Fino a quando Signore continueremo a essere figli di un Dio minore?

Riflessioni di Paolo Spina*
Credo che questa immagine possa riassumere abbastanza quanto io stia provando in questi giorni.
Turisti a Copenaghen, ci siamo imbattuti nella settimana del Pride, un fiorire di iniziative che coinvolgono l’intera città, con eventi di varia natura. Dappertutto colpisce come partecipino tutti, famiglie e amici compresi.
E, come accade anche altrove, una delle principali comunità luterane della capitale, quella della chiesa di Nostra Signora, ha organizzato un culto domenicale dedicato, celebrato dalla pastora, con il tema: The all-inclusive love of God.
Io ho il cuore dilatato da una Chiesa cristiana così… ma anche aperto e ferito: ho pregato Dio con le parole del salmo 30: “Fino a quando?”.
Sono arrabbiato con la Chiesa cattolica che tanto e tant* ha escluso ed esclude. Certo, le cose stanno cambiando, anche grazie all’impegno di tant*, ma la strada è lunghissima e spesso la gerarchia è talmente “stolta e lenta di cuore”…
Ho avvertito una consapevolezza: per me, che ho due famiglie che mi amano, la mia e quella di Domenico, la quota di “sofferenza” è toccata con la famiglia ecclesiale cattolica. E, dunque, sarà lì che devo investire l’impegno maggiore, anche a favore di chi invece ha difficoltà altrove (famiglie di origine, lavoro, di altra natura), perché davvero anche le nostre comunità possano camminare, avanti, insieme.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer. Laureato in Scienze religiose, collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi raccolte qui.

