Fahrenheit 451. Negli Stati Uniti la censura dei libri LGBT+, e non solo, è ormai realtà
Riflessioni a cura dei volontari del Progetto Gionata
Immaginate di entrare in una biblioteca scolastica e scoprire che il libro che stavate cercando non c’è più. Non perché sia in prestito, ma perché qualcuno ha deciso che non dovreste leggerlo.
Sembra una scena da romanzo distopico. E invece è l’America del XXI secolo.
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, migliaia di libri sono stati rimossi dalle biblioteche scolastiche e dai programmi didattici perché accusati di affrontare temi considerati “scomodi”: identità di genere, orientamento sessuale, razzismo, migrazioni, emancipazione femminile, memoria storica.
Una censura che colpisce in modo particolare i testi che parlano di persone LGBTQ+, ma che non si ferma lì (dati PEN America, 2024).
Quando spariscono le storie
Uno degli aspetti più inquietanti di questa ondata di censura è che non colpisce solo libri di nicchia, ma opere che hanno formato generazioni di lettori.
Tra i titoli più spesso banditi c’è All Boys Aren’t Blue, il racconto autobiografico di crescita di una persona queer e nera. È stato rimosso perché parla apertamente di corpo, identità e razzismo vissuto. Non fa propaganda: racconta una vita. Ed è proprio questo che sembra disturbare (American Library Association, 2023).
Accanto a lui, sugli scaffali ormai vuoti, scompare 1984. Bandito perché “disturbante”, per il linguaggio e per la critica ai regimi autoritari. Un paradosso evidente: un libro che mette in guardia dal controllo del pensiero viene censurato proprio per questo (ALA, 2024).
C’è poi And Tango Makes Three, un libro illustrato per bambini che racconta la storia vera di due pinguini maschi che allevano un piccolo. Nessun contenuto esplicito, solo una famiglia diversa. È bastato questo per farlo sparire da molte biblioteche scolastiche (American Library Association, 2023).
Ma non sono solo i libri LGBTQ+ a essere colpiti. Viene rimosso anche Il buio oltre la siepe, perché parla di razzismo e ingiustizia. Come se il problema fosse raccontare il conflitto e non il conflitto stesso (PEN America, 2023).
Tra i titoli censurati troviamo anche Becoming Nicole, la storia vera di una famiglia che accompagna la figlia transgender nel suo percorso. È un libro fatto di ascolto, domande, amore. Ed è proprio questa umanità che, per alcuni, diventa intollerabile (PEN America, 2023).
E poi c’è Maus, il graphic novel che racconta l’Olocausto con immagini forti e dolorose. È stato bandito perché considerato “troppo crudo”. Come se la memoria potesse essere addolcita senza perdere verità (NPR, 27 gennaio 2022).
Persino Il diario di Anne Frank viene talvolta ridotto o censurato per i passaggi in cui Anne parla del proprio corpo che cambia. Anche la voce di una ragazza ebrea nascosta durante il nazismo diventa scomoda, se è troppo reale (The New York Times, 19 settembre 2022).
E infine Piccole donne, colpito perché propone modelli femminili indipendenti, donne che non accettano il ruolo assegnato. Troppo progressista, ancora oggi (PEN America, 2023).
Chi decide cosa si puo leggere nelle biblioteche statunitense?
Negli Stati Uniti le scuole pubbliche sono gestite dai distretti scolastici, veri e propri organismi politici locali. I consigli scolastici, eletti dai cittadini, hanno un enorme potere sui programmi didattici e sulle biblioteche.
Molte richieste di rimozione arrivano da gruppi di genitori e associazioni para-politiche che dichiarano di voler “proteggere” i giovani da temi considerati scomodi: sessualità, identità di genere, razzismo, storie delle minoranze (NPR, 2024).
I numeri della censura
Durante l’anno scolastico 2023–2024 sono stati registrati 10.046 casi di divieto in 29 Stati e 220 distretti scolastici americani. I titoli colpiti sono stati 4.231: il 44% include persone di colore e il 29% protagonisti LGBTQ+ (PEN America, 2024).
Quasi il 60% di questi libri è destinato a giovani adulti e affronta temi reali come lutto, salute mentale, depressione e violenza. Tutto questo avviene in un sistema scolastico in cui oltre il 50% degli studenti appartiene a minoranze etniche (U.S. Department of Education, 2024).
La giustificazione più frequente è la presunta presenza di contenuti sessualmente espliciti. Ma i dati raccontano altro: solo il 31% dei libri vietati contiene riferimenti a esperienze sessuali e appena il 13% descrizioni dirette.
Nella maggior parte dei casi si parla semplicemente di identità e crescita personale (PEN America, 2024).
Fahrenheit 451: un futuro che somiglia al presente
Ray Bradbury lo aveva intuito con lucidità già nel 1953, anno di pubblicazione di Fahrenheit 451. In piena Guerra Fredda immaginò una società americana in cui i libri vengono messi fuori legge perché capaci di generare domande, dubbi, inquietudine.
“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce lisce, senza pori, senza peli, inespressive” (Ray Bradbury, Fahrenheit 451, 1953).
Rileggendo oggi quelle parole, davanti alla censura sistematica che colpisce scuole e biblioteche, la domanda diventa inevitabile: quello che Bradbury immaginava era davvero un futuro? O è qualcosa che stiamo già vivendo, pezzo dopo pezzo?
Fonti:
PEN America, Banned in the USA: State Laws Supercharge Book Suppression in Schools, 2024
American Library Association, Top 10 Most Challenged Books, 2023–2024

