Guardiamoci negli occhi gli uni gli altri




Riflessione di don Fausto Focosi tenute nella veglia di preghiera “chiesa casa per tutti, a partire dalle frontiere” ai partecipanti al pellegrinaggio giubilare de “La Tenda di Gionata e le altre associazione” nella chiesa del Gesù di Roma il 5 settembre 2025.
Guardiamoci negli occhi. Guardiamoci negli occhi, davvero, gli uni gli altri. I nostri occhi stasera brillano di una luce molto particolare.
Oggi accade quello che forse non riuscivamo neppure a sperare, eppure siamo qui!
Guardiamoci negli occhi, perché i nostri occhi raccontano: raccontano le nostre storie, le storie dei nostri amici, delle nostre amiche, le storie delle nostre figlie, dei nostri figli, le storie dei nostri confratelli. Raccontano le storie delle persone.
I nostri occhi hanno conosciuto le lacrime: hanno conosciuto le lacrime della paura, dello smarrimento, anche dello smarrimento nella fede, le lacrime del rifiuto, del nascondimento, della vergogna. E forse qualche volta quelle lacrime ancora spuntano dai nostri occhi.
Oggi però altre sono le lacrime!
Oggi quelle “nuove lacrime” lavano via quelle antiche, o perlomeno ne addolciscono l’amarezza.
Oggi sono lacrime di rinascita, di gioia, lacrime di un battesimo che ci coinvolge totalmente. Sono le lacrime che battezzano anche quelle parti di noi che forse abbiamo temuto o tenuto nascoste, ma che da dentro volevano emergere come la bellezza che Dio ci ha posto nell’anima.
Oggi le nostre lacrime nuove sono lacrime di speranza, perché siamo qui proprio perché vogliamo celebrare questo giubileo che diventa per tutte e tutti noi giubileo di speranza. E allora sono anche lacrime di giubilo, perché vogliamo giubilare. E vogliamo farlo con tutta la Chiesa. E celebriamo davvero commossi tutti insieme questo giubileo per la bellezza di vederci riuniti da tanti Paesi, uniti anche a quelli che non hanno potuto essere fisicamente qui con noi. E siamo tutti sotto gli occhi di Dio.
E oggi forse anche gli occhi di Dio sono commossi!!! Sono commossi, perché vede tutto il cammino che abbiamo fatto, vede i nostri graffi, le ferite, le cadute. Il Signore ci è stato a fianco, ha allungato la mano quando rischiavamo di andare giù, come Pietro sull’acqua, per la paura, e chissà quante volte ci sarà capitato.
Dio ha allungato la mano e ce l’ha messa sulla spalla: era la mano di un papà, una mamma, un amico, un’amica, di qualcuno che a nome di Dio ci ha consolato.
Dio ci ha messo la mano anche sulla testa tante volte per non farci perdere, per guidarci, per custodirci.
E abbiamo proprio in quei momenti imparato a conoscere altri lineamenti del volto di Dio. Lo abbiamo conosciuto di più, più profondamente, più intimamente. Lo abbiamo sentito sempre più dentro le nostre vite, le nostre esistenze.
Abbiamo sperimentato anche la pazienza di Dio, perché non è sempre stato sempre facile fare i passi che ci apriva davanti: è stato paziente.
Abbiamo visto con i nostri occhi e sentito nei nostri cuori la sua tenerezza. Una tenerezza che arrivava puntuale, sempre.
E abbiamo sperimentato così la sua fedeltà e quella fedeltà è diventata la roccia su cui costruiamo le nostre vite.
Se siamo qui è perché alcune parole del Deuteronomio oggi diventano vere per noi, per ciascuna e per ciascuno. E quanto mai qui, proprio stasera queste parole le riconosciamo vere! Dicono così: “Il Signore tuo Dio ti ha portato come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto finché siete arrivati qui”.
E siamo qui allora pieni di stupore per i segni e i prodigi che Dio ha operato e opera nelle nostre vite.
Siamo qui in comunione con tutti coloro che non hanno potuto o a cui non è stato permesso di partecipare, o non se lo sono potuti permettere per le tante difficoltà della vita.
Siamo qui per mostrarci parte viva della Chiesa, e quanto viva! Parte dell’unica Chiesa del Signore Gesù.
Siamo qui per testimoniare l’amore e la scelta di sostenere il cammino della Chiesa e di servire la Chiesa con tutto il cuore.
Siamo qui per dire a tanti, a tante come il Signore ci ha liberato e vogliamo dirlo davvero a tutti, tutti, tutti, come diceva Papa Francesco.
E vogliamo dire che il Signore ha fatto più belle le nostre vite ed è per questo che stasera vogliamo giubilare e vogliamo ancora sentire quell’Alleluia che ci fa ancora accogliere la buona notizia del Vangelo.

