I cristiani arcobaleno sfilano con orgoglio al Roma Pride




Testo di Elisa Belotti, pubblicato sul blog Bondings 2.0 di New Ways Ministry (Stati Uniti) il 10 luglio 2026. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata
I membri di Mosaiko – Movimento Cristiani Arcobaleno, una comunità italiana di cattolici e cattoliche LGBT+, hanno partecipato in modo visibile al Roma Pride di quest’anno, la più grande manifestazione Pride italiana.
Hanno sfilato insieme ai membri di REFO+ (Rete Evangelica Fede, Orientamenti sessuali e Identità di genere) e della comunità episcopale di San Paolo dentro le Mura, offrendo una testimonianza pubblica del fatto che l’identità LGBT+ e la fede cristiana possono convivere. Elisa Belotti, collaboratrice di Bondings 2.0, ha intervistato Tiziano Fani Braga e Titti, che hanno partecipato alla manifestazione.
Accanto al loro tradizionale striscione, i membri di Mosaiko hanno portato la Croce dell’Alleanza, una croce colorata con i colori dell’arcobaleno, utilizzata durante gli incontri di preghiera e meditazione della comunità. Portarla al Pride voleva essere un segno pubblico del fatto che la fede cattolica e l’identità LGBT+ non sono in contraddizione, ma possono appartenere alla stessa esperienza di vita.
La presenza dei cattolici e delle cattoliche LGBT+ al Pride nasce da un duplice impegno. Da una parte, vogliono testimoniare che né Dio né le Scritture, quando vengono interpretate attraverso un approccio storico-critico, condannano le persone a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. D
all’altra, intendono sostenere quei diritti civili che in Italia sono ancora negati alle persone LGBT+, tra cui il matrimonio egualitario, la piena uguaglianza dei diritti genitoriali e il riconoscimento di tutte le identità.
Le chiese protestanti italiane hanno una lunga storia di inclusione delle persone LGBT+ e di collaborazione con le comunità cattoliche. Nel 2010 la Chiesa valdese ha approvato la benedizione delle coppie dello stesso sesso, cinque anni prima dell’introduzione in Italia delle unioni civili. Nel 2016 l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia ha iniziato a incoraggiare le comunità locali a diventare più inclusive e ad accompagnare la benedizione delle coppie LGBT+.
Queste decisioni nascevano dalla convinzione che, in alcuni momenti della storia, le comunità cristiane siano chiamate a riconoscere ciò che è giusto prima ancora che lo faccia la legislazione civile.
Per chi ha partecipato, sfilare al Pride non è stato soltanto un gesto politico, ma anche un’espressione pubblica della propria spiritualità. Tiziano Fani Braga, membro di Mosaiko, racconta:
«Mostrare pubblicamente la mia fede e i suoi simboli in quel contesto è stato il risultato di un lungo e profondamente personale cammino di discernimento. Ho scelto di portare la nostra croce colorata con i colori dell’arcobaleno, un simbolo che unisce la spiritualità di Mosaiko e la bellezza della diversità umana. Per me ha un significato ancora più speciale perché l’ho dipinta insieme a mio figlio.
Portare apertamente quella croce è stata una profonda affermazione spirituale. Non significava nascondere Cristo, ma mostrare che l’amore di Cristo è presente anche nella vita di persone che troppo spesso vengono escluse dagli ambienti religiosi più tradizionali.
Ho provato un forte senso di responsabilità. Sapevo che sarebbero arrivate delle critiche, ma ero convinto che l’Evangelo ci chiami a impegnarci per l’uguaglianza e la dignità di ogni persona, celebrando ciò che siamo senza compromessi. Del resto, Gesù stesso camminava accanto alle persone che la società escludeva e giudicava».
Sulla maglietta di Titti era scritto: “L’amore è sempre Amore”.
Per Titti, madre di una persona LGBT+, essere visibile durante il Roma Pride è stata un’esperienza importante, perché il cambiamento comincia anche attraverso una testimonianza chiara:
«Partecipare alla manifestazione di Roma come cattolica ha avuto quest’anno un significato ancora più profondo e autentico. Come madre cristiana, sono certa che Dio ami incondizionatamente tutti i suoi figli e tutte le sue figlie.
Sono stata particolarmente felice nel vedere tante persone condividere le fotografie del messaggio scritto sulla mia maglietta. Dentro un cuore si leggeva: “L’amore è sempre Amore”. Volevo sottolineare che ogni forma d’amore merita di essere scritta con la lettera maiuscola».
Durante la manifestazione, i cattolici e le cattoliche LGBT+ e le altre persone cristiane che li sostenevano sono stati accolti con affetto e curiosità. Tiziano Fani Braga ricorda:
«L’accoglienza che abbiamo ricevuto è stata immediata e piena di calore. Camminare in quel mare di persone, circondati dall’energia della manifestazione e sostenuti dagli amici e dalle amiche di Mosaiko, di REFO+ e della comunità episcopale, mi ha dato una forza enorme.
Non abbiamo provato alcun senso di isolamento. La risposta delle persone è stata straordinariamente calorosa. Molti si sono commossi vedendo la nostra croce arcobaleno: alcuni avevano le lacrime agli occhi, altri si sono avvicinati per esprimere il loro apprezzamento.
Ci siamo sentiti completamente a casa, uniti a tutte le persone che stavano manifestando per il diritto di vivere liberamente e in modo autentico».
Durante il Pride la reazione delle persone presenti è stata pacifica e gioiosa. Le ostilità sono arrivate successivamente, attraverso internet. Fani Braga racconta:
«Ho ricevuto più di novecento commenti ostili, pieni di rabbia e intimidazioni. Ciò che mi ha ferito maggiormente è stato vedere che molte delle persone che mi attaccavano si definivano cattoliche e utilizzavano le Scritture come un’arma, deformandone il significato per giustificare il proprio risentimento.
Nonostante l’amarezza di quell’esperienza, ho rifiutato di chiudermi nel silenzio. Ho risposto con calma, rispetto e, spero, con solide argomentazioni teologiche, cercando di sostituire l’ostilità con il dialogo.
Da tutto questo è nato anche qualcosa di bello. Molti altri fratelli e sorelle nella fede si sono fatti avanti per esprimere il loro sostegno e incoraggiamento.
Questa rete di solidarietà mi ha ricordato che esiste una Chiesa coraggiosa, una comunità impegnata a costruire una casa spirituale realmente aperta e accessibile a ogni persona, senza barriere».
* Elisa Belotti è giornalista e collaboratrice di New Ways Ministry, dove si occupa di raccontare le esperienze delle persone LGBT+ nelle Chiese cristiane, con particolare attenzione al contesto cattolico e italiano.
Testo originale: Catholics Proudly March in Rome Pride Parade.

