“I panni stesi nella fede quotidiana”: il profumo di Dio nelle pieghe della vita
Riflessioni di Paolo Spina*
C’è una bellezza semplice e disarmante nel documentario di Alberto Valletta, I panni stesi nella fede quotidiana. Un titolo domestico, umile, eppure ricco di suggestioni: una fede che si intreccia alla vita, che si appende al sole e al vento, che non teme la fragilità del quotidiano.
Non la maestosità delle grandi adunate, non un rigorismo tanto granitico quanto gelido, ma una fede che si vive tra le lenzuola e le strade, tra i silenzi e le relazioni, tra la carne e lo Spirito.
Una fede che, più di risposte ben impacchettate, sa pormi le domande che contano – Ermes Ronchi le chiamerebbe: Le nude domande del Vangelo – alla luce della vita stessa di Gesù: quante volte ho incontrato Dio nel tempio? E quante, invece, sulla strada?
Le voci che si intrecciano nel documentario – l’abate Bernardo Gianni, suor Fabrizia Giacobbe, Innocenzo e Carlo de La Tenda di Gionata, don Andrea Bigalli, le Piccole Sorelle di Gesù Clémence, Chiara-Benedetta e Rita-Irene, Luca Trapanese e don Pio Cristiani – compongono un mosaico di umanità e di fede incarnata.
Sono donne e uomini che, in modi diversi, agiscono concretamente per aprire spazi di accoglienza e riconoscimento dei cristiani LGBT+ e di tutte le persone poste ai margini. Le loro parole, mai ideologiche, profumano di Vangelo: un Vangelo che non esclude, non misura, non classifica, ma abbraccia.
In un’intervista pubblicata su Vino Nuovo, Valletta precisa di aver voluto mostrare una fede “intessuta di umanità”, capace di rivelarsi nei gesti piccoli e concreti dell’amore.
È questo forse il cuore del documentario: non un dibattito teologico, ma uno sguardo contemplativo su una Chiesa che riscopre la sua anima di madre e sorella, che accompagna senza paura e che sa chinarsi sulle ferite del mondo.
Offrire e gustare la visione de I panni stesi nella fede quotidiana può diventare un’esperienza di arricchimento per ogni comunità cristiana.
Non è solo un film da vedere, ma un invito a lasciarsi interrogare: cosa significa oggi seguire il Vangelo di Gesù? Dove, come possiamo imparare l’accoglienza, la compassione, la libertà interiore?
Condividere questo documentario potrebbe essere, per tante parrocchie e gruppi, una tappa preziosa del cammino pastorale, in un’ottica sinodale: un’occasione per ascoltare voci diverse e riconoscere che la fede si gioca, ogni giorno, nell’amore concreto e nel rispetto di ogni volto.
Ricordo una scena della mia vita che mi è tornata alla mente proprio durante la visione de I panni stesi della fede quotidiana. Da giovane studente di medicina, una delle prime persone che incontrai durante i tirocini in ospedale fu una signora da poco rimasta vedova. Mi disse che, la sera, cercava ancora il profumo del marito sul cuscino e sui suoi abiti.
Quelle parole mi sono rimaste nel cuore, e mi commuovono ancora oggi. Quando la fede ci fa davvero cercare il volto di Dio rivelato in Gesù, diventiamo come quella donna: innamorati che cercano il profumo dell’Amato, capaci di scorgere i segni della sua presenza anche nelle pieghe più intime, fragili – e per questo autentiche – della nostra vita.
* Paolo Spina è un medico, appassionato di Sacra Scrittura e teologia femminista e queer. Laureato in Scienze religiose, collabora con il Progetto Cristiani LGBT+ e con La tenda di Gionata scrivendo su temi di attualità e cristianesimo. Le sue riflessioni le trovi raccolte qui.

