Gli incontri inaspettati ti ricordano cosa conta davvero
Testimonianza di Marco N.
Racconto questa giornata con don Andrea (Conocchia), suor Genevieve, don Roberto, il parroco, le ragazze, i volontari per tenermi stretto quello che ho provato. Non capita spesso di partecipare a momenti così dove non “si fa del bene” ma si sta bene insieme, senza ruoli senza distanze.
Quella sensazione di normalità, piena di umanità semplice…. è una grazia in tutti i sensi. Non sapevo cosa avrei trovato accettando l’invito di don Andrea ma mi sono fidato. Mi sono fidato perché sapevo che li avrei incontrato qualcosa di vero. Ho sentito subito che valeva la pena fare tanta strada anche se vivo in Trentino. Conoscendo quello che fa, i suoi inviti non sono mai “eventi” ma occasioni vera di incontri. Seduto a tavola con queste ragazze ho provato prima di tutto gratitudine.
Gratitudine per la loro presenza, per i loro sorrisi, per la loro forza. Ognuna di loro porta una storia spesso segnata da solitudine, rifiuto e dolore, eppure in quel momento c’era leggerezza, c’era vita condivisa.
Prima del pranzo il parroco don Andrea ha fatto una preghiera bella profonda vera, che non chiedeva di essere diversi da ciò che si è. Era un affidare a Dio le persone che eravamo li, cosi come eravamo le ragazze e i volontari. Ho percepito un clima di rispetto profondo e di pace, come se per un attimo tutto fosse al posto giusto.
Il pranzo è diventato ancora di più un gesto di comunione. Mangiare insieme parlare ridere… cose semplici che però, vissute cosi diventano straordinarie. E ho pensato che forse è questo il Vangelo una tavola apparecchiata dove nessuno é escluso.
Sono tornato a casa con il cuore pieno. Con la sensazione che, anche solo per una giornata, si sia creato qualcosa di prezioso e raro, uno spazio dove nessuno doveva dimostrare nulla, dove ognuno aveva semplicemente diritto di esserci.
Porto con me i volti le risate, le parole scambiate senza fretta. E porto con me la certezza che quel bene silenzioso, fatto di presenza e di relazioni vere resta. Resta dentro e continua a lavorare.
Per questo sentivo il bisogno di raccontarlo, per non perderlo, per custodirlo. Perché giornate cosi non capitano spesso, ma quando capitano ti ricordano cosa conta davvero.

