I cristiani hanno ancora molto da imparare da Martin Luther King

Riflessioni di padre Bryan N. Massingale* pubblicate sulla rivista U.S. Catholic (Stati Uniti) il 8 giugno 2023, vol. 88, n.6, pages 40-41. Liberamente tradotto dai volontari del Progetto Gionata.
Sessant’anni fa un giovane pastore battista veniva imprigionato per aver guidato una lotta per i diritti civili e per il pieno riconoscimento dell’umanità delle persone afroamericane. Mentre era rinchiuso nella prigione di Birmingham, in Alabama (Stati Uniti), Martin Luther King Jr. venne a sapere che un gruppo di pastori bianchi aveva pubblicato un comunicato in cui denunciava la sua azione pastorale definendola “estremista”, “imprudente” e “fuori tempo”.
In risposta, lavorando su piccoli fogli di carta che un secondino amico gli faceva avere di nascosto, King iniziò a scrivere una replica. Quella risposta sarebbe poi diventata uno dei documenti più importanti della storia americana: la Letter from Birmingham City Jail (Lettera dal carcere di Birmingham).
Oggi il testo di King è diventato una lettura quasi obbligatoria in molte scuole superiori e università. Viene studiato spesso nei corsi di storia o di scienze politiche. In quelle pagine King offre una spiegazione diventata classica della differenza tra leggi giuste e leggi ingiuste: le leggi sono davvero giuste solo quando si conformano a una legge superiore e rispettano la dignità e il bene delle persone.
Riprende così un insegnamento classico di Tommaso d’Aquino, secondo il quale soltanto le leggi giuste sono vincolanti, perché una legge ingiusta, in realtà, non è affatto una legge.
King descrive poi con grande passione le ragioni dell’impazienza degli afroamericani davanti alla lentezza con cui arrivava la giustizia. Denuncia con forza l’idea che la giustizia debba arrivare secondo i tempi stabiliti da chi vive nella sicurezza e nel privilegio. Smonta il mito secondo cui il tempo, da solo, risolverebbe i mali sociali, osservando che il progresso umano non ha nulla di automatico né di inevitabile.
In uno dei passaggi più toccanti racconta il dolore che vede negli occhi della propria figlia quando deve spiegarle perché non può entrare in un parco divertimenti riservato ai bianchi.
C’è però un aspetto della lettera che spesso passa inosservato. Quel testo non è soltanto un trattato politico. King scrive prima di tutto come uomo di fede.
Per me, le parti più potenti – anche se meno apprezzate – sono proprio quelle in cui King critica il cristianesimo bianco. In un passaggio intenso e diretto confessa la sua profonda delusione «per la chiesa bianca e per i suoi responsabili»:
«Ho viaggiato in lungo e in largo per l’Alabama, il Mississippi e tutti gli altri stati del Sud. Nelle giornate soffocanti dell’estate e nelle limpide mattine d’autunno ho guardato le loro belle chiese con le alte guglie rivolte verso il cielo… E più volte mi sono ritrovato a chiedermi: “Che tipo di persone pregano qui? Chi è il loro Dio? … Dove erano quando il governatore Wallace lanciava il suo appello alla sfida e all’odio? Dove erano le loro voci di sostegno quando uomini e donne neri, stanchi, feriti e provati, decisero di uscire dalle oscure prigioni della rassegnazione per salire sulle luminose colline della protesta creativa?”» (Martin Luther King Jr., Letter from Birmingham City Jail, 1963).
King non esplicita fino in fondo la conclusione delle sue domande. Ma il significato è evidente. Egli attribuisce il silenzio dei cristiani bianchi – che si nascondono «dietro la sicurezza anestetizzante delle finestre di vetro colorato» – a una forma di idolatria: il culto di un falso dio.
Purtroppo, gran parte delle parole di quella lettera rimane attuale ancora oggi. Il nazionalismo cristiano bianco continua a essere una piaga nella vita sociale degli Stati Uniti. Secondo un recente sondaggio di American Values, molti cristiani bianchi sono convinti che Dio abbia voluto che l’America fosse una terra in cui il loro benessere e le loro convinzioni godano di un posto privilegiato. Alcuni arrivano perfino a pensare che Dio abbia destinato l’America ai bianchi in un modo che non dovrebbe appartenere ad “altri”.
Molti cristiani mostrano una grande attenzione – a volte quasi un’ossessione – per quelli che considerano peccati personali, soprattutto di natura sessuale. Ma spesso rimangono sordi e indifferenti davanti alla realtà e alla sofferenza provocata dal razzismo.
In alcuni stati e distretti scolastici, oggi ci si chiede perfino se la lettera di King possa ancora essere insegnata, dal momento che nuove leggi vietano discussioni sulla razza che possano mettere a disagio gli studenti… cioè, in pratica, gli studenti bianchi.
La verità è difficile da evitare: proprio come aveva dichiarato King, molti cristiani bianchi e molte chiese bianche continuano a funzionare come «difensori accaniti» di uno status quo ingiusto.
King ci pone davanti a domande scomode e penetranti. Chi è il nostro Dio? Crediamo davvero nel Dio di Gesù Cristo, presente nei poveri, nelle persone vulnerabili, negli esclusi e negli scartati? È questo il Dio – questo Gesù – che viene annunciato nella maggior parte delle chiese cattoliche?
Proclamiamo davvero un Dio che vuole che ogni persona, indipendentemente dalla razza o da qualsiasi altra caratteristica umana, sia valorizzata, rispettata e protetta?
Mentre ricordiamo il sessantesimo anniversario di questa lettera e anche quello del celebre discorso I Have a Dream (Io ho un sogno), credo che i cattolici possano onorare davvero la memoria di King tornando a meditare una delle affermazioni più forti della dottrina sociale della chiesa cattolica:
«L’azione per la giustizia… è una dimensione costitutiva dell’annuncio del Vangelo».
Parole che ci ricordano che impegnarsi per una società giusta e inclusiva non è un’aggiunta opzionale alla fede cristiana. È una sua esigenza essenziale.
* Bryan N. Massingale è un teologo cattolico statunitense, sacerdote dell’arcidiocesi di Milwaukee (Stati Uniti) e professore di teologia morale alla Fordham University. È uno dei principali studiosi cattolici sul tema del razzismo e dell’etica sociale cristiana, alcune sue riflessioni tradotte e raccolte qui.
Testo originale: White Christians still have a lot to learn from MLK

