Essere… Ontologicamente Eterosessuale
Riflessioni di Nazareno
Una piccola premessa doverosa: Cosa è l’ontologia? E’ quella branca della filosofia che studia ciò che esiste: Si chiede: “Cosa c’è davvero nel mondo?“…. Ad esempio esistono solo le cose materiali (atomi, sedie, corpi)? O esistono anche entità astratte (numeri, concetti, l’anima)?
La domanda che ci faremo è quindi… ESISTONO GLI ETEROSESSUALI? In pratica ci concentreremo sul “dietro le quinte” della normalità: come fa l’eterosessualità a sembrarci (anche per noi persone LGBT+) l’unica opzione naturale?
L’invenzione della “Normalità”: Come si costruisce l’eterosessualità
Siamo abituati a pensare all’eterosessualità come al punto d’origine dell’esperienza umana: lo sfondo naturale su cui, ogni tanto, appaiono delle varianti (come l’omosessualità). Ma se ribaltassimo la prospettiva? Se l’eterosessualità non fosse il punto di partenza, ma un prodotto finito, confezionato e mantenuto in vita da una serie infinita di regole sociali?
Questa è la tesi radicale di Judith Butler. Per capire se si possa essere “ontologicamente” omosessuali, dobbiamo prima capire come l’eterosessualità sia stata costruita per apparire come l’unica “natura” possibile.
La “Matrice Eterosessuale”: Un incastro forzato
Per Butler, la società funziona come una griglia invisibile chiamata Matrice Eterosessuale. Immagina un sistema di incastri obbligatori:
- Se hai un corpo maschile (Sesso)…
- …devi comportarti in modo virile (Genere)…
- …e devi desiderare una donna (Desiderio).
Se uno di questi passaggi salta, l’intero sistema va in crisi. La “costruzione” avviene proprio qui: la società ci insegna che questi tre elementi devono essere allineati. Se l’allineamento avviene, diciamo che è “naturale”. Se non avviene, lo chiamiamo “devianza”. Ma la verità è che l’allineamento non è spontaneo: è un’imposizione, una manipolazione sociale, una decisione del medico alla nascita.
L’eterosessualità come “Copia senza Originale”
Spesso pensiamo che l’eterosessualità sia l’originale e l’omosessualità una sua imitazione o variante. Butler dice l’esatto opposto: l’eterosessualità stessa è un’imitazione di un ideale che non esiste. O meglio è la messa in scena del racconto di Genesi per come ce lo hanno insegnato.
Nessun uomo è “perfettamente” virile e nessuna donna è “perfettamente” femminile secondo i canoni sociali. Eppure, passiamo la vita a cercare di imitare quei modelli: ci insegnano a provare a essere costantemente Adamo oppure Eva… mai Adamo ed Eva insieme, mai confondersi! L’eterosessualità deve essere “recitata” ogni giorno attraverso il matrimonio, il modo di vestire, i ruoli in cucina o al lavoro. Se fosse davvero naturale, non avrebbe bisogno di essere costantemente ribadita da leggi, film, canzoni e pubblicità.
“L’eterosessualità è una performance che fallisce continuamente nel diventare ciò che dichiara di essere: una verità naturale.” — Cit. Judith Butler
L’Eterosessualità Obbligatoria
Butler attinge anche al pensiero di Adrienne Rich, che parla di “eterosessualità obbligatoria”. L’idea è che l’orientamento etero non sia una scelta libera, ma un’istituzione politica simile al patriarcato.
Fin da piccoli, veniamo bombardati da messaggi che danno per scontata l’eterosessualità (pensa alle domande del tipo: “Ce l’hai già il fidanzatino?” fatte a una bambina). Questa pressione costante modella i nostri desideri. Non è che l’eterosessualità non sia “reale” nel vissuto delle persone, ma è “costruita” nel senso che la società non ci permette di immaginare nient’altro con la stessa facilità.
Perché è importante capire questa costruzione?
Smascherare la costruzione dell’eterosessualità serve a liberare tutti, non solo le persone LGBTQ+. Se capiamo che la “normalità” è un copione che recitiamo allora:
- L’omosessualità smette di essere “l’altro” o “l’errore”: diventa semplicemente un’altra performance, un altro modo di vivere il corpo e il desiderio.
- Crolla l’idea di ontologia fissa: non siamo incastrati in un’essenza biologica immutabile, ma siamo esseri in divenire che possono appropriarsi della propria identità.
Per “capircisi” bene dobbiamo parlare la stessa lingua. Ma quale?
L’eterosessualità è un po’ come una lingua madre: la parliamo così bene che ci dimentichiamo di averla imparata. Ma proprio come le lingue, è un sistema di segni e regole che è nato nella storia e che può cambiare. L’identità non è una destinazione, ma una pratica quotidiana di libertà.
Genesi vs. Butler: Essenza e Performance
Se consideriamo le fondamenta filosofiche, il racconto della Genesi e il pensiero di Judith Butler sono radicalmente incompatibili, quasi agli antipodi. Rappresentano due modi opposti di intendere cosa sia l’essere umano. Per Butler, la Genesi è il “Paziente Zero” della cultura occidentale: il testo che ha convinto l’umanità che l’eterosessualità sia l’unico modo naturale di essere. La sua filosofia nasce proprio per smontare l’autorità di quel racconto, mostrandoci che siamo noi, con i nostri atti quotidiani, a creare la nostra verità, senza bisogno di un Eden a cui tornare.
Curiosità: Butler è di origine ebraica e ha spesso dialogato con i testi sacri, non per negarne l’importanza, ma per mostrare come la loro interpretazione “letterale” sia stata usata come strumento di potere.
Una questione aperta!
Nonostante l’incompatibilità “dura” i suoi lavori hanno permesso di riflettere sul senso della Genesi oltre l’interpretazione letterale dando l’avvio a un nuovo filone di approfondimento e una nuova visione sulla Teologia e sull’Ontologia dell’essere umano, il suo pensiero ha permesso ai successivi autori di ripensare il patriarcato e il sistema di potere sia nella società che nella chiesa con delle nuove domande:
- Si, Dio li creò maschio e femmina, ma come è un dato assodato che ha creato il giorno e la notte, eppure noi facciamo esperienza quotidiana dell’alba e del tramonto (e anche questi sono stati creati da Dio… e forse sono due dei momenti più belli della giornata)… Siamo sicuri che gli omosessuali non siano stati creati (e voluti) da Dio così come sono anche se non raccontati esplicitamente in Genesi? Non è che Dio ha creato la luce perché poi, qualche volta, si manifesti anche come arcobaleno LGBT? Non è che noi esistiamo perché nella Sua infinita Saggezza ci ha dato il mandato implicito con la nostra (in)esistenza di ricordare all’umanità che vivere non è solo crescere e moltiplicarsi, non è solo “performare”… ma che il vero scopo della vita è semplicemente amarsi, volersi “inutilmente” – da un punto di vista procreativo – semplicemente bene?
- Altra questione in sospeso… Dio li fece a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò… Ma quindi Dio è maschio o femmina? Io questa cosa non l’ho ancora capita!
Non resta che concludere con la frase di rito: Voi che ne pensate? Ai posteri l’ardua sentenza?
Fonti per approfondire:
- Judith Butler, Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità (1990) Ed. Italiana (2023). Il testo base sulla performatività.
- Monique Wittig, The Straight Mind (1980). Una critica feroce all’idea che l’eterosessualità sia l’unica categoria di pensiero valida.
- Adrienne Rich, Compulsory Heterosexuality and Lesbian Existence (1980). Sull’eterosessualità come istituzione politica.

