fare coming out” partecipando. Anzi, come sottolinea Domenica, anche le famiglie e le persone amiche di chi è omosessuale o trans hanno spesso attraversato sofferenze profonde e meritano ascolto e accoglienza.
Domenica says she understood very early, already at the age of six, that her deep feelings did not correspond to the body she was born into. During childhood he managed to hide it, but with puberty the contrast between interiority and body became increasingly painful.
Her body took a different direction from her profound identity and this caused her enormous suffering. For years he lived a double life: man at work, woman at home. A continuous tension, to the point of feeling a profound rejection of one's own male body. An experience that, he says, he wouldn't wish on anyone.
In the transition process, Domenica underlines how important it is not to be alone. Accompanying therapy is essential, also because hormonal treatments have strong effects not only on the body but also on emotional balance: they can cause euphoria or depression, weight changes, mood swings. Having a contact person to accompany and protect you is essential, even after surgery.
When asked how many trans people there are, Domenica replies that these are difficult numbers to estimate, but probably similar to those of homosexuality, around 10% Of the population.
In Svizzera, la transessualità è ancora classificata come malattia, il che permette la copertura delle spese sanitarie, ma crea anche un paradosso: è utile dal punto di vista pratico, ma problematico per il riconoscimento della piena dignità delle persone. Domenica osserva che sarebbe meglio un modello simile a quello della gravidanza: non una malattia, ma una condizione accompagnata dal sistema sanitario.
Fortunatamente, racconta, il suo percorso è stato sostenuto da genitori comprensivi, da molti familiari e da un datore di lavoro rispettoso, presso cui lavora da quasi trent’anni come installatrice sanitaria.
Non sempre, però, l’accoglienza arriva dagli ambienti che ci si aspetterebbe. Paradossalmente, Domenica dice di aver vissuto più esclusioni all’interno di alcuni contesti del mondo lesbico, dove talvolta si è sentita dire che “prima lì non erano ammessi uomini”, riferendosi a lei.
Anche Susanne Birke conferma che simili dinamiche di esclusione esistevano già anni fa. È una ferita profonda: chi ha sperimentato l’emarginazione può, a sua volta, escludere altri.
Alla domanda se sia comprensibile che alcune persone facciano fatica ad accettare l’omosessualità o le persone transgender, Domenica risponde con grande equilibrio.
Finché c’è rispetto e un trattamento giusto, l’incomprensione può essere accettata. Ci sono esperienze che chi non le vive in prima persona fatica a capire davvero. Molti dicono: “Non lo capisco, ma va bene così”. Questo per lei è sufficiente. Quello che non è accettabile è l’umiliazione, la violenza, la ferita personale.
Certo, aggiunge Birke, esistono anche gruppi molto conservatori che negano persino l’esistenza delle persone LGBT o il loro diritto a una vita piena. In questi casi le reazioni diventano inevitabilmente più dure.
Ma Domenica porta un esempio semplice: un collega di lavoro che non capisce perché abbia fatto la transizione, dato che ama le donne. Non ha mai davvero compreso la spiegazione, ma la rispetta per quello che è. Si lasciano vivere a vicenda. Secondo Domenica, questo è il minimo indispensabile per una convivenza umana.
Cresciuta in una famiglia cattolica italiana, Domenica oggi non vive attivamente nella chiesa cattolica. La posizione ufficiale della chiesa e alcune esperienze personali di discriminazione l’hanno portata a fare un passo indietro. Proprio per questo, dice, celebrazioni come questa sono preziose: sono spazi ecclesiali in cui può sentirsi accolta e riconosciuta.
(…) E oggi, come sta? Domenica risponde senza esitazione: sta bene.
La transizione ha cambiato profondamente il suo modo di stare al mondo. Prima era chiusa, introversa, sempre in allerta. Ora si sente libera, aperta, finalmente a casa nel proprio corpo.
La celebrazione «L’amore di Dio non ha confini!» si è tenuta nella chiesa cattolica di Schöftland venerdì 20 maggio 2016, con la guida di Susanne Andrea Birke e del pedagogista religioso Kurt Adler-Sacher, accompagnata dalla musica dell’ensemble gl’amoureuse. Un momento di preghiera, incontro e condivisione, seguito da un semplice stare insieme.
Testo originale: «Unverständnis kann ich akzeptieren, Demütigung nicht!»

