Finché i cristiani avranno paura di una bandiera arcobaleno, la strada sarà ancora lunga
«La scorsa settimana, quattro uomini ad Alblasserdam hanno preso una sega, sono corsi fuori nella notte e hanno abbattuto un pennone. Su quell’asta il Comune di Alblasserdam aveva issato una bandiera arcobaleno, in occasione della Giornata del Coming Out dell’11 ottobre.
(Il pastore) Michel van Heijningen, dopo questa “azione con la sega” … ha sottolineato di non sapere se gli autori fossero cristiani, ma ha aggiunto che il collegamento con i cristiani viene fatto rapidamente.
Proprio i cristiani – ha scritto Van Heijningen – devono rendersi conto del segnale che un gesto del genere invia alle persone che ancora vivono nel nascondimento, e di quanto danno questo comportamento provochi alla Chiesa.» (Mark de Jager, giornale Nederlands Dagblad, 16 ottobre 2025)
Quattro uomini, una sega e una bandiera arbaleno. Non è la trama di un film grottesco, ma una pagina vera di cronaca olandese. Eppure, come spesso accade, gli episodi più surreali ci costringono a guardare allo specchio la nostra fede.
Perché sì, ha ragione il pastore olandese Mark de Jager: finché i cristiani avranno paura di una bandiera arcobaleno, abbiamo ancora molta strada da fare. E non si tratta di un problema politico o estetico. È un problema di Vangelo.
Come si può temere un segno che nasce proprio nella Bibbia? Dopo il diluvio, Dio stesso mette l’arcobaleno nel cielo come promessa di pace: «Porrò il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra» (Genesi 9,13).
L’arcobaleno, nel linguaggio divino, è una carezza di luce, non un’arma ideologica. È il modo in cui Dio dice al mondo: “Mai più distruzione, mai più odio, mai più violenza nel mio nome”.
E allora che cosa temiamo davvero? Forse non i colori, ma ciò che rappresentano: la libertà di amare, la complessità della vita, la sorpresa di un Dio che non smette di farsi prossimo anche quando noi preferiremmo tenerlo in bianco e nero.
A chi si sente “minacciato” da una bandiera arcobaleno, si potrebbe dire con un pizzico di ironia e di fede: non è un pezzo di stoffa che mette in pericolo la Chiesa, ma la paura dell’altro diverso da noi che rende visibile. Perché un cuore davvero evangelico non teme i colori del mondo ma li abbraccia, li benedice, li riconosce come dono.
Gesù non ha mai detto: “Beati i puri pieni di zelo”. Ha detto: «Beati i puri di cuore» (Matteo 5,8). E un cuore puro, lo sappiamo, non ha paura dell’arcobaleno ma vi vede riflessi solo i diversi colori dell’amore di Dio per todos, todos, todos.

