Viví la exclusión, pero en los 3 días en Albano aprendí a sanar del miedo
El testimonio de Ada sobre3 días de espiritualidad para personas LGBTQ+, sus familias y agentes pastorales(Albano Laziale, 15-17 de mayo de 2026)
En estos tres días (en Albano Laziale) Experimenté una inmersión profunda, humana y espiritual. He revisitado el significado de la palabra familia, también gracias a la exégesis de Don Luca Lunardón y Emilia Palladino y a las nuevas perspectivas ofrecidas por Elisa Bellotti, y cómo esta última ha moldeado mi existencia y a las nuevas perspectivas
El vigilia para superar la homotransbifobia en Albano, la primera vigilia en esta ciudad, fue para mí un momento intenso y generativo: un espacio de escucha, silencio y encuentro, donde sentí que muchas heridas finalmente podían encontrar una voz y que cada uno podía vivir su propia historia sin esconderse.
Escuché con emoción testimonios únicos: dos padres, una pareja joven, un niño trans. Historias reales, frágiles y luminosas juntas. Y luego las palabras vivificantes de Don Vincenzo Viva, obispo de Albano, che hanno aperto spazi di riconciliazione interiore.
Oggi mi sento ancora più riappacificata.
Con la consapevolezza di essere al centro pur continuando ad essere sulla soglia.
A una madre che ha scoperto da poco la volontà di sua figlia di intraprendere il percorso di transizione, che ho incontrato ad Albano, ho sentito con forza di dire di non dare ascolto alla paura, di concedersi il tempo giusto e di attraversare il dubbio senza vergogna.
A una madre ancora nell’ombra — il cui contatto mi è stato dato da un’amica incontrata alla Tenda — che ho contattato al ritorno da Albano, ho cercato di trasmettere fiducia, assicurandola che questo tempo di confusione, di sensi di colpa e di smarrimento passerà. E che tornerà un equilibrio nuovo: più vero, più profondo. Le ho anticipato che avrà la possibilità di fare un nuovo percorso insieme a suo figlio, conoscendo ogni parte di lui con naturalezza e senza timore. Questa è la luce che vorrei potesse vedere.
E forse la cosa più miracolosa che porto dentro da questi giorni è proprio questa: io, da lesbica, che ha conosciuto l’esclusione e che ancora oggi, a volte, continua a viverla, mi sono ritrovata ad ascoltare due madri frastornate dal dubbio, e a rassicurarle, incoraggiarle, sostenerle.
E io, che non sono madre, mi sono scoperta profondamente in connessione con il dolore e la sofferenza di genitori che vivono il dramma del coming out di un figlio o di una figlia. Ho sentito la loro paura e il loro disorientamento, ma anche il loro amore, spesso ferito eppure ostinato, e il desiderio di non perdere il legame con i propri figli.
Non posso che vedere tutto questo come un segno della forza dell’amore che attraversa e tiene insieme le nostre vite, anche quando sembrano divise o incomprensibili.
E alla fine, per tutti noi — per chi è figlio, per chi è genitore, per chi cerca il proprio posto nel mondo o il coraggio di dirsi — resta questo: l’amore non smette di farsi strada. E quando viene ascoltato, trova sempre il modo di trasformare la paura in incontro, la distanza in possibilità, la fragilità in verità condivisa.

