Why do LGBTQ+ Catholics stay in the church?
Articolo di Elisa Belotti pubblicato su New Ways Ministry (Stati Uniti) il 12 febbraio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
Michele Dillon* è professoressa di sociologia e preside del College of Liberal Arts presso la University of New Hampshire (Stati Uniti). Tra i suoi ambiti di ricerca c’è il rapporto tra religione e società. È autrice, tra gli altri, di Postsecular Catholicism (2018) e Catholic Identity. Balancing Reason, Faith, and Power (1999).
Elisa Belotti ha intervistato per il sito Bondings 2.0 la professoressa Dillon sulle ragioni per cui cattolici critici verso alcuni insegnamenti della chiesa cattolica – in particolare su genere, sessualità e autorità – scelgono di restare invece di andarsene.
Ne emerge una riflessione profonda: per molte persone LGBTQIA cattoliche il dissenso non è una fuga, ma una forma di fedeltà consapevole.
Professoressa Dillon nelle sue ricerche lei sostiene che i cattolici orientati alla riforma restano nella tradizione cattolica non nonostante il loro dissenso, ma proprio a motivo di esso. Da un punto di vista sociologico, che cosa motiva questa scelta, soprattutto quando andarsene potrebbe sembrare più semplice o meno doloroso?
Nel cattolicesimo il “dissenso” è una realtà complessa, perché la sua tradizione teologica tiene insieme “fede e ragione”. I cattolici sono chiamati a formulare giudizi responsabili, a discernere quale sia l’approccio conforme alla coscienza dentro situazioni spesso intricate.
The Second Vatican Council further clarified the role of the laity: to exercise a critical spirit, investigation, and integrate new knowledge and intuitions that arise from lived experience into the teachings of the church. In this framework, dissent is not opposition in principle or polemical spirit.
My research shows that Catholics who do not share some official teachings - for example on sexual behavior or the ordination of women - have deep and rooted motivations precisely in their Catholic training. They stay for a combination of reasons.
Most were raised in Catholic families and maintain strong family and community ties to the Catholic Church. It is true that today, in younger generations, religious disaffiliation is more widespread, but the imprint of childhood - the Mass, Communion, the rites - leaves lasting marks.
Many say that leaving would mean giving up an embodied, viscerally felt part of their identity. Even the values of the Gospels, listening to homilies that nourished faith, positive relationships with priests and communities, and teaching on the dignity of the person are resources that support the choice to remain, despite the devaluation of their status - for example as LGBTQIA people - in official teachings.
Il suo lavoro mette in discussione l’idea che i cattolici dissenzienti siano semplicemente “cattolici alla carta” o il segno di una protestantizzazione del cattolicesimo. In che modo la sua ricerca aiuta a leggere il dissenso come segno di serietà, impegno e responsabilità verso la tradizione cattolica?
Davanti a una tradizione lunga e stratificata, ricca di elementi di fede, pratiche religiose e insegnamento morale e sociale, è difficile per chiunque – anche per chi è molto impegnato – abbracciarne ogni aspetto senza interrogativi.
Inoltre, le sfumature della dottrina cattolica su ogni tema, così come la storia di apertura allo sviluppo teologico, mostrano che il cattolicesimo non può essere ridotto a una semplice lista di “sì” e “no” sull’ortodossia, anche se talvolta viene presentato così.
Esistono certamente approcci selettivi guidati dalla convenienza personale, dal sentimentalismo (come partecipare alla Messa solo a Natale o Pasqua) o da posizioni ideologiche che citano in modo parziale la Scrittura o la dottrina sociale.
Ma molti altri credenti vivono un confronto sincero con aspetti del cattolicesimo che faticano ad accettare. Sono praticanti, ricevono i sacramenti, partecipano attivamente alla vita parrocchiale, e tuttavia non riescono ad accogliere, né razionalmente né emotivamente, alcuni insegnamenti specifici.
Many queer Catholic people describe their relationship with the church as deeply ambivalent: a source of wounds but also of meaning. How does the idea of Catholic identity as a dynamic process of becoming, rather than a fixed state, help understand why LGBTQIA Catholic people continue to claim Catholicism as their own?
In reality, most Catholics experience a certain ambivalence in their relationship with the Catholic Church. Queer people have particularly strong reasons to feel it, especially considering the Vatican's use of natural law to distinguish between objectively ordered and disordered sexuality. In my opinion, however, ambivalence is a positive sign: it indicates that there is still a desire for involvement.
It is within ongoing community discussion that queer people and other Catholics can better discover doctrinal and pastoral nuances and contribute both to internal debate and to the construction of a more inclusive Catholic Church.
Being Catholic is not a crystallized identity. Vatican II, affirming conscience, freedom of inquiry and co-responsibility of the laity, indicated that Catholics are called to live dynamically what it means to be Catholic, within their own personal and social circumstances.
Ho visto questo processo concretamente quando ho svolto uno studio su Dignity/Boston negli anni Novanta. Era un’epoca molto diversa, nella società e nella chiesa cattolica, e non esistevano modelli pubblici di persone che fossero apertamente gay e cattoliche.
Osservando le loro Messe e gli altri momenti comunitari, mi era chiaro che stavano intrecciando queste due dimensioni in modo coerente e autentico, costruendo un cattolicesimo inclusivo delle persone gay. Il loro discernimento collettivo era attraversato da tensioni, ma mostrava che essere gay e cattolici è un’identità reale, significativa, che può e deve essere vissuta.
Lei scrive che l’autorità interpretativa nel cattolicesimo contemporaneo è più fluida e comunitaria di quanto la struttura gerarchica possa far pensare. Che cosa significa, in concreto, per le persone queer cattoliche e per i loro sostenitori che lavorano per il cambiamento su sessualità, genere e inclusione? Quale potere esercitano già, anche senza riconoscimento istituzionale?
La chiesa cattolica è realmente l’intero popolo di Dio, clero e laici insieme, impegnati per il bene della chiesa e della società. Chi discerne con coscienza che cosa significhi essere cattolico nel proprio contesto quotidiano partecipa alla co-creazione continua della chiesa. Coloro che lavorano per il cambiamento sono efficaci: il processo è lento e non lineare, ma reale.
The 2014-2015 Synod on the family was significant and, together with subsequent developments, opened up new spaces for reflection. Cardinal Robert McElroy spoke publicly about the need for a new theology of sexuality and sin: an important step.
If queer Catholics and other believers in complex situations had left the Catholic Church or remained invisible, it is unlikely that we would see signs of change in this area today. Their lived commitment, their persevering presence, contribute to realizing the promise of Catholicism and keeping its relevance alive.
* Michele Dillon is a sociologist of religion, with particular attention to the transformations of contemporary Catholicism and the relationship between religious identity and social changes.
Original text: Why LGBTQ+ Catholics Remain in Church–And Why Dissent is Good!

